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67. Una valutazione su Georges Simenon

di Phillip Kay. Tradotto da Gianna Attardo dall’inglese

Sembra che esistano almeno tre modi di valutare l’opera di Georges Simenon. Mi piacciono molti suoi libri e mi sento confuso nel passare da una prospettiva ad un’altra, da cui queste note scritte in parte per aiutare a chiarire le cose, almeno nella mia mente.

La bibliografia presente nel libro di Eskin, cui mi riferisco qui di seguito, è anche una sintesi del caso Simenon, del problema Simenon. Vengono elencati 204 libri come pseudonimo, 1924-1937; 207 scritti sotto il nome di Simenon, 1931-1972, di cui 78 con Maigret; 23 opere “autobiografiche”, 1975-1981. Qual è il valore dei 130 romanzi e dei circa 80 racconti polizieschi?

Secondo una prospettiva, Simenon è uno dei più grandi scrittori della letteratura francese la cui esplorazione della natura umana è profonda e illuminante, intensamente commovente e scritta con una maestria di stile quasi inedita che crea con pochi abili tratti atmosfera e carattere. Questo è un giudizio espresso solitamente da scrittori e critici francesi e si riferisce agli oltre 100 romanzi di Simenon non ai suoi racconti polizieschi sul capo ispettore Maigret né ai successivi lavori autobiografici, per non parlare delle oltre 200 opere pseudonime. Jean Cocteau e André Gide sono stati tra le figure prominenti della letteratura francese che hanno proclamato la grandezza di Simenon e Thornton Wilder, Henry Miller, William Faulkner, Somerset Maugham e TS Eliot lo sono stati tra gli scrittori inglesi e americani. Registi cinematografici come Federico Fellini e Jean Renoir gli hanno tributato elogi stravaganti, anche se erano amici stretti e potrebbero non essere stati del tutto critici. Hanno fatto paragoni con Chekhov e Balzac. L’opinione critica francese rimane alta, anche se ci sono segni di un declino della fama letteraria di Simenon in quella inglese.

Un altro modo di considerare Simenon è quello di classificarlo tra i grandi scrittori del racconto poliziesco. Per la creazione di uno dei detective più famosi, Jules Maigret, attivo in oltre 75 casi per un periodo di 40 anni, Simenon è eguagliato solo da Arthur Conan Doyle e Sherlock Holmes, e da Agatha Christie e Miss Marple e Hercule Poirot. Vi è chi preferisce il Maigret cinematografico o televisivo, area in cui risultano oltre 50 film e otto serie tra cui scegliere. Le storie di Maigret sono state prevalentemente tradotte in inglese e molti lettori inglesi non conoscono le sue altre opere. La valutazione critica dei libri di Maigret, come quella della narrativa poliziesca in genere, è di solito inesistente, almeno nel mondo inglese. Mi vengono in mente solo due o tre libri sul tema generale. La maggior parte dei revisori elogia l’atmosfera dei libri di Simenon: il tempo, la descrizione di strade e edifici, il cibo e la bevande. Pochi notano che Simenon sembra dire che l’ambiente di una persona ha molto a che fare con le sue azioni. Non si presta molta attenzione al fatto che le storie di Maigret sono diverse da quelle della maggior parte della narrativa poliziesca. In primo luogo esiste poca indagine. Maigret, un funzionario di polizia di grado elevato, si comporta quasi sempre come un investigatore privato americano, segue i sospetti, assorbe personalità e atmosfera, comprende il crimine e poi spinge a una confessione. Molti libri di Maigret sono fuori stampa nella traduzione inglese e sembra che lui sia in gran parte un personaggio visto soprattutto nelle riprese della serie televisiva.

Tuttavia, un terzo modo di valutare Simenon come scrittore è prendere in considerazione tutte le sue opere, quasi 500, storie d’amore, pornografia, crimine, avventura, mistero. Ha scritto ciò che si vendeva. Secondo una opinione diffusa, Simenon era un abile uomo d’affari che valutava un mercato per il quale poi produceva in serie. Ottenne vendite elevate in ogni mercato in cui tentò. Era fenomenalmente prolifico nel produrre ‘copia’ (ha iniziato come giornalista) e di solito scriveva un romanzo nel giro di una settimana. Una volta ha dichiarato che ogni giorno della sua vita si era imbattuto in una mezza dozzina di trame per libri attraverso le storie che gli venivano raccontate.

Secondo un racconto apocrifo, Simenon ebbe così tanto successo nel trasformare le sue grandi vendite in contratti favorevoli che arrivò a invertire il contratto standard per i diritti d’autore, offrendo invece il 10% delle vendite all’editore preferito e riservandosi tutti i diritti, oltre al restante 90% delle vendite. I guadagni erano così alti da costituire un’offerta vitale per gli editori (vale la pena ripetere la storia per incoraggiare gli scrittori che una volta ogni tre mesi

ricevono un piccolo assegno per i diritti d’autore). Negli anni ’70 Simenon è stato l’autore più venduto al mondo ed è ancora classificato come uno degli scrittori più prolifici al mondo. Sin dai suoi inizi, nel 1931, da scrittore chiamato Simenon, ha fatto fortuna nell’industria cinematografica. Più di un quarto dei suoi libri sono stati filmati.

Simenon è difficile da afferrare perché queste tre valutazioni sono incompatibili tra loro. Non puoi essere un artista letterario e un produttore di massa di narrativa di scarsa qualità (per non parlare di chi è diventato miliardario facendolo) e un decano della narrativa poliziesca (il che viene sempre valutato in modo acritico, dai “fan”).

Un’alternativa che mi si presenta è che Simenon potrebbe essere valutato in un quarto modo, non conforme a nessuna categoria di scrittori solitamente presa in considerazione dai critici. Simenon si è ritenuto “semi-letterario”. Ha scartato le sue produzioni di romanzi di scarsa qualità come il suo modo di imparare a scrivere (e di fare una fortuna, anche se non menziona quell’aspetto). Sono d’accordo. A nessuno sarebbe venuto in mente il desiderio di mettersi in cerca di una qualsiasi di queste opere di Simenon, sotto più di 17 pseudonimi, nemmeno per un leggero svago. Ma il suo altro lavoro è idiosincratico, non facilmente categorizzato. I seguaci del genere crimine e del poliziesco accettano generalmente di dividerlo tra il classico mistero del puzzle esemplificato dalle storie di Agatha Christie e i libri sul freddo crimine urbano di scrittori come Raymond Chandler e Ross Macdonald. Senza neppure parlare del valore letterario delle opere di questi ultimi due scrittori, è chiaro che le storie di Maigret non appartengono a nessuna delle due categorie. La deduzione è scarsa o nulla, raramente esiste un mistero e poca o nessuna violenza. Mentre nel romanzo letterario classico il protagonista è osservato attraverso l’interazione sociale non esiste nulla di ciò in Simenon che scrive di solitari la cui unica interazione sociale è quella di aggredire violentemente i loro immaginati oppressori. Simenon non trova una collocazione da nessuna parte.

La chiave degli scritti di Simenon è che cerca di capire. Questo è anche il tema dei libri di Maigret. Il soggetto di Simenon è l’osservazione della natura umana sotto stress, in condizioni estreme, quando i comportamenti aberranti risultano più evidenti. È uno psicologo. A differenza della maggior parte degli psicologi scrive storie di casi che immagina. Compone questi ‘casi’ rivivendo il trauma della sua creazione fittizia e scrive ciò che sperimenta. In realtà Simenon tocca il tema della natura compulsiva dello scrittore e del creatore in generale. Psicologicamente il creatore ha una lacuna, qualcosa manca. La domanda che si fa è “perché?” e il lavoro della creazione riempie tale lacuna, anche se solo temporaneamente. (Penso che sarebbe illuminante confrontare i comportamenti – non la scrittura – di Simenon e Charles Dickens. Dickens era un ossessivo e astuto uomo d’affari che ha fatto fortuna con le sue opere: era anche uno scrittore che ha prodotto in eccesso e se viene considerato come un grande romanziere inglese oggi è solo a causa di quattro o cinque dei suoi molti romanzi). Simenon è un empatico, ma non cerca di riparare alcun problema, nonostante le affermazioni contrarie. Semplicemente esplora, rivive una crisi psicologica, poi si sposta all’argomento successivo quasi con un’ansia di scoprire di più. Eppure non è uno scrittore disturbato come ad esempio potrebbe essere considerata “disturbata” (e inquietante) Patricia Highsmith. Simenon era integrato socialmente, amò (per un certo tempo) mogli, amanti e figli, aveva molti amici e aveva un ruolo attivo nella società in cui scelse di funzionare. Era comunque uno spostato, come era Joseph Conrad, e aveva la necessità di spiegare. Non rientrava in una categoria letteraria, nonostante l’entusiasmo dei suoi sostenitori. I suoi libri hanno un potente effetto su tutti coloro che ritengono di non appartenere, gli ‘estranei’.

Quindi penso che, per il momento, esiste una categoria ‘Simenon’ dove possiamo archiviarlo. Cosa dicono gli scrittori di Simenon?

Simenon di Stanley G Eskin (McFarland 1987) arriva ad una conclusione ambivalente sull’opera di Simenon. Eskin afferma che era allo stesso tempo un artista e un non artista, che ha prodotto un numero stupefacente di efficaci prime bozze ma che non ha mai revisionate in versione definitiva preferendo iniziare un altro lavoro. Simenon era motivato da una curiosità ossessiva sul comportamento umano, si metteva al posto di un personaggio centrale e ricostruíva con notevole forza la disintegrazione del personaggio, scrivendo mentre lo faceva. Eskin dedica un intero capitolo a Maigret di cui è un fanatico. Anche se non esprime alcun giudizio, lo fa comunque ritenendo che Simenon, sebbene abbastanza adeguato come scrittore di racconti polizieschi, non rispondeva ai requisiti di un artista letterario in quanto non abbastanza artigiano, opinione questa della maggior parte dei critici inglesi.

Ne L’uomo che non era Maigret (Bloomsbury, 1992) l’autore Patrick Marnham fa riferimento al problema di Simenon, quello di essere allo stesso tempo un autore di successo e uno dalla reputazione altamente critica, ma sembra considerarlo un problema per i critici, forse quelli troppo prudentemente rinchiusi in categorie tradizionali. Come si adatta a una biografia, Marnham vede Simenon in termini umani, non critici, e così traccia l’incredibile storia del successo di Simenon, altamente apprezzata dai critici e di uno ricco e famoso. Marnham mette in evidenza quelle che potrebbero essere le fonti della creatività di Simenon, come l’essere rifiutato dalla  madre (questa è la teoria di Simenon) e sottolinea le tragedie nascoste della sua vita, come il fallimento del secondo matrimonio, il suicidio della sua amata figlia (una vittima di quel fallimento), il crescente isolamento, la mancanza di comprensione del proprio talento e la sua eventuale perdita. Come Eskin, Marnham non tenta minimamente di scegliere i titoli con valore artistico o letterario tra i 200 che Simenon ha scritto.

Fenton Bresler ne Il mistero di Georges Simenon (Heinemann 1983) è interessato a Simenon come fenomeno, considerando le sue tante pretese alla fama quale il suo commento che aveva fatto l’amore con 10.000 donne in vita sua, ma riesce anche a esprimere commenti arguti su molti dei suoi libri. Bresler ha il dono del romanziere di delineare caratteri e ambienti in modo vivo e ha un sacco di storie. Ha l’intrigante idea che l’esplorazione della Francia e specialmente di Parigi da parte di Simenon e l’esplorazione conseguente dei Francesi che ha conosciuto fu l’accettazione della sua famiglia e della sua origine. Simenon voleva sapere chi era, e voleva essere un “uomo come ogni altro”. Ma in primo luogo doveva capire l’altro. Bresler osserva il metodo straordinario di composizione dei romanzi e guarda brevemente al perché Simenon smise di scrivere (al momento della morte di sua madre). Dà un’occhiata troppo rapida alle variazioni di risultato della produzione di Simenon e al perché la dimensione di tale produzione ha interrotto la valutazione critica dei libri di Simenon.

Alcune di queste diverse prospettive sono inevitabili, poiché gli autori hanno scopi diversi nello scrivere su uno scrittore: una biografia non è ovviamente lo stesso di uno studio critico. E vi è un necessario cambiamento di messa a fuoco poiché uno scrittore contemporaneo, ovvero uno che fornisce copia di notizie, gradualmente diventa una figura valutata entro i loro tempi storici.

Ma, dalla più lunga prospettiva da cui è possibile guardare, forse si può dire che Simenon non fu affatto un romanziere. Invece, fu uno scrittore centrale, ossia che ha significato un cambiamento nelle direzioni letterarie. Il romanzo come forma d’arte era originariamente il racconto avventuroso fin quando è arrivato Cervantes e lo ha ridicolizzato creando nel Don Chisciotte un personaggio di tale profondità e umanità che il racconto picaresco è diventato il romanzo. Alla forma è stata data di nuovo un’altra direzione quando Jane Austen ha preso questo racconto basato sul personaggio e ne ha esaminato i personaggi centrali all’interno di uno studio sottile dei contesti sociali. Molte forme di narrazione precedenti sono state nuovamente incorporate nel romanzo quando James Joyce ha introdotto in modo innovativo simbolismo, pastiche, giochi di parole ed elementi non narrativi come il monologo interiore. E uno degli ‘spostamenti’ che il romanzo ha effettuato negli ultimi tempi è stato quello di incorporare la narrativa popolare, come il giallo, nella struttura del romanzo, un processo in cui Simenon è stato un importante innovatore.

Due fattori importanti della cultura moderna sono stati l’invenzione, o almeno il riconoscimento, della ‘cultura popolare’, delle attività non culturali di tutti noi quali la lettura di gialli e fumetti e la popolarità del cinema. Entrambi hanno avuto un’enorme influenza sul romanzo letterario. Penso che il successo di Simenon sia stato quello di una figura pioniera che ha introdotto questi elementi nella narrativa letteraria. Lo ha fatto in due modi, innanzitutto catturando un mercato popolare poi ‘diventando letterario’ e, in secondo luogo, scrivendo libri che erano molto simili a copioni cinematografici. Simenon ha limitato il suo vocabolario a 2.000 parole, ha scritto nel modo più generale possibile, cioè ‘albero’, non ‘quercia’ o ‘jacaranda’. L’effetto era quello di consentire al lettore di creare un’immagine di ogni scena che era “reale” per se stesso mentre leggeva. Lottando per uno stile accessibile, Simenon ha creato immagini evocate in modo vivace di figure che attraversano una psicosi fondamentale. Focalizzando l’attenzione sull’outsider, il personaggio introspettivo che soffre sia l’alienazione che la rottura di eccessivi esami e analisi  di sé, Simenon ha composto il romanzo reale e non l’anacronismo del diciannovesimo secolo che era diventato attraverso gli sforzi degli accademici che offrono corsi di letteratura moderna. Come il cosiddetto “realismo magico” degli scrittori sudamericani, Simenon è contemporaneo.

Forse l’aspetto più straordinario di Simenon era il suo modo di scrivere. Non inizialmente, quando ha prodotto narrativa di scarso livello, né quando ha iniziato a scrivere i romanzi di Maigret, ma quando a un certo punto negli anni ’30 ha deciso di scrivere romanzi letterari: il modo in cui lo ha fatto è stato istintivo. Non capiva mai il motivo per cui lavorava in quel modo. Un personaggio entrava nella sua mente, talvolta qualcuno di cui “conosceva” un singolo fatto. Si sentiva disturbato, teso, e sapeva che stava per scrivere.

Definiva il personaggio il meglio possibile, nome preso dalla rubrica telefonica, breve biografia annotata su una busta. Lentamente gli si chiariva il processo centrale che il personaggio doveva attraversare. Simenon poi si rinchiudeva insieme a tutto il materiale per scrivere e a quello di riferimento di cui avrebbe potuto necessitare. Attraversava il processo del suo personaggio. Sentiva l’odio per la moglie di molti anni che era arrivato a odiare e per esempio ne tramava la morte (Il gatto, 1967). Era un’esperienza stupefacente per Simenon e tutti i suoi compagni hanno raccontato l’effetto che aveva su lui e loro. Quando era finito, Simenon era esausto e aveva un libro. L’esperienza era così spiacevole che era difficile per lui fare una revisione, malgrado la facesse. Ci voleva circa una settimana, a volte due. Questo è un modo piuttosto insolito di scrivere un libro, quindi quanto seriamente Simenon può essere considerato come artista letterario dipende da quanto valido si ritiene questo processo.

Il fatto è che ha funzionato, per un sacco di tempo. Simenon trasmette il processo del personaggio centrale in modo indimenticabile e i libri sono spesso molto emozionanti.

Quindi Simenon non era in realtà un artista letterario nel senso convenzionale e ha introdotto nel romanzo materiale non letterario concentrandosi sulla crisi psicologica, sul crimine, su personaggi isolati, sugli outsiders, trasmettendo i suoi effetti con tecniche cinematografiche. E ha fatto tutto questo istintivamente, senza sapere in realtà cosa stava facendo. Ha prodotto letteratura?

Le etichette non aiutano a definire uno scrittore. Simenon era un consumato uomo d’affari che è diventato multimilionario sfruttando la sua abilità di scrittore. Ha creato uno dei più famosi detective di quel genere di scrittura. Ha scritto spinto da un impulso che si avvicinava alla psicosi. Eppure non era davvero una mezza calzetta, uno scrittore di gialli o un essere umano gravemente disturbato. Criticarlo per ciò che non ha fatto come artista non spiegherebbe neanche il suo risultato, né è un esame della pura quantità di ciò che ha scritto.

Non importa come viene valutato, gran parte di ciò che ha scritto può essere rigettato, come lo è per Shakespeare e Omero. Gli errori non hanno bisogno di spiegazione. La cosa straordinaria di Simenon sono i suoi successi, una dozzina circa di storie che trasformano il lettore.

Il pericolo è che non molti leggeranno i 230 romanzi che ha scritto per trovare i circa 12 superbi. I 75 gialli saranno tutti letti dai devoti del genere in modo acritico, buono e cattivo,. Ma non i 150 romani “duri” che si occupano di come funziona la mente sotto la pressione autoimposta. Sembra che, piuttosto che leggerlo, la gente voglia lasciar questo fuori da se stessa. Simenon aveva una capacità viscerale di ricreare l’interno della testa di una persona. Non era affatto un processo intellettuale e quindi non può essere paragonato ad una tecnica come il flusso di coscienza. È molto più paragonabile alla tecnica di recitazione. Tuttavia si definisce il suo successo che, senza alcun dubbio, è stato sostanziale. E senza dubbio guardare al suo lavoro come a un tutto oscurerà la natura del lavoro di Simenon.

©2017 Translation copyright Gianna Attardo.

66. Margery Allingham: una recensione

di Phillip Kay. Tradotto da Gianna Attardo dall’inglese

Margery Allingham avrebbe potuto raggiungere qualcosa di unico con la sua opera, un romanzo contemporaneo basato sulla struttura del romanzo poliziesco? Credo di sì. Di recente ho letto la biografia di Margery Allingham scritta da Julia Jones e mi ha colpito il suo acume nel sondare i paesaggi psicologici del suo soggetto. Il libro è The Adventures of Margery Allingham (2a edizione di Golden Duck , Essex 2009; 1a edizione  Margery Allingham: a Biography, l’autrice era a quel tempo conosciuta come Julia Thorogood, Heinemann London 1991). La vita interiore della Allingham, come la racconta Julia Jones, fu davvero avventurosa, nonostante dall’esterno lei sedesse la maggior parte del tempo alla sua scrivania a scrivere gialli.

Il teatro attrasse la Allingham che era considerata una buona attrice dai suoi insegnanti, ma negli ultimi anni dell’adolescenza uno squilibrio tiroideo colpì la sua salute. Il suo peso aumentò costantemente: una sottile e sorprendente adolescente di16 anni divenne una preponderante diciottenne e decisamente grassa quando raggiunse i 21 anni. Le venne detto: “Non ci sono attrici grasse”.

Né i medici né la Allingham prestarono molta attenzione a questa condizione fin quando lei non si trovò a sviluppare problemi psicologici associati. Sempre una personalità carismatica e ispiratrice, divenne bipolare. Per le leggi sessiste del periodo fu messa in un ospedale psichiatrico e sottoposta a un trattamento shock. La conseguenza principale di questa esperienza fu che rimase traumatizzata dai problemi sanitari al punto che verso la fine della vita ignorò fatalmente un nodulo in uno dei suoi seni e il cancro invase in modo incurabile tutto il corpo.

Julia Jones delinea un quadro vivace della Allingham che, nonostante problemi di salute e denaro, fu un’ospite generosa e il centro di attenzione per un vasto gruppo di persone che includeva suo marito. Lei accettò l’infedeltà di lui e i due svilupparono una co-dipendenza che durò fino alla loro morte.

Margery Allingham soffrì anche a causa delle ingiuste leggi fiscali del tempo che imponevano, in modo assolutamente irrealistico, il pagamento anticipato dell’imposta sul reddito sulla base di quello degli anni precedenti. Quanto più lei lavorava per pagare i debiti e sostenere le spese delle persone a carico tanto maggiore era la fattura fiscale, fino al 90% del suo reddito. Anche se era una scrittrice estremamente popolare, questa situazione non aiutò i suoi tentativi creativi di scrivere la narrativa che voleva.

La biografia mi ha fatto notare la grande varietà di generi in cui la Allingham si cimentò, cosa di cui ero a mala pena consapevole prima di leggerne i libri. In qualche modo l’etichetta “Regina del crimine” o il paragone con gli scrittori dell’età dell’oro come Agatha Christie o Ngaio Marsh sembrarono le semplici generalizzazioni che in realtà erano. È questa varietà che voglio esplorare in questo articolo.

Thriller

E’ il termine usato per indicare storie di avventure e gialli, non di grande sottigliezza, praticato da autori come Edgar Wallace o Leslie Charteris, Il ritmo era più importante della probabilità, la caccia più rilevante delle deduzioni.

Il padre della Allingham, Herbert, si guadagnava da vivere scrivendo storie di avventure di giovani per il pubblico britannico interessato all’elemento spettacolare e talvolta il suo reddito non era sufficiente a sostenere la famiglia. Margery e sua madre Emily furono quindi arruolate nella fabbrica della scrittura di racconti e Margery, che aveva scritto storie da quando era bambina, da adolescente produsse tra i migliori Sexton Blake. All’età di quindici anni imparò il mestiere e la conoscenza del mercato per la sua opera.

Il suo nome è legato a libri di questo tipo incluso il suo primo giallo, Il mistero di White Cottage (1928), non altrettanto buono come il primo di Agatha La lunga notte di Black Dudley (1929), in cui apparve Albert Campion, un criminale marginale e L’isola (1930) dove Campion è caratterizzato come un detective, sebbene visto anche come uno zimbello, accompagnato da un personaggio chiamato Magersfontein Lugg che in seguito avrebbe svolto un ruolo importante nei libri della Allingham.

Il segreto della torre del 1931 (Il mistero del calice di Gryth negli Stati Uniti) combina l’indagine (da parte di Campion) con l’occulto, un altro degli interessi della Allingham.

In America il libro vendette un numero di copie dieci volte maggiore di quello che fu raggiunto in Inghilterra dove le vendite non avevano mai superato le 1.000 copie di ogni titolo. Dolce pericolo (1933) fu un tentativo di eguagliare in denaro la popolarità americana della Allingham (chiamato Regno di morte o Segno di paura negli Stati Uniti) e vi riuscì. Introdusse il personaggio della fidanzata di Campion, Amanda. Analoghi sono i thriller “Altro pericolo dell’uomo” (1933); La festa di Rogue (1935) e L’ombra in casa (1936) tutti per il lucrativo mercato americano dei periodici, pubblicati in forma di libro con lo pseudonimo Maxwell March. L’amnesia del signor Campion (1941), anche questo per il mercato americano, un thriller di guerra in cui Campion protegge un cattivo traditore, e Il ritorno di Campion (1945) o Perle ai porci ambientato nella stessa epoca, entrambi legati al periodo.

The Beckoning Lady (1955) fu interrotto dalla Allingham per soddisfare la  richiesta dei fan di un tradizionale ‘chi è stato’. A quanto pare contiene anche molti riferimenti autobiografici.

Tutte queste opere mostrano l’interesse dell’autrice per il carattere e il paesaggio nonché i doni satirici presenti in tutta la sua scrittura; sono tutti thriller ben costruiti, interessanti.

Storie romantiche

L’opera della Allingham fu popolare in America e diretta anche al mercato femminile dei periodici: la prima fu una serie pubblicata come Oscuri presagi (1940), seguirono quattro novelle o romanzi brevi, pubblicati in due collezioni, Due per non dormire (1950 ), che comprendevano una delle sue migliori storie, Last Act e No Love Lost (1954). Queste combinavano relazioni amorose con una trama di suspense come Rebecca di Daphne du Maurier. Buoni, come storie di romanticismo commerciale.

L’occulto

Margery Allingham ebbe credenze spirituali che si collocavano tra la convenzionale Chiesa Anglicana e lo spiritualismo. Il suo primo libro, nello stile de L’isola del tesoro è stato Blackerchief Dick (1923), ritenuto il risultato di una seduta spiritica scritta quando aveva 18 anni e In seguito da lei ripudiato.

Una parte dei suoi brevi racconti è disponibile in due collezioni, Casi da manuale (1969) e Il minibus della Allingham (1972). I migliori hanno un tema soprannaturale come “She Sheard it On The Radio” e suggeriscono che avrebbe potuto eccellere alla maniera di Edgar Allen Poe se i suoi gialli non fossero risultati così popolari.

Il lettore delle menti (1965) è stato l’ultimo romanzo completato. Non lo ritengo di successo.

Narrativa storica

Dance of the years (1943) o The Galantrys, è ambientato nell’Inghilterra vittoriana e la storia è basata sulla famiglia della Allingham. A quanto pare ci sono segni che il libro non sia stato completato, ma semplicemente “finito” e messo da parte per una scrittura più commerciale.

Autobiografia

Green Corn (1923), inedito, si basa sull’esperienza che la Allingham fece nella scuola di recitazione e sulle persone che vi conobbe. Vi lavorò per un certo tempo, ma non ne fu mai soddisfatta. Inoltre anche questa è stata messa da parte per un’opera più commerciale.

Dramma

La Allingham lasciò l’università per fare l’attrice. Recitò e scrisse per il teatro fin  quando ebbe bisogno di guadagnare denaro per la sua famiglia e si rivolse alla narrativa poliziesca. Dido and Aeneas (1921) è una recita universitaria che scrisse e interpretò. Altre comprendono The Darings of the Red Rose (1995) e Room to Let (1999).

Romanzi

Il romanzo tradizionale si affida alla struttura dell’avventura amorosa o storia d’amore ma raggiunge il realismo attraverso dettagli del paesaggio e profondità di caratterizzazione. Una tradizione separata è quella degli estranei, considerati “moderni” ma che tornano a Cervantes e comprendono molta narrativa poliziesca come l’opera di Poe e Conan Doyle così come quella di Joyce e Camus.

I romanzi diella Allingham menzionati qui di seguito usano la struttura del romanzo giallo (piuttosto che quella della storia d’amore) per esplorare l’ambiente e il carattere e alla maniera di Dickens. Come Dickens, la Allingham crea personaggi “piatti”, ma estremamente colorati, in luoghi descritti in modo brillante. Questi sono anche buoni racconti gialli e ben scritti.

La polizia in casa (1931) ritrae la famiglia Faraday guidata dall’imponente matriarca Caroline. La critica devastante della vita dell’aristocrazia si combina con la deduzione Holmesiana di Campion.

La morte di un fantasma (1934) esplora il mondo dell’arte, che la Allingham conosceva bene, nelle persone di un famoso pittore John Lafcadio e di un eccentrico commerciante d’arte Max Fustian. Sia satirico che ingegnoso.

Fiori per il giudice (1936) tratta della casa editrice conservatrice dei Barnaba, così esattamente descritta che è difficile credere che non siano veramente editori. Campion studia le profondità di carattere rivelate dagli stress di un erroneo procedimento poliziesco.

Danza sull’abisso (1937) racconta la storia di Jimmy Sutane, una stella della commedia musicale. Jimmy lavora sodo, ma qualcuno gli sta facendo le scarpe e le cose iniziano ad andar male. Campion si innamora della moglie di lui, e il mistero dell’assassinio passa in secondo piano per uno studio delle personalità e degli attriti del gruppo di Jimmy.

La parte del destino (1938) esiste in una versione originale e in una successiva molto più breve. E’ ambientato nell’industria della moda e riguarda due donne che si sforzano entrambe sia di far carriera che di rivaleggiare per lo stesso uomo. Un romanzo sui comportamenti contemporanei e un romanzo poliziesco.

L’ora del becchino (1948) esplora una parte dickensiana della vecchia Londra e dei suoi padroni, la famiglia Palinode (la parola significa un cambiamento di opinione e la Allingham ha qui opinioni revisioniste sulla “cultura”). I Palinode hanno una buona opinione di se stessi nonostante la loro attuale povertà e vengono derisi con garbo. Il becchino cattura l’attenzione.

Un’ombra nella nebbia (1952) non è la storia di un crimine: tenta di mostrare un conflitto tra il bene e il male e l’indifferenza di fronte all’enorme perdita di vita che è stato uno dei risultati della seconda guerra mondiale e può essere combattuta da valori morali positivi. Il serial killer Jack Havoc non è una figura orribile ma un prodotto dell’eredità e dell’ambiente. A una seconda lettura il libro offre molti spunti, alla prima è molto, molto carico di suspense.

Hide My Eyes (1958) o Tether’s End è un altro ritratto di un killer, il più realistico della Allingham. È anche un riflesso sull’amore fuorviato, sul modo in cui il desiderio di amare può fare un mostro del suo destinatario inadatto. Allontanandosi dal suo lavoro precedente la Allingham esplora il territorio di Patricia Highsmith, ma in modo molto più sano. Il libro è un potente studio psicologico.

The China Governess (1963) presenta un’altra impressione suggestiva  della vecchia Londra. Si tratta di romanzo giallo che tratta parallelamente di una governante vittoriana assassina e di una violenza insensata che minaccia la felicità e l’identità dell’ eroe attuale della storia. Il romanzo esce dalla narrazione del crimine per prendere in considerazione i problemi sociali della povertà e le diverse concezioni della cultura. È il romanzo più complesso della Allingham, forse il migliore.

Realizzazione

La Allingham iniziò come scrittrice di thriller popolari e continuò in quella vena pubblicando sotto il suo nome. Gradualmente raggiunse la competenza per scrivere romanzi credibili ma non ottenne mai un successo in questo o altri generi tradizionali. Adottò una combinazione di racconto giallo e romanzo e scrisse i suoi libri di maggior successo in questa forma ibrida.

Ciò ha un po’ confuso i suoi critici nonché i suoi lettori. Ci presenta un investigatore, Albert Campion, ma lo tratta in modo realistico. Lo fa nascere nel 1900 e invecchiare con il passar del tempo, sposandosi e formando una famiglia e diventando anziano nei libri successivi ma non strettamente coinvolto nella concatenazione degli eventi. Viene invece sostituito da poliziotti, Stanislaus Oates, poi capo di Scotland Yard, dal Capo Superintendente Yeo e dall’Ispettore di polizia di reparto Charlie Luke.

Un terzo dell’opera della Allingham è nel genere del giallo che la rende una delle “Regina del crimine dell’età dell’oro”. Eppure i suoi romanzi basati sul mistero, qui menzionati, con materia molto diversa da quella del giallo, sono un genere distinto e separato. Funzionano sia come romanzi che come gialli e questo è il suo successo unico come scrittrice di narrativa.

Raggruppare tutto il lavoro della Allingham sotto l’etichetta ‘regina del crimine’ e pari a Sayers, Christie ecc. la presenta in modo erroneo creando confusione nel lettore. I suoi libri non sono una sequenza, Campion # 1, Campion # 2 ecc., ma il frutto di due ispirazioni creative distinte. I suoi thriller possono essere datati e avere un valore retrò. I suoi romanzi di ambiente e carattere possono essere letti e riletti e diventare ogni volta sempre più straordinari.

Ulteriori dettagli sui libri della Allingham sono in

http://www.slightlybetterbooks.com/margeryallingham.html

* I titoli riportati in lingua inglese indicano opere non tradotte in italiano

 ©2017 Translation copyright Gianna Attardo.

65. Modus operandi

di Phillip Kay. Tradotto da Gianna Attardo dall’inglese.

Come specie, l’Homo sapiens è stato incline ad aggrovigliare le sue idee e linee di condotta. Abbiamo un modus operandi: quello che ancora ci serve è un modus vivendi (coesistenza pacifica).

Abbiamo quattro aree principali di pensiero e attività:

1 Religione: relazione (o meno) con dio;

2 politica: equilibrio del potere;

3 affari: ricerca del guadagno

4 cultura: riflessioni sull’esperienza.

Modi misti

Non possiamo mantenere questi modi separati e la mescolanza è spesso violenta. La mano destra non sa mai quello che fa la sinistra. Ecco alcuni esempi.

India

In India indù e musulmani sono stati in contrasto negli ultimi 200 anni. Spesso, in un paese affollato, si scontrano manifestazioni religiose e scatenano la violenza.

Nel marzo del 2002 nel Gujarat oltre 1.000 persone sono state uccise e 3000 ferite dopo che i musulmani hanno fatto fuoco contro un treno di pellegrini indù. Nel maggio 1987 a Bhagalpur Bihar ne sono state uccise più di 1.000 e molte più ferite quando un corteo di indù ha attraversato un quartiere musulmano.

Al momento della divisione del 1947, quando folle disordinate di quasi 15 milioni di persone hanno tentato di trasferirsi nel Pakistan musulmano o nell’India indù, un milione venne massacrato e derubato nei conflitti tra le due fedi.

Qualunque sia la causa del conflitto tra le religioni, è chiaro che non è mai stato risolto. Ritengo che la causa sia la confusione tra religione e politica.

Stati Uniti d’America

Negli ironicamente chiamati Stati Uniti d’America la violenza si è scatenata per 200 anni tra persone di discendenza europea e quelle di origine africana i cui antenati erano stati rapiti e portati  ERRORE in America come schiavi ma a cui in seguito fu concessa parità dei diritti ai sensi della Costituzione degli Stati Uniti.

Il 2 dicembre 2016 Ronald Gasser sparò e uccisoe Joe McKnight a New Orleans nella Louisiana in seguito a una disputa su un incidente stradale. McKnight era disarmato. La polizia inizialmente rilasciò Gasser senza accuse sostenendo che la sparatoria era stata fatta in difesa e quindi legale. Gasser era un uomo bianco, McKnight nero.

Nel febbraio 1963, a Baltimora nel Maryland un ubriaco, William Zantzinger, colpì in un albergo una cameriera di nome Hattie Carroll. Il colpo causò un ictus e più tardi nella stessa giornata la morte della donna. Zantzinger fu accusato di omicidio, poi omicidio colposo e ricevette una condanna a sei mesi. Fu rilasciato su cauzione. Zantzinger era un uomo bianco, Carroll una donna nera. Bob Dylan ha composto su questo episodio una canzone.

Qualunque sia la causa del conflitto tra le razze, chiaramente non è mai stato risolto. Credo che sia dovuto alla confusione tra politica e ‘religione’ ispirata dal Vecchio Testamento (il VT è profondamente razzista in alcune parti).

Elaborare i dati

Il nostro cervello in realtà elabora i dati in sole quattro categorie? Guardatene altre.

Religione

Prima o poi ci rendiamo conto che moriremo. Come possiamo sapere della nostra propria morte? E’ probabilmente unica tra le specie e in certo modo innaturale. Così abbiamo concepito un dio potente che ha uno scopo per noi. Di qui viene tutto ciò che ci collega a dio: l’io, la personalità, la rivelazione, il misticismo, l’ateismo, l’agnosticismo, la fede, la morale, i premi, le punizioni, la carità, la preghiera, l’adorazione, la santità, l’ascesi, le buone opere.

Politica

La politica è tutto ciò che determina l’ordine nella società. Dobbiamo impegnarci in essa, l’alternativa è l’anarchia. Quindi abbiamo tutto ciò che ci mette in relazione l’uno con l’altro: classe, casta, amore, sesso, matrimonio, ricchezza, istruzione, iscrizioni, chiesa, partiti politici, guerra, impero, giochi, anarchia, violenza, manipolazione, propaganda.

Affari

La morte non è un pensiero confortante. Ci sforziamo di ottenere un senso di sollievo dalla nostra fine affermandoci e allargando la nostra famiglia. Queste sono attività che riteniamo aggiungano a ciò che siamo: il consumo, la ricchezza, la proprietà, la famiglia, la concorrenza, l’ufficio, la contrattazione, la corruzione, lo sfruttamento, il furto, l’assicurazione, la negoziazione, alleanze e l’inganno.

Cultura

La cultura è un modo di discostarci dalle nostre attività e valutarle. Amiamo drammatizzare ed esagerare noi stessi e le difficoltà in cui ci ficchiamo e, talvolta, l’esercizio ci insegna un po’ di saggezza. Queste attività ci offrono una prospettiva. Abbiamo profeti, artisti, libri divinamente scritti, comandamenti, teatro e altre arti, feste religiose, psicodramma, terapia, nevrosi, pettegolezzi e melodramma.

Alcuni contestano il titolo sotto il quale ho posto alcune attività. Questa è la mia osservazione. Siamo sia confusi sulla natura di ciò che facciamo e fuorviati da alcuni che mettono un’etichetta falsa su quello che loro affermano di fare.

Confusione

Una delle nostre maggiori fonti di guai è mescolare religione e politica. Non hanno nulla a che fare l’una con l’altra e non lo abbiamo mai capito. Milioni sono morti in guerre sante e crociate e altri milioni hanno sofferto sotto censura religiosa, inquisizioni, conversioni forzate e censura. Per cosa? Per dimostrare a uno sconosciuto che un ‘dio’ è migliore di un altro. La vera ragione è ampliare il potere di una nazione o di un individuo.

La grandezza di dio è dimostrata dalla vita che si conduce non dalle vite che si prendono. Non riusciamo a capirlo anche se profeti e maestri religiosi ce lo dicono da secoli.

Il suggerimento di praticare o la religione o la politica, non una miscela delle due, può sembrare creduloneria o ingenuità. Ma abbiamo davvero bisogno della  paura e del dominio dei rapporti internazionali con cui abbiamo vissuto così tanto tempo o della persecuzione idiota di altri con credenze e rituali religiosi diversi?

Origini

Nel secondo millennio aC gli Ariani si spostarono dall’Europa centrale verso sud, nel nord della Grecia, in Iran e nell’India settentrionale, dove li conosciamo come Achei, Medi e Persiani e Indiani della cultura vedica. Tutti si portarono dietro le loro religioni e praticarono il sincretismo con quelle dei popoli che conquistarono. Una volta stanziatisi trovarono, più a sud, popoli semitici che avevano un atteggiamento diverso sula religione. ( ‘Ariano’ e ‘Semita’ sono termini usati dai linguisti, non cosìddette “razze”).

L’idea che il tuo dio abbia un equivalente nella religione altrui, o la fusione stupefacente di molte religioni che fu l’Induismo, includendo contemporaneamente sia il politeismo che il monoteismo, si incontrò con l’idea che esisteva un solo dio. Una grande sfida.

I popoli del deserto vedevano le cose in bianco e nero. I loro dei, come l’ebraico YHWH, erano essenzialmente figure politiche, non religiose. YHWH era più potente degli dei dei Cananei e aiutò gli Ebrei a sconfiggerli e spazzarli via. Questa era una credenza tribale primitiva ancora presente in alcune sette islamiche. La guerra in nome di dio non è, e non è mai stata, la religione. E’ politica e dovrebbe essere trattata come tale.

I leader politici hanno sempre usato la religione come pretesto per giustificare le loro conquiste.

Canaan

Circa 200 anni dopo la morte di Moshe (Mosè) nel 1270 (data tradizionale), il profeta Samuele e Saul (1080-1012 aC), primo re degli Israeliti, convinsero il popolo che era la volontà di dio conquistare molti gruppi tribali del Medio Oriente come gli Ammoniti e i Filistei. Queste battaglie crearono una nazione, una che era intollerante delle credenze altrui. Saul fu alla fine sconfitto ma aveva già gettato le basi per il regno di Davide e Salomone, poi distrutto dai Babilonesi.

Persia

Curosh (Ciro il Grande), 600-530 aC, conquistò l’altopiano iranico, parti della Grecia, la Mezzaluna fertile e parti dell’India, tutto in nome di Ahura Mazda, il Signore della Sapienza, il cui simbolo era l’altare del fuoco. La sua propaganda diffuse l’idea che un dio significava un solo re e un solo impero. Anche se Cyrus si affidò alla religione del riformatore Zarathustra (650-600 aC) per giustificare le sue conquiste, diede ai popoli conquistati del suo impero una considerevole autonomia, scelse uomini del luogo come governatori delle province e tollerò le religioni locali.

Arabia

Abu Bakr, 573-634 dC, il primo successore (califfo) di Maometto, è stato uno dei grandi generali della storia, e ha creato un impero arabo in mezzo ai litigi delle potenze in declino del tempo, la Persia e Bisanzio. Ciò che ha unificato gli Arabi fu l’enorme prestigio di Muhammad (570-632 dC) e dei suoi insegnamenti che Abu Bakr utilizzò per creare un impero islamico che altrimenti sarebbe rimasto un popolo in guerra con se stesso per il prestigio tribale.

Europa

La storia dell’Europa è praticamente la storia dell’ascesa e caduta del Papato come potere temporale dal 476 dC, quando i Goti conquistarono l’Impero romano d’Occidente, al 1870 dC quando il Re d’Italia pose fine al regno del Papa sugli  stati papali e rese l’Italia una nazione. Nel suo periodo di massimo splendore il papato rivendicò la sovranità su tutti gli altri regni e stati terreni e rigidamente impose l’ortodossia su tutti gli Europei.

La costruzione di un impero, sia se a Canaan che in Iran, Arabia o Roma, o in qualsiasi altro luogo, è un atto politico, non spirituale. Un seguace non si è chiesto perché solo i requisiti di dio sono stati atti di violenza risultanti in guadagni per i suoi leader? Guardando la cosa in modo positivo, questa confusione tra spiritualità e politica ha eliminato milioni di esseri della razza umana che altrimenti sarebbero morti di malattia o di fame. Tutti gli imperi che hanno usato la religione per consolidarsi sono scomparsi.

Ulteriore confusione

Anche le nostre aree di attività sono confuse. Non solo mescoliamo religione e politica ma anche affari e politica e diffondiamo la distruzione con questa miscela quando un approccio più diretto sarebbe stato, se meno vantaggioso, anche meno dannoso.

Prendete lo sfruttamento coloniale del 20 ° secolo del Sud America da parte degli USA. Gli Stati Uniti hanno imposto dittature militari in molti paesi del Sud America, tra cui citiamo alcuni casi come la Repubblica Dominicana tra il 1916-1941, Haiti 1915-1930, il Guatemala nel 1950 fino agli anni ’90, il Brasile nel 1964, il Cile negli anni ’70, l’ Argentina dal 1976.

Questi interventi apparentemente a sfondo politico, per lo più nella guerra fredda contro il comunismo, hanno avuto come risultato enormi profitti per gli Stati Uniti e le multinazionali e l’instabilità politica ed economica nella maggior parte del Sud America. Si avanzavano concetti discutibili come ad esempio l’imposizione militare della ‘democrazia’ contro la volontà del popolo e ‘la modernizzazione’ dell’industria che implicava investimento di capitale americano e sovrastruttura finanziaria, esaurimento delle risorse naturali e fallimenti statali e l’assassinio ‘necessario’ di milioni di Sudamericani.

Poi c’è l’unione della religione con gli affari giustificato dal fatto che le chiese si impegnano in ‘opere buone’ e hanno bisogno di denaro per operare. Poiché la contabilità della chiesa è segreta non sono disponibili molte informazioni accurate. Forse la chiesa più importante nel combinare affari e religione (oltre la Chiesa cattolica) è quella di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (LDS).

La sua storia ha reso entrambi un corpo straordinariamente coeso nonché uno incentrato sulla accumulazione del capitale fin dai tempi del fondatore Joseph Smith. Nel 2012 Reuters ha pubblicato una stima “che la Chiesa mormone oggi vale probabilmente 40 miliardi di dollari e raccoglie fino a 8 miliardi di dollari in decime ogni anno.” (Caroline Winter su Bloomberg 19 Luglio 2012). Il Fortune’s Global 500 (che ovviamente non include chiese) colloca per il 2016 la Coca-Cola al 206° posto con 44 miliardi di dollari, Christian Dior al 228° con 41 miliardi di dollari, e American Airlines al 236° con 40 miliardi di dollari.

La LDS si colloca in qualche parte vicino a queste società, abbastanza bene per una chiesa (per quanto ne sappiamo).

La LDS ha alcune credenze particolari che la rendono strana quanto gli Scientologist ma istilla il comportamento morale e incoraggia genuinamente le buone opere tra i suoi membri. La preoccupazione qui è che vede gli affari come una attività religiosa, prova, quando ha successo, dell’amore di dio per i ricchi. Mentre in attesa fino alla morte di essere ricompensati, come insegnato da altre chiese, ha argomenti da dottrina spirituale. L’approccio della LDS sembra virare nella direzione opposta. Mischiare i modi porta sempre a confusione, e ciò ci trattiene e impedisce il progresso in ciascuno di noi.

Guadagnare chiarezza

Potrebbe sembrare bizzarro o addirittura peculiare parlare di quattro modi di attività della specie umana e il modo in cui continuamente vengono confusi. Ma gli esseri umani hanno un record spaventoso nel non compierne con successo nessuno. Non possiamo praticare la religione senza uccidere altre persone; non possiamo organizzare le nostre società senza rovinare altri popoli e il concetto di praticare la religione o arte puramente a scopo di lucro sembra uno spreco fuorviante di sforzo.

Penso che abbiamo bisogno di fare chiarezza. Il raggiungimento di benessere per sé e il sostegno positivo per gli altri è un buon obiettivo nella pratica della religione; stabilità e sicurezza sono essenziali negli affari, il che non dovrebbe mai lasciare che il profitto divenga dominante come facciamo noi. Lo stesso vale più o meno per la politica dove abbiamo bisogno di spazio per provare e tollerare opinioni e pratiche divergenti senza diventare paranoici. L’arte deve basarsi su esperienza genuina, non stereotipi, se ci deve insegnare.

Religione, politica, affari, arte. Questi definiscono l’umanità. Nessun’altra specie sa che cosa significano. Abbiamo imparato che dominare gli altri e una illimitata autoindulgenza non ci aiutano molto. Ora dobbiamo adattarci o perire.

 ©2017 Translation copyright Gianna Attardo.

64. La lingua di Orwell

di Phillip Kay. Tradotto da Gianna Attardo dall’inglese.

Ritengo che i suggerimenti politici elargiti da George Orwell nei suoi romanzi e saggi sono ora di minore importanza rispetto a quelli da lui dati circa l’uso improprio della lingua.

Abbiamo il totalitarismo. Per un certo tempo i media sono stati il messaggio e ora spesso lo sostituiscono. I politici e gli uomini d’affari fanno un cattivo uso  della lingua praticamente allo stesso modo, indipendentemente dall’estremità della scala politica cui si aggrappano. Il linguaggio ingannevole consente a tutti coloro che ambiscono al potere di ottenere i loro scopi, e se è per la destra o per la sinistra non fa alcuna differenza, il danno è uguale.

Il linguaggio manipolativo può essere classificato in:

1) pubblicità, se il risultato finale è il trasferimento di denaro

2) rassicurazione, se si fa appello a pregiudizi

3) retorica, se è richiesto l’occultamento del torto

4) paranoia, se si desidera il controllo della folla, e naturalmente

5) fandonie, se non si trasmette nessun significato.

La neolingua

Orwell era ben consapevole dell’uso improprio della lingua come strumento di manipolazione.

Millenovecentoottantaquattro ha introdotto la Neolingua e il suo corollario mentale, il Bipensiero.

La Neolingua è una lingua artificiale, ma ufficiale, con un vocabolario limitato destinato a controllare i pensieri della gente. Se non esiste parola, non ci può essere pensiero. (Le origini di ciò risiedono nell’ortodossia e nella correttezza politica entrambe Bipensiero).

Acronimi, bla-bla tecnologico (uso di abbreviazioni ingegneristiche come ‘giga’, per esempio, senza una chiara idea del loro significato), eufemismi e ricorso alle astrazioni emotive ma non definite sono tutte parte della lingua che usiamo e sono indizio della presenza di Neolingua.

Questo è un espediente piuttosto distante dalle lingue come slang o dialetto o  gergo che veicolano informazioni più rapidamente della lingua convenzionale. Lo scopo primario della Neolingua è non comunicare. E’ controllare.

Per fare questo si sforza di eliminare il pensiero. La letteratura viene riscritta in modo semplificato, o convertita in forma di video o fumetti. Le parole vengono sistematicamente sostituite da immagini e le persone sono incoraggiate a fare affidamento su fotografie, filmati e mezzi di presentazione di sostegno all’immagine che trasmettono non idee ma emozioni come accade con l’uso della maggior parte dei mezzi di comunicazione sociale.

Il leader

Perché vi sia controllo deve esistere un controllore. E’ interessante vedere in che modo il controllo si è evoluto nel corso del tempo. Tutto comincia con politici di successo che erano anche soldati di successo.

Questi venivano chiamati “il grande”, come nel caso di Alessandro Magno. Alessandro uccise più abitanti dell’impero persiano, dell’Impero egizio e di vari regni indiani di chiunque altro, così egli è “Magno”. (Se avesse attaccato e ucciso Europei, da cui venivano gli storici, sarebbe stato Alessandro “il Terribile”). ‘Imperator’ (Imperatore) era il titolo di Cesare Augusto, il che significava comandante vittorioso dell’esercito. Augusto era conosciuto anche come primo cittadino, ‘Princeps’ (che suggerisce le parole di Orwell “tutti i cittadini sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”). Questo è anche il significato di ‘Presidente.’ Napoleone iniziò la acquisizione della Francia chiamandosi ‘Primo Console’ o capo ufficiale. Il leader si riconosce per il suo discorso sull’ ‘efficienza’ e le pretese di combattere la corruzione e ristabilire l’ordine.

L’idea che queste nomenclature sottintendono è che il leader (in tedesco “Führer, guida o leader) è solo un ufficiale tra gli altri, solo un po’ più uguale di chiunque altro. Questo per evitare il titolo di “Re” che suggerisce potere assoluto sui popoli soggetti, totalitarismo.

La realtà del controllo totale è accompagnata da un titolo che suggerisce il contrario. Bipensiero.

Il leader di qualunque partito fa riferimento alle tradizioni del passato e sostiene di ripristinarle senza essere specifico: non intende però abolire acque reflue o elettricità, ma ‘decadenza morale’, ‘infiltrazione’, e soprattutto, ‘corruzione’ . L’obiettivo è quello di sconfiggere la minaccia di razzismo / Islam / ateismo / comunismo / crimine organizzato / tossicodipendenti/ non bianchi (scegliete voi). Perché si offre di fare il lavoro delle forze di polizia e dei sacerdoti?

Ecco un esempio attuale, senza la minima intenzione di stabilire una somiglianza con personaggi storici.

Richard Spencer è il Presidente e Direttore del National Policy Institute

“una commissione no-profit, indipendente, di esperti consacrata al patrimonio, all’identità e al futuro dei cittadini di discendenza europea negli Stati Uniti e in tutto il mondo (associata con il termine Alt Destra). Mi considero un identitario…. ‘Islam-alla sua piena fioritura (per esempio, Wahhabita o Islam Salafita  [una setta arabica cui aderisce il 20% di Sunniti: gli avversari dell’Islam spesso glissano sulle divisioni di setta] -Islam come ideologia politica) –non è una qualche denominazione pacifica come Metodismo o religione come il Buddismo. Si tratta di un’ampia ideologia autoritaria e una diretta contro l’Europa. L’Islam è un grave pericolo per i popoli europei.

… la crisi attuale in Occidente ha molteplici cause: lo stato di guerra sociale crea crisi all’estero, accettando i risultati di quelle crisi- migranti e rifugiati – in patria, mentre beneficiando le élite globaliste con interessi capitalistici transnazionali. Questo ciclo perpetuo si verifica contro la degenerazione morale e culturale: dalla cultura come intrattenimento alla “tolleranza” suicida.

Dobbiamo affrontare i problemi e le crisi a questo livello; in questo senso, dobbiamo pensare e agire in termini di razza “. (Estratti da un’intervista apparsa originariamente in Europa Maxima 15 febbraio 2017, intervista di Thierry Durolle).

Si noti il titolo innocuo: l’uomo è un semplice Direttore di una “commissione di esperti” (mi chiedo che cosa significa) che fa appello all’unità non identificabile e impossibile da verificare della “razza europea” per identificare i suoi seguaci (l’elite). Scopre un nemico globale – l’Islam – e deplora la decadenza morale che correggerebbe per vincere il futuro conflitto previsto. Un Grande Disegno senza sosta che allarma poi rassicura. Sembra che stia attraendo il pubblico a uno spettacolo negli Stati Uniti. (Mi chiedo come si sente riguardo gli Ebrei?).

Sembra che le osservazioni di Spencer rientrino in tutte le categorie della lingua sopra menzionate.

I seguaci

I leader esigono assolutamente seguaci altrimenti si trovano soli al vertice. I seguaci seguiranno se i) si dice loro cosa fare (appoggiami, unisciti all’élite), ii) si dà loro qualcosa cui opporsi (loro sono quelli da biasimare), e iii) il leader ha convinto ha la soluzione (ad esempio eradicare la corruzione).

E tutti, sia i seguaci che i leader, colludono nella Neolingua o linguaggio ingannevole di controllo. Altrimenti sembrerebbero tutti sciocchi. Ecco che cosa dicono.

La pubblicità

Le statistiche mostrano che oggi il 90% di tutto è pubblicità. Siamo tutti complici di questa lingua e alcuni ancora voglio credere che se comprano il doppio del loro necessario risparmieranno il 50%. (in ogni modo avete notato che la posta indesiderata è ora un ‘bollettino d’infornazione’? Siamo tutti parte dell’unica grande famiglia di acquirenti in cui buttiamo via i nostri soldi). George Carlin riassume la lingua:

“Qualità, valore, stile, servizio, selezione, convenienza, economia, risparmio, prestazione, esperienza, ospitalità. Bassi tassi, servizio cordiale, tutto di  marca, termini semplici, prezzi accessibili, garanzia di rimborso. Niente contanti? Nessun problema! Nessun rischio, nessun obbligo, nessun cavillo burocratico, nessun anticipo, nessuna quota d’iscrizione, nessun costo nascosto di acquisto. Solo tempo limitato, agire ora, ordinare oggi, non inviare denaro. Batterie non incluse, il chilometraggio può variare, tutte le vendite sono finali. Non dimenticate di ritirare il dono gratuito: un lussuoso sofisticato temperino tascabile di alta qualità, di progettazione personalizzata. Vostro se chiedete informazioni, nessun acquisto necessario. E’ il nostro modo di ringraziarvi”

Questo tipo di raffica crea un cuneo tra lingua e significato, e ci ammorbidisce, ci rende pronti a credere a tutto.

L’eufemismo

Ricordate il discorso di Marco Anthonio nel Giulio Cesare di Shakespeare?  “vengo a seppellire Cesare, non a lodarlo”. Questo è classico eufemismo. Parole che nascondono l’intento, manipolano gli ascoltatori e fingono di descrivere qualcosa che non descrivono. Ecco un esempio (pubblicato) di eufemismo da

http://www.iic.tuis.ac.jp/edoc/journal/ron/r6-2-3/r6-2-3j.html.

“Mentre ammettendo liberamente che il regime rivela alcune caratteristiche che il filantropo può essere incline a deplorare, dobbiamo, ritengo, concordare che una certa decurtazione del diritto di opposizione politica è una concomitante inevitabile di periodi di transizione e che i rigori che il popolo è stato chiamato a subire sono stati ampiamente giustificati nell’ambito della realizzazione concreta”.

L’eufemismo copre il significato sgradevole con la rassicurazione, nel caso su riportato la soppressione della dissidenza al sistema con l’omicidio. Riconoscerete “Siamo entrati in un periodo d’incertezza che richiede grande mobilitazione” (William Safire) come l’apertura del discorso di Gettysburg, “Siamo ora impegnati in una guerra civile”.

Ci sono termini come ‘danni collaterali’ “Il Dipartimento della Difesa Statunitense definisce danni collaterali “lesioni involontarie o accidentali o danni a persone o cose che non sarebbero obiettivi militari legittimi nel caso concreto del momento”. In altre parole, l’uccisione di civili innocenti. Ci sono state tra le 139.934 e 158.483 vittime civili dopo l’invasione irachena, o se vogliamo parlare in termini di politica orwelliana, non ci sono stati significativi danni collaterali”.

(http://www.alternet.org/election-2016/6-le parole-più significative- che politici ed esperti-sbandierano-e che dovrebbero- essere-abbandonate )

Naturalmente la maggior parte degli Americani conosce l’uso di eufemismi quali “visita di cortesia”, “fermata per sollievo”, e l’invito “buona giornata”. Ma l’eufemismo va oltre il nascondere. Può nascondere un significato alternativo sotto un termine largamente riconosciuto. Prendete la parola ‘pace’ come esempio.

“Orwell scrive:” villaggi indifesi sono bombardati dal cielo, gli abitanti spinti per le campagne, il bestiame mitragliato, le capanne date al fuoco con proiettili incendiari: questo si chiama pacificazione.” Come eufemismo politico, allora, la parola “pace” non ha nulla a che vedere con l’assenza di violenza organizzata. In realtà, “pace” indica una condizione che è in genere il risultato dell’uso massiccio della violenza organizzata, di solito per un periodo prolungato, ha eliminato tutte le minacce prevedibili all’autorità stabilita (o che si sta instaurando). “

http://www.counterpunch.org/2011/06/22/decifrare il linguaggio politico/).

Pensate al cambiamento di significato di combattente terrorista/ combattente per a libertà.

Le astrazioni

Il problema riguardo le grandiose astrazioni che noi tutti usiamo, quali ‘libertà’, ‘democrazia’, ‘Occidente’, ‘terrorismo’, ‘ fanatismo’, ‘totalitarismo’ e  ‘fondamentalismo’ è che tutti noi abbiamo la nostra definizione di queste parole, e raramente le spieghiamo chiaramente agli altri, perciò queste possono essere utilizzate per spingerci a fare qualcosa  e manipolarci. Si noti la differenza tra l’ ‘efficienza’ cui si riferiscono i leader centristi e la disorganizzazione della democrazia.

E’ da ricordare che negli Anni trenta il popolo tedesco volle Hitler. Lui disse loro quello che volevano sentire, ebbe un sostegno schiacciante. È vero, contribuì ad avere quel sostegno con un sacco di azioni militari e di polizia, ma tutto in nome di “un governo efficiente’. Individuò la ‘causa’ dell’inflazione che stava causando tanta miseria nel risultato di un ‘complotto internazionale degli ebrei’. E ebbe la soluzione. Restaurò l’orgoglio tedesco chiamando il popolo su cui governava ‘razza superiore’, e fornì ‘piena occupazione’ andando in guerra con il resto dell’Europa. Gli ebrei furono presumibilmente deportati in Polonia, ma fermati nei campi di Dachau, Belsen e Auschwitz. Il popolo tedesco attese che le cose migliorassero e trovò che Hitler non aveva idea di come governare.

I leader totalitari si preoccupano solo del potere, non della gente, della prosperità o persino dell’efficienza. E continuano a dilagare in tutto il mondo ogni volta che c’è una crisi. Non importa quello che dicono, il loro discorso è un mezzo per controllare.…

Siamo una specie intelligente molto organizzata e la lingua ci rende vulnerabili alla manipolazione. L’interesse personale ci spinge a credere a ciò che è più conveniente per noi. Così che ingeriamo enormi quantità di sigle, chiacchiere tecnologiche, astrazioni indefinite, eufemismi, appelli ai pregiudizi, campagne pubblicitarie, retorica e fandonie da tutti i media dilaganti cui siamo esposti.

Le parole hanno un significato. Cerchiamo di essere critici riguardo a quelle parole che sentiamo, soprattutto quando vengono da qualcuno che guadagna dal nostro conformismo.

©2017 Translation copyright Gianna Attardo

63. 5 romanzi di Dashiell Hammett

di Phillip Kay. Tradotto da Gianna Attardo dall’inglese.

Ho letto i libri di Dashiell Hammett la prima volta dopo aver scoperto Raymond Chandler. Il saggio di Chandler La semplice arte del delitto, e alcune delle sue lettere, conferiscono ad Hammett la dovuta qualifica di uno dei più influenti autori del 20 ° secolo. Anche se Chandler ha sviluppato il suo stile, avrebbe probabilmente scritto in modo molto diverso se i due scrittori non si fossero incontrati sulle pagine del Black Mask.

Non ho apprezzato molto le storie di Hammett, forse perché allora ero sotto il fascino di Chandler che dà una visione molto più romantica, anche se fatalista, del mondo del crimine e dei criminali.

Ma proprio di recente ho ricominciato da Hammett, questa volta lnfluenzato dalla lettura di Hammett (1975) di Joe Gores, che combina una biografia di Hammett con un pastiche di un romanzo poliziesco degli anni 20 ambientato a San Francisco nei luoghi frequentati da Hammett. Mi sono dovuto allontanare dalla lettura solo per compiti necessari come mangiare e dormire. Gores è un ottimo scrittore nello stile dallo strano nome “hard boiled”.

I thriller o romanzi gialli hanno uno svantaggio in comune. Entrambi presentano un enigma, un crimine, indizi e sospetti e roba del genere, e terminano con un finale artificioso in cui tutto si spiega. Sono quello che Graham Greene definiva ‘divertimenti’ e stanno al romanzo, che può contenere informazioni sul comportamento umano, come la poesiola sta al sonetto. L’unico autore che abbia mai evitato questa limitazione è stato Edgar Allan Poe, un genio.

Quello che la scuola hard boiled ha fatto è stato mantenere l’elemento di enigma della storia ma spostando l’attenzione dalla sua soluzione alla raffigurazione di ambiente. In molti modi San Francisco è per Hammett l’eroe delle sue storie proprio come Los Angeles e i suoi quartieri lo sono per Chandler e Ross Macdonald.

1

Ritengo che La chiave di vetro di Hammett sia stato uno dei migliori romanzi americani degli anni 30 (tra i libri che aveva scritto era il suo preferito). Ma letto questo, ho iniziato L’uomo ombra, che ricordavo dal film di William Powell / Myrna Loy del 1934. Il film mantiene gran parte del dialogo del libro (pubblicato cinque mesi prima dell’uscita del film, nel mese di gennaio).

Il libro non si occupa dell’ambientazione (nonostante i miei commenti sopra  esposti. Sembrava che Hammett portasse la storia in luoghi nuovi: non l’ha fatto, ha solo smesso di scrivere dopo questo libro) ed è per molti versi autobiografico, la storia di un ex detective urbano, intelligente che era venuto in contatto con un sacco di soldi. Il suo mondo è l’elegante mondo della New York degli anni 20 dove circolano più alcol che indagini, quando un uomo scompare e si crede che abbia commesso un omicidio.

Quello che mi ha colpito è che praticamente l’intero romanzo e la sua storia sono costruiti sul dialogo, in contrasto con un’opera come Il mistero del falco che si affida per il suo carattere riflessivo sulla descrizione esatta, L’uomo ombra si basa sul dialogo, sia per raccontare la storia che per rivelare il personaggio. Non ho mai visto prima questo aspetto in storie di mistero e siccome non ho praticamente mai messo giù il libro prima di terminarlo lo classificherei uno dei migliori romanzi gialli mai scritti. E’ durato meglio del film, una volta uno dei miei preferiti, ma ora è un po’ sbiadito (non ritengo oggi che Powell avesse il carattere giusto, anche se era divertente – ma quello di Loy era ben centrato).

Ci sono brani come questo in tutto il romanzo.

“Sì. Voglio un drink per favore. Cioè, era così quando li ho conosciuti “.

“Perché non fai colazione prima? Era innamorata di lui o era solo interesse?”

“Non lo so. E’ troppo presto per fare colazione “. (Ch III)

“Le ho messo un braccio intorno e ho emesso quelli che speravo fossero suoni confortanti. Ha pianto sul mio bavero. Il telefono sul letto ha cominciato a squillare. Dalla stanza accanto veniva il suono di Rise e Shine alla radio. Il mio bicchiere era vuoto. Ho detto: Lasciali stare. “(Ch IV).

Il romanzo procede con brevi frasi staccate come queste che portano avanti la trama, sviluppano il personaggio e danno un quadro, come in uno stacco cinematografico, dei rapporti tra l’ex detective Nick Charles e sua moglie Nora. Nick racconta la storia e lui è l’ ‘io’ che è citato. Come Hammett, come un bravo detective, è molto attento, e le sue descrizioni di persone ed eventi sono concise ed esatte. Quello che più ammiro della scrittura è il suo ritmo. Si muove così rapidamente eppure nulla rimane oscuro tranne la ‘soluzione’ finale che è il solito far ordine tra cose in sospeso e rivelare il colpevole. Ma Nick Charles non si fa mancare un drink, e neppure, a quel tempo, lo faceva Hammett.

L’uomo ombra è un romanzo poliziesco, come La chiave di vetro lo era di corruzione politica, più che una storia convenzionale di mistero o di criminalità ed è proprio su Nick e Nora (leggi Hammett e Lillian Hellman). Un capolavoro.

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Poi mi sono dato alla lettura de Il falco maltese, che è anche un famoso film del 1941 di John Huston con Humphrey Bogart, Mary Astor, Sydney Greenstreet e Peter Lorre. Il libro risale al 1930, e apparentemente ogni edificio e strada menzionati si possono rintracciare nella San Francisco di quel tempo. Il film oscura il libro, soprattutto, ritengo, a causa di Lorre e Greenstreet, ma anche perché è un libro sporco, ripugnante, un antiromanzo crudo e una meditazione su tradimento e corruzione.

Il libro potrebbe essere su Hammett e partner (Nell Martin – modalità cinica piuttosto che affettuosa). Il nome di battesimo di Hammett era Samuel (Dashiell era il nome della famiglia di sua madre) e il rapporto un po’ oscuro di Sam Spade con Brigid O’Shaughnessy può esprimere parte della diffidenza che Hammett a volte sentiva.

Il romanzo riesce sempre ad essere obiettivo. Le descrizioni di luoghi e persone sono distaccate, precise e dettagliate in tutto il libro che si legge un po’ come una relazione scientifica di un esperimento. Non vi è alcun impegno nei riguardi dell’anti eroe Spade, verso il quale la narrazione esprime la stessa ambivalenza che mostra verso O’Shaughnessy. Lei è una bugiarda compulsiva, costituisce il modello per un migliaio di ‘femme fatale’ del genere futuro.

Hammett imposta la scena con precisione.

“Da dietro la porta chiusa si sentiva il tic, tic, tic e la leggera campanella del cilindrino che andava a capo e il rumore ovattato della macchina da scrivere di Effie Perine. Da qualche parte in un ufficio adiacente una macchina elettrica vibrava debolmente. Sulla scrivania di Spade una sigaretta floscia si consumava sotto la cenere in un vassoio d’ottone pieno dei resti di sigarette flosce. Fiocchi grigi consumati di cenere di sigarette erano disseminati sul piano giallo della scrivania e sulla carta assorbente verde e sui fogli che erano lì. Una finestra con tenda giallo scuro aperta venti o venticinque centimetri  lasciava entrare dal cortile una corrente d’aria dal lieve odore di ammoniaca. Le ceneri sulla scrivania si arrotolavano in mulinelli e venivano trascinate dalla corrente “. (Ch I)

Non è facile questo tipo di scrittura. Non è ciò che si scrive, ma quello che si tralascia che fa la differenza. Ecco una foto che si può vedere, sentire e odorare. James Joyce (o Stephen) menziona la difficoltà nel suo Ritratto (o il suo predecessore). Hammett aveva fatto un enorme passo in avanti dal Dain Curse tipo Black Mask dell’anno precedente proprio come fece con i suoi due libri successivi.

Una delle caratteristiche straordinarie è la velocità dello sviluppo di Hammett  come scrittore. Triste che non abbia mai visto che è il come si scrive, non ciò che si scrive che conta e il tempo che ha perso a cercare, come Chandler, di scrivere ‘letteratura’, qualunque cosa essa fosse.

Il mistero del falco è un libro pieno di cattivi, dai selvaggi Cavalieri Ospitalieri medievali ai poliziotti squallidi come Dundy alla ricerca di una facile inquadratura, al cast del protagonisti del romanzo. Spade, Archer, entrambi in cerca di quello che possono prendersi, O’Shaughnessy, bugiarda compulsiva e perfida, Thursby il delinquente assoldato, Cairo, effemminato e corrotto e il viscido Gutman, meravigliosamente interpretato nel film da Sydney Greenstreet.

“Cominciamo bene, signore’, il grasso mormorò, girandosi per offrire un bicchiere. ‘Diffido di un uomo che dice quando. Se deve stare attento a non bere troppo è perché non è attendibile quando lo fa ‘”. (Ch XI)

La scena alla fine del libro in cui Spade consegna O’Shaughnessy alla polizia per l’omicidio del suo socio risulta un po’ piatta per il distacco del romanzo nei confronti dei suoi personaggi. Spade dice “Non farò la parte del fesso per te”, e anche se è possibile percepire la sua integrità dietro le parole e anche la sua paura del tradimento, chi sa se ama davvero Brigid?

Questo distacco, il vedere tutto dal di fuori, non dal di dentro, come ne L’uomo ombra, doveva essere un vantaggio per i produttori del film, ed era di fatto la nascita del film noir, sia pure in forma stampata. Il libro rimane un’icona di thriller hard boiled fino ad oggi, il migliore del suo genere per chi può fare a meno di un eroe. Il motto è, aspettati il peggio e non sarai deluso. Più influente di altre opere.

3

Il bacio della violenza del 1929, secondo romanzo di Hammett, è un melodramma lurido con più perversioni di una soap opera e più omicidi di Amleto. L’ho trovato un po’ sciocco. E’ tenuto insieme dal suo anonimo detective e dalle sue indagini, ma il numero crescente di tossicodipendenti, di frodi di setta religiosa, di falsi spiritualisti, assassini, assassini psicotici, suicidi, e il lavaggio del cervello lasciano poco spazio ai personaggi, allo sviluppo della trama o a qualunque significato tranne un brivido all’omicidio successivo: ho contato almeno 12 omicidi. Ha funzionato bene in The Black Mask, tipico del loro tipo di narrativa. E’ eccessivo come romanzo.

4

Raccolto rosso (1929) ha iniziato tutto il trambusto critico su Hammett, i confronti con Hemingway e via dicendo. Se si può accettare la storia che fa da cornice di un detective che decide di ripulire la corruzione di una città, nonostante i desideri del suo cliente, vi è uno sbarramento non stop di dinamite, fuoco di mitragliatrici, inseguimenti in auto e ovviamente omicidi per mantenere la felicità dei giovani lettori. La scrittura è abbastanza mediocre. La trama di divide et impera è stata poi usata da Akira Kurosawa in Yojimbo (Kurosawa fu un altro influenzato da Hammett). Tariffa standard Black Mask, non dà alcun indizio del salto di qualità che nello stesso anno doveva produrre Il mistero del falco.

5

Una delle cose che amo de La chiave di vetro, pubblicato nel 1931, è che descrive il linguaggio del corpo. Come Il mistero del falco dell’anno precedente, i personaggi sono descritti oggettivamente e non li vediamo mai dentro; ma otteniamo gli stessi suggerimenti delle persone che dicono di fare ciò che sentono. Gli occhi sono benevoli o inespressivi, le sopracciglia alzate o abbassate, i nasi stretti, le guance si arrossano o impallidiscono, le spalle vengono scrollate. I personaggi rispondono quasi esclusivamente alla conversazione degli altri, ma sanno che molto di più sta succedendo, e che molto è ambivalente, osservando questi segni.

Brani come: “Uno sguardo spaventato penetrò negli occhi scuri di Ned Beaumont. Tolse il braccio dalla mano dell’uomo più basso e fece un passo indietro. Poi un angolo della bocca si contrasse sotto i baffi scuri e disse: ‘E’ un brutto momento, Walt, e – bé – potrai risparmiarti la delusione per non aver cercato molto prima di novembre ‘. I suoi occhi erano di nuovo piccoli e vigili “. (Ch I) rivelano l’abilità di Ned nel manovrare le persone, e anche la sua attenzione al tradimento, ma la situazione non è rivelata fino a tardi nel libro. Per prima cosa dobbiamo sapere che tipo di uomo era.

La chiave di vetro è sulla politica. Non solo su persone belle, illustri che fanno promesse su uno schermo TV ma su imprenditori che guadagnano una fortuna facendo offerte gonfiate per contratti commerciali poi utilizzano la loro ricchezza per corrompere la polizia e altri funzionari mentre concorrono a una carica in modo da poter fare ulteriori profitti e costringendo i direttori dei giornali a eseguire gli ordini. Altri profitti provengono da racket malavitosi con cui li dividono. E l’unica obiezione è dei rivali che vogliono avere questi profitti per loro stessi e che rastrellano qualunque scandalo possibile per screditare i loro avversari. Mai fidarsi di ‘riformatori’.

Hammett può aver conosciuto dall’interno la corruzione a San Francisco per le sue attività di agente della Pinkerton Agency, ma la situazione è stata endemica alla politica per molto tempo da prima della democrazia di Pericle ad oggi.

Ned Beaumont, l’eroe del libro, è ben lungi dal moralmente ambivalente Sam Spade. E’ duro, ed è in una posizione in cui deve scegliere i suoi cattivi, ma per tutto il tempo crede nella lealtà verso gli amici e sente gratitudine per il loro aiuto. Così finisce con l’essere qualcosa tra il protettore e il risolutore di broblemi per uno dei due uomini, entrambi i figli dei quartieri poveri che hanno imparato che vincere è l’unica cosa che conta.

Ned non è senza peccato; è un giocatore d’azzardo compulsivo e ha sempre bisogno di soldi. Ma è più intelligente dei politici che manovrano per il potere e vede più in là nel gioco del potere. Il che, nel libro, non lo porta da nessuna parte.

Malgrado tratti di crimine e corruzione il libro non è affatto una storia di mistero; l’ambientazione è realistica e il crimine e la sua soluzione non così importanti.

Il vero successo de La chiave di vetro è che evita il melodramma. Ogni libro e film che leggiamo e vediamo sono un melodramma, dove abbondano tipi ed esiste un conflitto tra il bene e il male che si risolve alla fine. Cosa irreale: la vita non è così. Siamo motivati dalle emozioni e non le comprendiamo tutte. Mandiamo agli altri messaggi contrastanti che vengono travisati. Cambiamo le nostre idee, ci rammarichiamo delle nostre decisioni, riconsideriamo i nostri rapporti. Hammett ha provato in questo romanzo a riprodurre in parte questa ambiguità, e in larga misura vi è riuscito. Si tratta di un grande risultato.

Cronologia

Hammett è stato un agente operativo della Pinkerton Detective Agency dal 1915 (aveva 21 anni) al 1922. Poi per la cattiva salute (ha avuto TB) si è dedicato ad una carriera di scrittore che è durata dal 1922 al 1934. Arricchitosi con sceneggiature basate sul suo libro L’uomo ombra si è dedicato ad attività antifasciste, è entrato in conflitto con il Congresso e negli anni Cinquanta è stato indagato, incarcerato per oltraggio alla corte e privato dei suoi beni per il mancato pagamento di tasse arretrate. E’ stato inserito nella lista nera, non è riuscito a collocare le sue storie da nessuna parte, era malato e povero. Muore nel 1961.

Le sue storie Continental Op per la rivista Black Mask 1923-1927 sono state il fondamento dei romanzi di Hammett. Ha iniziato a collegare storie per formare romanzi episodici; il primo dal titolo Red Harvest, novembre 1927 – febbraio 1928, pubblicato in forma di libro da Knopf nel febbraio 1929; poi Il bacio della violenza (novembre 1928 – febbraio 1929), pubblicato in forma di libro nel luglio 1929, Il mistero del falco uscito nel febbraio 1930 . La chiave di vetro pubblicato nell’aprile 1931, e L’uomo ombra nel gennaio 1934. Hammett ha trascorso del tempo a Hollywood negli anni 30, ma, come Chandler, Fitzgerald e Faulkner, non ne ha ricavato nulla se non un sacco di soldi, uno stile di vita opulenta, e molto alcol.

Nel 1929 Hammett ha inventato, o portato in modo convincente all’attenzione del pubblico, ciò che conosciamo come l’investigatore privato, la procedura poliziesca, il romanzo del mondo del crimine e l’outsider nella persona di Sam Spade. Nel 1930 ha prodotto un romanzo realistico dei rapporti personali nel mezzo della corruzione politica senza peli sulla lingua e nel 1933, nonostante Hollywood, un romanzo criminale basato non sulla criminalità, ma su un rapporto matrimoniale. Tutto questo era nuovo, e avrebbe potuto portare a cose più grandi. Ma, come Fitzgerald, il danno era stato fatto, e dalla fine degli anni 30 gravemente malato non ha scritto più, anche se ha fatto diversi tentativi. Si è trattato solo di tre grandi romanzi, ma è stato sufficiente. La fiction e il cinema che conosciamo oggi non sarebbero gli stessi senza il suo esempio e la sua influenza.

©2017 Translation copyright Gianna Attardo.

62. Romanzi di Ross Macdonald e Patricia Highsmith

di Phillip Kay. Tradotto da Gianna Attardo dall’inglese

La lettura di storie di crimini ci fa immergere direttamente nelle guerre di genere. Cosa hanno a che fare Sofocle, Dostoevskij e Faulkner con Agatha Christie, Chester Himes o Elmore Leonard?

In questo caso, qual è la differenza tra la Highsmith e Macdonald e Mickey Spillane?

La fusione

Il genere romanzo giallo ha subito una notevole trasformazione sin dal 1940 e i suoi valori hanno influenzato quelli della narrativa tradizionale.

Negli anni 40 era mera narrativa pulp ma, forse attraverso l’impatto del film noir, è diventato una moda, quasi di tutto rispetto. Scrittori dilettanti e accademici si sono cimentati in thriller metafisici sul significato della vita, o in una tesi sul rapporto tra Chandler e Dante; in modi diversi Bogart e Camus hanno creato l’eroe popolare fino ad allora sconosciuto; sono stati impostati corsi universitari sulla narrativa popolare e scrittori come Hammett sono stati ammessi nel corpus di opere.

A causa di questo sviluppo, si possono leggere i romanzi di Macdonald e della Highsmith su più livelli.

A un livello narrativo, hanno prodotto eccellenti romanzi gialli. Fedeli al loro genere, i personaggi non erano mai del tutto reali e le ‘soluzioni’ mai del tutto credibili, ma i libri si leggono tutto d’un fiato.

Ma entrambi gli scrittori hanno esaminato il crimine in un modo in cui la maggior parte degli autori di genere non ha fatto. Perché si verifica un crimine? Perché siamo la specie violenta? Perché far il male genera rabbia e vendetta? Il lettore può approfondire questi romanzi, se vuole.

In verità, se si vive fuori della California meridionale si può rifiutare il quadro di quella società che Macdonald ritrae: è lì che vivono tutti i tipi strani. Ma non molti possono leggere la Highsmith e poi ritenersi ‘normali’.

Ross Macdonald

Per il pubblico del 19° secolo il valore da rinforzare in un giallo poteva essere stato la giustizia (o forse appena rassicurazione per ciascuno). Ma l’ingiustizia è un problema maggiore per noi, e l’ingiustizia è, per quanto possa sembrare strano, un valore interno. Abbiamo ingiustizia perché abbiamo colpa. In un’epoca dominata dal pensiero di Freud dobbiamo iniziare da noi stessi.

Sebbene sia Hammett che Chandler siano stati ritenuti bravi scrittori, indipendentemente dalle convenzioni di genere che possono aver seguito, è Ross Macdonald quello che è stato considerato come il primo scrittore di crimini ad eccellere in materia trattata all’interno del romanzo tradizionale: carattere, psicologia, raffigurazione dell’ ambiente sociale. Molti dei suoi libri, come Il sangue non è acqua o A un passo dalla sedia, anche dopo la rimozione delle indagini sull’assassinio, sarebbero ancora una lettura avvincente.

“Il mio tema è qualcosa di simile a questo: errore umano e ambivalenza del movente” ha scritto Ross Macdonald, “Il mio interesse è l’esplorazione della vita.” (In una lettera al suo editore che citava la critica sfavorevole di uno dei suoi libri – riportato nella biografia di Tom Nolan, Scribner 1999).

Macdonald ha questo da dire in L’inferno è in terra del 1958. “Ero un ex poliziotto, e usavo parole dure. Dovevo dirle, però, se non volevo essere bloccato per il resto della vita con la vecchia foto in bianco e nero, l’idea che c’erano solo buoni e cattivi, e tutto sarebbe a posto se le brave persone rinchiudevano le cattive …

“Ho smesso di pensare in termini di bene e male. Tali categorie spesso fanno più male che – bè, bene. Le usiamo per tormentarci e ci odiamo perché tradiamo le aspettative. Prima di saperlo, stiamo rivolgendo il nostro odio contro altre persone, in particolare gli sfortunati, i deboli che non sanno reagire. Pensiamo di dover punire qualcuno per il disastro umano in cui ci troviamo, quindi individuiamo i capri espiatori e li chiamano il male “.

Sembra dire che la giustizia genera ingiustizia. Ciò di cui abbiamo bisogno è compassione per i problemi degli altri. E perdono per i nostri. Non occhio per occhio. Chi vuole un sacco di occhi?

Macdonald aveva imparato in terapia che doveva perdonare se stesso, ed ecco un’intuizione che avrebbe stupito per esempio Mickey Spillane.

Non che Macdonald fosse un predicatore. Ma al posto, diciamo, delle metafore sorprendenti di Chandler, Macdonald (nella persona dell’inquirente Lew Archer) ha una visione sorprendentemente non giudicante e di solito concisa delle persone in difficoltà che incontra.

Di una donna sposata con un uomo che una volta lei idolatrava lei che ora sgobba in una povera famiglia dietro due bambini piccoli mentre il marito si è trovato un’altra donna (e si è dato al crimine) Archer, cui lei si è scioccamente data, dice “le ho dato soldi, che lei ha accettato, per tornare a casa in taxi. E’ stato un gesto amichevole, troppo amichevole, date le circostanze. Ma lei mi ha guardato come se la stessi abbandonando a un destino peggiore della vita “. (Denaro nero 1966). Nelle ultime cinque parole si nasconde una tragedia indicibile, la storia di un’altra Madame Bovary.

Lew Archer arriva a capire che i peccati del padre ricadono proprio sulle teste dei figli, o, come diciamo noi, i figli abusati diventano genitori violenti e di generazione in generazione si forma il modello psichico dell’abuso. Giudicare un genitore violento per la sua psicosi non risolve il problema, il bambino è sempre vittima di abuso. Il criminale è vittima del crimine così come il suo autore, e perché dovremmo punire solo uno degli autori e scusare gli altri?

Da qui un elemento comune nei libri di Macdonald è il crimine che ha avuto origine in un reato precedente, di una generazione precedente. Chi è il colpevole? Noi, tanto quanto chiunque. Commettiamo il reato di omissione, di permettere che il torto accada.

Macdonald offre un quadro indimenticabile della vita della California del sud, e i suoi drammi criminali richiamano non solo Dostoevskij, ma anche Sofocle e Faulkner.

I suoi difetti derivano dalla tensione che sentiva a scrivere un romanzo tradizionale nello stile del giallo. Delinquenti direttamente presi dalla Maschera nera, violenza spesso gratuita e conclusioni incredibilmente elaborate che solo confondono il lettore, personaggi introdotti all’improvviso, crimini dimenticati, confessioni troppo comode.

Ma le anime tormentate che esplora in profondità sono molto ben delineate e la vera ragione per leggere i suoi libri.

Patricia Highsmith

Patricia Highsmith ha iniziato come scrittrice di fumetti (come Mickey Spillane). Se Dashiell Hammett è stato il genio che ha ispirato ogni scrittore nel campo della letteratura del giallo, mentre egli stesso si muove al di là di esso, Raymond Chandler quello che l’ha pervaso di poesia e Ross Macdonald il romanziere che si è trovato a lavorare in quel genere allora Mickey Spillane è stato “il poeta laureato della psicopatia sessuale” (Ross Macdonald).

Allora chi era Patricia Highsmith? Graham Greene l’ha chiamata “il poeta dell’ apprensione”, ma è qualcosa di molto più inquietante.

La Highsmith ha preso il romanzo suspense, il romanzo giallo e ha semplicemente rimosso il contesto morale. Se Macdonald esita a condannare lo psicotico che commette un crimine, la Highsmith ci porta dentro la mente di quello psicotico e ci fa vedere che l’omicidio è solo un’alternativa alla soluzione di un problema. Lo psicotico può fare alla sua vittima un regalo o tagliargli la gola, e lui, o il lettore, quasi mai sa cosa accadrà.

Questa presa di posizione ha successo (più de l ‘io di Spillane, l’approccio di Ti ucciderò , perché lei non tenta mai di giustificarlo. Tutto ad un tratto il suo protagonista ha lo sguardo di Anthony Perkins, Psycho, e noi proviamo l’orrore di un crimine di violenza.

E’ fatto attraverso lo stile della sua scrittura. Ecco l’inizio di Acque profonde (1957). “Vic non ballava, ma non per le ragioni che si dà la maggior parte uomini che non ballano. Non ballava solo perché a sua moglie piaceva ballare. … Victor Van Allen aveva trentasei anni, un po’ più basso della statura media, incline a una rotondità generalmente rassodata piuttosto che grassa, e aveva spesse sopracciglia marroni ricciute, spesse e tenaci. La bocca era di dimensioni medie, dura, e di solito inclinata all’angolo destro … gli occhi azzurri, aperti, intelligenti e incapaci di sorprendersi, non suggerivano mai cosa pensava o sentiva “.

Questo è lo stile semplice, in forma estrema. Ogni parola, e gli atteggiamenti raffigurati, sono normali e comprensibili. Molti uomini sono surclassati sulla pista da ballo dalle loro mogli, e leggono con una certa identificazione con un personaggio che gradualmente diventa un tipo decisamente strano, eppure stranamente impressionante. Passo dopo passo siamo tentati di considerare un omicidio come una buona soluzione. Sbarazzati dei partner della moglie e non ci sarà l’imbarazzo di una sciocca scena di gelosia.

La Highsmith ci vuole far sapere che siamo tutti assassini, e solo la nostra viltà ci trattiene.

Quello stile semplice, spesso denigrato dalla critica, attira il lettore nella sua rete. Per molti versi riecheggia le frasi semplici di Franz Kafka che intrappola noi e il suo antieroe in difficoltà inspiegabili e ritardi che sono anche potenzialmente mortali. Si potrebbe dire che la Highsmith è un Kafka, americano, del 20° secolo.

Prima di Hannibal Lector e prima del fascino dei serial killer, trasformati per la televisione in vampiri, la Highsmith raffigura killer come Tom Ripley, plausibile, attraente, senza alcun senso morale, che ha ritenuto l’omicidio un modo conveniente per liberarsi di una difficoltà.

In una cultura in cui uomini armati sparano e si uccidono a vicenda per un’infrazione stradale questo è diventato letteratura gialla di orribile rilevanza, proprio come la guerra di bande lo era negli anni 30 e la violenza della folla negli anni 40.

Suvvia, dice la Highsmith. siamo tutti psicotici, tutti rovinati, chiusi nel genere, nella ricchezza, nella classe, nella razza. Qualunque sia la nostra situazione conosciamo l’ingiustizia, l’abbiamo sempre conosciuta, sempre la conosceremo. Tutti vogliamo uccidere. Scopriamo cosa vuol dire: continuate a leggere.

Potrebbe essere difficile da notare in un primo momento ma Macdonald e la Highsmith stanno parlando della stessa cosa da due prospettive diverse, dentro e fuori la mente di individui che non hanno valori culturali ad eccezione di quelli materiali, alcuna morale tranne cospicua ostentazione e la bellezza, nessuna idea di qualità, solo di quantità.

Scopi

Gli scrittori hanno anche obiettivi più pragmatici. In primo luogo, quello di vendere un sacco di copie dei loro libri. I loro editori avevano investito capitale e volevano un ritorno, e gli scrittori non avevano una lira e avevano bisogno di denaro.

Ci si provava e la tecnica da seguire è quella di modulare ritmo e azione in modo da costruire suspense. Ogni best seller si basa su questa tecnica, in qualunque mercato. Gli amanti si ritroveranno entro il capitolo finale? L’agente di cambio farà la sua fortuna? Il veterinario curerà l’epidemia che uccide il bestiame nel suo villaggio remoto? Realmente non importa qual è l’argomento se ha il ritmo giusto si volterà pagina febbrilmente. Lo scrittore ha suscitato la tua ansia latente e desideri rassicurazione.

Il romanzo giallo sembra ideale per questo accumulo e rilascio di suspense; a volte è etichettato suspense narrativa. Il suo soggetto è la lotta per la giustizia. O no?

Il crimine, avete notato, è sempre un omicidio. La morte è un tema universale. Tutti moriremo e dio è responsabile e ci piacerebbe citarlo in tribunale ma non possiamo. Il giallo tocca le nostre preoccupazioni esistenziali.

Pensiamo a dio quando leggiamo la storia di Edipo. Dio ha fatto in modo che Edipo commettesse un omicidio nonostante tutti i suoi sforzi per evitarlo. Anche se forse buttarsi in una rissa e nell’omicidio di uno sconosciuto che riteneva non fosse suo padre non era sufficiente. Ma dio, Apollo, aveva detto che avrebbe ucciso il padre, e lo ha fatto. Non c’è via di uscita. La morte è lì. Non può essere evitata.

Per Dostoevskij questo significava ingiustizia. Lo scrittore si è concentrato su persone inermi, bambini piccoli. Se soffrivano e morivano c’era qualcosa di seriamente sbagliato. Dostoevskij era molto devoto e l’esistenza della sofferenza apparentemente ingiusta gli causava grande conflitto. E così dovrebbe, perché è inspiegabile. Un bambino non merita di morire.

Vi è anche un contesto sociale da considerare. Faulkner ha guardato i contadini poveri del sud degli Stati Uniti, bianchi e neri, e lo strano frutto in mostra sugli alberi e non è riuscito a trovare un vero colpevole. La sua indecisione è stata una posizione coraggiosa per l’epoca e il luogo, quando i suoi vicini di casa vedevano solo in termini semplici di bianco e nero. Faulkner ha osservato la tradizione, la povertà, la razza, la paura e il ritorno del dolore per generazioni.

Quindi, concentrarsi sulla giustizia sembra comprensibile, anche se si deve limitare alla società umana. Chi infrange la legge deve essere punito, e questa è una convenzione che la letteratura gialla sottintende.

Ma bisogna distinguere subito tra legge e morale. Una volta abbiamo finto che fossero la stessa cosa; ora separiamo le due. Il colpevole può assumere avvocati per assicurarsi che i suoi crimini non infrangano le leggi; polizia corrotta o piena di pregiudizi può assicurarsi che la legge venga applicata solo contro i gruppi svantaggiati. I criminali possono corrompere i politici e far loro cambiare le leggi.

Romanzi più complessi guardano all’ambiguità del crimine ed esplorano il crimine come senso di colpa, non violazione di una legge, ma come una compulsione con cui siamo nati.

Un tempo addietro, lo scrittore Georges Simenon ha sentito sia la forza di attrazione della morale convenzionale che la giustizia e il senso di colpa e la violenza della nostra psiche. Ha diviso la sua narrativa in storie poliziesche, in cui il criminale, spesso quello con cui simpatizzava, veniva consegnato alla giustizia e thriller psicologici in cui il suo protagonista commette un reato violento. Il crimine, diceva, è una rapporto, non un atto isolato. Il crimine esiste in potenza in alcune situazioni, e noi lo tiriamo fuori. Ci sono criminali e vittime, assassini e assassinati.

Genere

Macdonald e la Highsmith sono anche esperti di convenzioni e struttura del genere giallo. Perché sono rimasti nel romanzo giallo nonostante i critici abbiano cercato di spingerli verso qualcosa di più letterario?

In primo luogo, immagino, è perché il mercato del romanzo giallo è minore ma estremamente trascinante, e gli appassionati fanno di tutto per collezionare le opere del loro autore preferito. Per gli autori è una questione di rendimenti inferiori, ma un mercato più facile da prevedere. Per gli scrittori, una volta che il loro nome è noto, i lettori rimangono fedeli. E’ un reddito inferiore ma più sicuro. Nel mercato generale, tutto può succedere, migliori bestseller e scelta di film o una vergognosa vendita di giacenze.

Macdonald non ha mai pubblicato i romanzi mainstream che voleva pubblicare e neppure lo ha fatto la Highsmith. Entrambi trattavano la materia della propria nevrosi e non potevano affrontare, ritengo, il tentativo di creare da quella nevrosi. Sono ricaduti su una struttura e nel caso di Macdonald su una figura, l’inquirente, determinata dal genere, al fine di creare.

E’ improbabile che molti non conoscano la narrativa di Macdonald e della Highsmith. Se non la conoscete, leggete quanto segue.

Ross Macdonald (Kenneth Millar) 1915-1983, brilliante accademico ed esperto di Coleridge, ha scritto 25 romanzi gialli e una raccolta di racconti 1944-1976. I romanzi migliori presentano tutti l’inquirente Lew Archer: Non fuggire sceriffo (1954), Costa dei barbari (1956), Non fare agli altri… (1961), Il sangue non è acqua (1962), Il delitto non invecchia (1964), Paura di vivere (1968).

Patricia Highsmith 1921-1995, nella prima metà della sua carriera ha scritto 13 romanzi 1950-1969. Tra il 1970 e la morte avvenuta nel 1995 si è concentrata su racconti macabri e seguito del suo romanzo Il talento di Mr Ripley. La sua prima produzione è la migliore: Sconosciuti in treno (1950), Acque profonde (1957), Gioco per la vita (1958), Il grido della civetta (1962), I due volti di gennaio (1964), La spiaggia del dubbio (1969).

©2017 Translation copyright Gianna Attardo.

61. L’evoluzione

di Phillip Kay. Tradotto da Gianna Attardo dall’inglese.

Mi interesso ad alcune scienze, in modo dilettantesco, e mi piace scoprire che non è tutto ordinatamente catalogato come gli scienziati vogliono farci credere.

 Credevo che la teoria dell’evoluzione spiegasse meglio lo sviluppo della vita animale e vegetale sul nostro pianeta, ma non è così. Bisogna anche prendere in considerazione il ruolo degli eventi astronomici e geologici, elementi che pongono ancora misteri da esplorare.

Il grande cervello

Circa due milioni di anni fa i predecessori umani hanno subito un enorme cambiamento climatico, alimentare e ambientale collegati all’ultima glaciazione. Durante questo periodo hanno anche subito un notevole e improvviso cambiamento anatomico, lo sviluppo di cervelli più grandi e più complessi.

Secondo una teoria antropologica, il grande cervello si è sviluppato nei predecessori umani troppo improvvisamente perché le specie si potessero adattare fisicamente attraverso l’evoluzione. Ancora oggi gli esseri umani non lo hanno fatto. A differenza di molte altre specie di mammiferi, i protoumani non potevano nascere già attrezzati per la sopravvivenza, poiché la pelvi femminile non era abbastanza larga da permettere il passaggio del feto quando il suo grande teschio fosse completamente sviluppato.

La soluzione fu che tutte le nascite in effetti risultarono premature, con il cranio del bambino ancora informe e in crescita. Ciò ha portato la prole a dipendere da cure parentali in una misura che non aveva precedenti e, a sua volta, al legame di coppia e di parentela condivisa in misura non comune, fino a un certo punto, nelle forme di vita animale.

Questo, si suppone, ha portato allo sviluppo di linguaggio, concetti, tecnologia, legame tribale e divisioni di ruolo base della civiltà. Tutti questi sviluppi sono stati compensazioni alla precoce nascita di un bambino non completamente formato.

Nessuno finora ha spiegato l’origine improvvisa del grande cervello. Il suo sviluppo è avvenuto presto nell’ evoluzione umana, prima della comparsa dell’ Homo sapiens. Il grande sviluppo del cervello era in contrasto con la teoria dell’evoluzione, ma di vitale importanza, come si è rivelato per la nascita della cultura umana.

“In sintesi, quindi, la rapida crescita delle dimensioni del cervello è stata una caratteristica fondamentale che ha distinto gli esseri umani dalle scimmie su due zampe che vissero prima di 2,5 milioni di anni fa. Da allora i nostri cervelli sono triplicati in volume. Questo aumento non è stato graduale e costante: la maggior parte di esso è stato come un raddoppio del volume nell’ Homo erectus 2 milioni di anni fa. In altre parole, la massima accelerazione nella dimensione relativa del cervello è avvenuta prima di 1,5 milioni di anni fa, piuttosto presto nel nostro genere, e poi ha subito un graduale rallentamento “. (Stephen Oppenheimer, Out of Eden 2003).

Un ampio utero in grado di consentire il pieno sviluppo del feto nel grembo materno avrebbe limitato la mobilità femminile e reso le madri vulnerabili ai predatori, ma anche la produzione di neonati solo parzialmente sviluppati e indifesi, e il conseguente legame di coppia, ha limitato la mobilità della tribù e ha reso il gruppo vulnerabile ai predatori. Nessuna delle due alternative era vantaggiosa per l’ambiente. Abbiamo a che fare con non evoluzione, ma evoluzione +.

Lo sviluppo “improvviso” del grande cervello va tuttavia di pari passo con la scarsità di prove fossili. Dobbiamo ignorare teorie che lo attribuiscono a impianti cerebrali innestati su presumibili uomini scimmia da ET super-intelligenti abbandonati per qualche ragione nel Pleistocene.

Eppure, nonostante una falsa prospettiva dovuta alla mancanza di prove per tutte le fasi dello sviluppo umano, c’è qualcosa di insolito qui. Perché i nostri antenati hanno sviluppato una grande cervello così rapidamente invece di adattarsi lentamente ad ambienti modificati come postula la teoria dell’evoluzione?

Ingegneria genetica

Una conseguenza delle ere glaciali, per quanto ne sappiamo, è la diversificazione delle specie. Sembra che la vita, sotto minaccia, invii una grande varietà di adattamenti che si sviluppano in modo casuale sui nuovi ambienti creati dal ghiaccio che si muove. Si è verificata una diminuzione analoga delle specie in altri tempi?

Il luogo ideale per cercare questa risposta sarebbe tra le specie più prolifiche, batteri e altri microrganismi, ma non vi è alcuna traccia disponibile di oscillazione nei loro numeri.

Nei 20 miliardi di anni dal Big Bang, reazioni nucleari  hanno formato stelle e galassie tra cui il nostro sole e quello che è diventato il suo sistema solare 4,5 miliardi di anni fa. Reazioni nucleari diffuse hanno riempito lo spazio con polvere cosmica, elementi di nuova formazione, e solidificato materia che spesso è entrata in collisione. Questo modello di collisione si è protratto dopo che si è formata la terra, e ha influenzato il modo di vita che vi si è evoluta. Così come con l’impatto diretto, la materia cosmica avrebbe influenzato l’atmosfera, il clima e i livelli degli oceani sulla terra.

Sono stati identificati cinque grandi eventi, e molti meno importanti, che hanno avuto effetto sulla vita animale e vegetale sulla terra fin dalla sua comparsa 3 miliardi di anni fa.

Intorno a 450 milioni di anni fa è scomparso circa il 70% di tutte le forme di vita osservabili. Questo è accaduto di nuovo 360 milioni di anni fa. Circa 250 milioni di anni fa sono scomparsi il 70% degli animali terrestri e il 96% degli animali marini. Circa 200 milioni di anni fa è scomparso fino al 75% di tutte le specie lasciando i dinosauri come la forma di vita dominante. Circa 70 milioni di anni fa è scomparso il 75% di tutte le specie, lasciando i mammiferi come la forma di vita dominante. Queste sono tutte stime in quanto la documentazione fossile non è completa ma danno l’idea che enormi cambiamenti nelle forme di vita, così come il loro riuscito adattamento agli ambienti, sono stati il modo in cui si è evoluta la vita su questo pianeta.

Possibili cause sono le collisioni di asteroidi, le variazioni di temperatura, i cambiamenti del livello del mare e l’erosione dei territori di alimentazione. Sulla scala di quattro miliardi di anni dalla formazione della terra ad oggi sembra che il lento adattamento della vita al suo ambiente ha dato una scossa di tanto in tanto, e sconvolgimenti cosmici e globali hanno ristrutturato l’ambiente della terra e le forme di vita in evoluzione su di essa. E’ come se la natura stesse praticando l’ingegneria genetica. A che scopo potrebbe servire questo?

Autocensura biologica

I nostri geni si devono ancora adattare a questi cambiamenti improvvisi. Ciò potrebbe spiegare alcuni dei nostri comportamenti strani, come la crudeltà e l’indifferenza al dolore dei membri della nostra specie e la determinazione di danneggiare il nostro ambiente, entrambi modelli di comportamento visti solo negli esseri umani (a meno che anche i dinosauri si autodistruggessero). Potremmo avere la necessità di selezionare noi stessi per il bene della specie (e del pianeta). Se con un campo di concentramento, un gulag, un Big Mac o un televisore, forse noi stessi ci stiamo preparando per il nostro prossimo importante adattamento, l’estinzione.

Uno dei principali fattori della spinta della nostra specie verso l’estinzione è la religione. E’ un fatto strano che la maggior parte delle religioni dichiarino che l’umanità è fondamentalmente cattiva e condannata a meno che adori il giusto salvatore e segua la dottrina corretta. Troppo spesso, nella nostra storia, di fronte a grandi catastrofi abbiamo fatto poco, tranne pregare. Per molti disastri naturali era tutto ciò che potevamo fare, ma per quanto riguarda i disastri causati dalla malattia, come la Morte Nera? La sua causa era il peccato. no?

Sembra che gli esseri umani si siano adattati a pensare al peggio. La gente che ha un credo religioso vede il peccato tutto intorno a sé e si diverte a maledire i malfattori. Gli atei sono accecati dall’avidità e provocano distruzione sconsiderata per un dollaro facile. I superstiziosi, che non credono in dio e non hanno l’energia per correre dietro al profitto, credono in fenomeni come ESP (sistema di controllo elettronico della stabilità) e al baco del millennio. I benintenzionati consegnano il pianeta che hanno in cura a politici incompetenti in cambio di retorica senza senso. Gli schizofrenici paranoici (come tutti noi tendiamo a essere a volte) si preoccupano di cospirazioni e invasioni aliene, ma non fanno altro. Il resto di noi dimentica di usare prodotti biodegradabili e non è in grado di leggere l’elenco degli ingredienti sulle confezioni alimentari perché i caratteri sono troppo piccoli (le offerte speciali sono indicate molto più chiaramente). Nessuno vuole essere l’ultimo sopravvissuto.

Qual è lo scopo di questa propensione della specie a praticare una roulette russa collettiva? Non si può ricorrere alla Bibbia per una risposta. Lì un dio arrabbiato caccia l’umanità dall’ Eden, annega tutte le forme di vita come gattini indesiderati perché lo deludono, poi muore sulla croce cercando ancora di cambiare gli esseri umani per il meglio. Dio sa qualcosa che noi non sappiamo?

Forse, dopo tutto, gli esseri umani non appartengono al pianeta ed è meglio se se ne vanno. Una volta abbiamo trovato l’ossigeno nell’atmosfera velenoso. Il nostro sistema digestivo enorme è progettato per filtrare tutti i veleni nel cibo disponibile, il nostro sistema immunitario combatte un attacco continuo di microbi velenosi. Noi vediamo tutto, naturalmente, sottosopra finché il cervello corregge la nostra visione. Forse noi e il nostro grande cervello siamo venuti da qualche altra parte?

In conclusione

Questo è l’evoluzione per voi. Grattate la scorza e scoprite adattamenti anatomici, come il grande cervello, che non sembrano avere nulla a che fare con l’evoluzione. Trovate una diffusa distruzione delle specie che non sembra servire nessuno scopo e una connaturata specie di autodistruzione che potrebbe essere spiegata con la nostra comune consapevolezza di essere stranieri in terra straniera.

Il grande cervello potrebbe averci dato l’intelligenza, la capacità di adattamento al cambiamento. Ma quella capacità di adattamento, quell’intelligenza, potrebbero essere temporanee, e potrebbero evolvere via.

Darwin ha voluto l’evoluzione per spiegare tutto lo sviluppo degli animali, ma essa deve essere radicalmente corretta per spiegare lo sviluppo planetario e il luogo degli esseri umani su quel pianeta. E’ evoluzione +.

©2017 Translation copyright Gianna Attardo.

60. Qualcosa di grande

di Phillip Kay. Tradotto da Gianna Attardo dall’inglese.

E’ molto facile ottenere risposte. Non ci resta che fare le domande sbagliate. Ma se ci ostiniamo a fare domande importanti – quelle sono senza risposta – dopo un pò iniziamo a ottenere dei suggerimenti che almeno ci aiutano a perfezionare le domande.

L’evoluzione si sviluppa

L’evoluzione è una teoria che, a mio avviso, è stata sottovalutata. Quando Charles Darwin e Russell Wallace hanno formulato la teoria negli anni 40 e 50 del XIX secolo, lo hanno fatto dopo aver studiato la vita animale e le sue variazioni per lunghi periodi e in habitat differenti Hanno dato per scontato che ‘vita’ significasse vita animale.

Ma, a poco a poco, il termine ‘vita’ è venuto a comprendere la vita delle piante. La limitazione alle forme animali limita l’attività della ‘vita’. Ciò mostra come è stata superficiale la nostra consapevolezza, in quanto distinta dalla classificazione, di forme vegetali. A parte il movimento, la capacità di muoversi liberamente in un ambiente, tutte le piante hanno caratteristiche simili agli animali. formano rapporti simbiotici (alcuni con gli esseri umani), hanno un comportamento aggressivo e difensivo, esprimono quelle che sembrano reazioni analoghe a ciò che chiamiamo emozioni e si adattano energicamente all’interno di una gamma di ambienti. Si accoppiano e coltivano una nuova vita. Hanno una durata con comportamenti tipici di grandi e piccini. Si evolvono.

Se animali e piante mostrano comportamenti tipici che potremmo chiamare di forme di vita, cosa dire dell’acqua? Non sappiamo quasi nulla sull’acqua, sulle correnti, sulle variazioni di temperatura dell’acqua, sul rapporto con gli animali marini e sul movimento tra le diverse aree. Al momento gli oceani sono solo discariche per gli esseri umani, il che influenza l’altro uso che facciamo dell’acqua, il sostentamento.

Che dire della roccia? Quando si tratta di roccia osserviamo placche tettoniche, vulcani, il movimento dei continenti, ma limitiamo le nostre osservazioni a prevedere come il comportamento della roccia potrebbe influenzare la vita umana. Acqua e roccia possono avere caratteristiche di vita. Tutta la vita si evolve.

Siamo più fantasiosi quando guardiamo il pianeta. Alcuni tentano una visione olistica della Terra, chiamata Gaia, e come si è evoluta dalla polvere stellare al pianeta verde blu che abitiamo reagendo per tutto il tempo al cambiamento dei suoi componenti nella loro evoluzione. La danza caleidoscopica di materia ed energia si muove tra la nascita e la morte e si adatta per lunghi periodi ai cambiamenti dell’ambiente.

Se animali, piante, rocce, acqua e pianeti possono mostrare segni di vita, perché fermarsi qui? Il sistema solare è vivo e la galassia e l’universo? Forme organiche si trovano sicuramente ovunque, ma al centro di soli?

Forse è tutto vivo. All’inizio del Big Bang dell’universo qualcosa non ha detto ‘Sia la luce!’, ma, ‘Sia la vita!’. Darwin e Russell Wallace sottovalutarono l’evoluzione perché l’evoluzione è attiva dal Big Bang. La vita e l’evoluzione si sottintendono reciprocamente.

Il ‘Big Bang’ silenzioso

Nome stupido vero? Non ci fu alcun suono per un solo motivo. In questo caso, il cambiamento è entrato in un sistema chiuso e l’ha aperto. Questa è la cosa più grande che possiamo immaginare, e impossibile. Un sistema chiuso, stabile, che opera in eterno e all’infinito, tutte quelle parole di cui non comprendiamo il significato, hanno sviluppato un bisogno di cambiamento.

Non abbiamo idea di cosa fosse quel sistema e non si può mai averne una che non si basi sul sistema aperto in cui viviamo. Era un sistema solo, o molti, non ha funzionato, come ha fatto l’instabilità a svilupparsi in un sistema stabile? Dio ha fatto, “oops?!”

Qualunque fosse la ragione, la soluzione era quella di introdurre un cambiamento e le funzioni di cui siamo a conoscenza, la materia, lo spazio, il tempo e la fantasia che noi chiameremmo mente. Forse quest’ultima è solo un’aggiunta egocentrica, ma in ogni caso un ambiente che ha reso possibile l’evoluzione, e ha permesso alla vita di svilupparsi. Il cambiamento, su questa scala, è l’evoluzione, è la vita.

Ma il fatto è che se siamo in grado di osservarla potrebbe essere parte della nostra mente. La nostra mente, cioé, potrebbe essere difettosa e immaginare ciò che non esiste, e provarlo. In alternativa, la nostra mente potrebbe essere tutto quello che esiste, incluso l’universo.

Dobbiamo procedere con concetti basati sulla nostra fisiologia, sull’ambiente e sull’esperienza. Questo è tutto quello che abbiamo. Quindi è tutto speculazione. O illusione.

Mi sembra che cambiare un sistema chiuso, aprirlo a un ambiente è un processo di guarigione, o un lavoro di riparazione. I sistemi aperti, gli agenti dinamici di cambiamento e cose del genere sono finiti, implicano sofferenza, cioè, il limitare l’esperienza per alcuni componenti. Non possiamo fare a meno di ritenerla una cosa negativa. Introduce la morte così come la vita, l’età e la gioventù, l’amarezza come pure l’esperienza, l’entusiasmo e l’ignoranza e tutte le altre estrapolazioni binarie che conosciamo.

L’universo creato dal Big Bang potrebbe essere qui per guarire se stesso, o  fare un lavoro di riparazione come cambiare una ruota di scorta. L’obiettivo potrebbe essere quello di tornare a un sistema chiuso stabile. Il cambiamento (il tempo, l’evoluzione e altri) potrebbe essere qui per sradicarsi e creare nuovamente un sistema chiuso.

Polvere cosmica, galassie e sistemi solari, super-novae e buchi neri, la terra da palla di fuoco, manto di vapore e pioggia sugli oceani, le piante e le forme di vita fino agli esseri umani, tra cui la ragazza con i capelli rossi che ho quasi conosciuto e quelle che ho amato e perduto, poi verso l’unione con il sole e la ricostituzione in elementi base in modi inimmaginabili fino alla fine della galassia. Lo vediamo come una sequenza, ma forse si tratta di una revisione, un controllo delle parti, alla ricerca di ciò che è andato storto.

Possiamo farvi fronte immaginandoci una chiave inglese o un montacarichi utilizzato per riportare le cose alla normalità e metter via fin quando sarà necessario? Voglio dire, quanto è affidabile il funzionamento dell’universo? Dovremmo essere preoccupati di ciò che potrebbe essere inefficienza cosmica? Forse le cose non possono essere riparate?

E se un universo evolve un modo di fissare il successivo malfunzionamento in un maniera che non ci coinvolge? Non ci saremmo evoluti. Potrebbe avere molto a che fare con la domanda se l’universo in cui viviamo è in espansione o no. Se è verso l’entropia allora l’universo sarà più che stabile. Sarà morto. Se torna ad un altro Big Bang la riparazione non ha funzionato. Forse non possiamo vincere.

E’ possibile che il Big Bang, il cambiamento, l’evoluzione e l’animale umano siano tutti qui per combattere l’entropia? Hai fatto la tua parte oggi? Forse l’entropia ha causato il Big Bang?

Astrazioni personali

Niente di tutto questo è vero, perché l’ho appena inventato. Ma potrebbe essere vero solo perché l’ho inventato?

L’universo è tutta un’illusione, o è l’Io? L’universo ti dice qualcosa circa l’Io? Oppure l’Io spiega l’universo? Come sono collegate le due cose?

Abbiamo due punti di vista sull’Io. Come autore dell’illusione esso crea una realtà alternativa di cui è il protagonista. In alternativa, sotto il nome di anima, è il fondamento essenziale di tutto ciò che è e ha qualità che precedono l’universo, l’eternità, la stabilità e la bontà. Abbiamo la tendenza a pensare in binario.

Ci sono diversi punti di vista su ciò che l’universo è, ma i due principali sono che è perché ha bisogno di esistere; o non ha bisogno di esistere e semplicemente è. Questa è il punto di vista che introduce dio. Ma sappiamo che osserviamo l’universo, semplicemente non sappiamo fino a che punto lo creiamo.

In che modo tutto questo impatta sull’uomo della strada che cerca di ottenere il meglio del suo simile (e la donna)? La morale è una forza evolutiva con il proposito di aiutare l’umanità ad avere il suo ruolo nella lotta contro l’entropia così che l’universo possa recuperare la stabilità del sistema chiuso?

O sono questi solo altri termini per buono, cattivo, peccato, punizione, paradiso, inferno? Ho sempre sentito che quest’ ultimo mucchio di modificatori di comportamento era pericolosamente vicino a genitori severi, figli ostinati e ferma disciplina, in altre parole, derivate dall’esperienza infantile, non la base più ampia per un’indagine sull’universo.

In realtà, non è l’Io in sé che è importante, anche se l’Io è l’anima. E’ il rapporto dell’Io con l’universo che è importante. L’Io è fin troppo felice di dire “E’ tutto su di me”. Ma quell’opinione alla fine esclude tutto il resto: entropia, Big Bang, evoluzione, la vita nelle sue forme non animali. Anche se l’Io è così importante, certamente non è importante solo perché crede di esserlo.

Sembrerebbe che l’evoluzione di per sé non possa riparare l’universo aperto in cui, ehm, si è evoluto. Perché altrimenti ci sarebbero, piuttosto improvvisamente pare, grandi cervelli, cultura e moralità. Questi accelerano il processo, anche se in modo minimo su scala universale, almeno, finora.

L’Io ha bisogno di guida per evitare di diramare verso l’egoismo; e la morale, il controllore, ha bisogno di guida, per evitare di diventare troppo pedante. è troppo spesso aberrazione.

••

Immaginate uno stato in cui non c’è spazio, solo infinito. Non c’è tempo (o cambiamento), solo eternità. No, non ci riesco neanche io. Definiamo queste parole in termini di ciò che non sono: non-spazio, non-tempo. Potrei anche scrivere #% & @ 0 e · * ^> fi <€. Questo è ciò che abbiamo per descrivere il sistema stabile prima del Big Bang. In realtà, nell’usare i termini ‘infinito’ e ‘eterno’ potremmo ignorare le altre caratteristiche più adatte a descrivere questo stato. Oppure,‘caratteristiche’ ‘e ‘descrizione’ potrebbero essere termini irrilevanti.

Abbiamo un indizio. Il Big Bang è un evento astronomico (per l’esattezza ha creato l’astronomia e tutto il resto), ma ha creato quello stato in tutti i componenti che ha creato quando si è verificato. Cambiamento, ed evoluzione e la possibilità di stabilità e l’eliminazione di entropia sono in tutte le cose, compreso il senso che si ha di se stessi, dell’ Io.

L’Io ha sperimentato il Big Bang e il cambiamento ed è in fase di evoluzione, come il resto dell’universo. Anche noi abbiamo un lavoro da fare.

Prestate attenzione alle domande che fate. Potreste ottenere una risposta.

©2017 Translation copyright Gianna Attardo.

59. La ricerca dell’eternità

di Phillip Kay. Tradotto da Gianna Attardo dall’inglese.

I Santi Innocenti

Il Capitolo 2 del Vangelo di San Matteo riporta quello che potrebbe essere un vecchio racconto su Zarathustra. Nell’impero persiano Zarathustra era stato una figura religiosa riformatrice, e le sue riforme si erano diffuse ben oltre la Persia. Ma suscitò l’invidia dai sacerdoti della più antica religione politeistica dei Medi i cui riti erano stati abbandonati dall’Imperatore e dalla sua corte. Durante un sacrificio all’unico dio Ahura Mazda i sacerdoti del vecchio rito assassinarono Zarathustra, causando grande dolore tra i suoi seguaci, (i Greci tramandarono la storia) chiamati stregoni, seguaci di quelli che sembravano loro riti misteriosi. Uno stregone è un mago in Greco, il plurale è magi. I Magi utilizzavano tutte le loro competenze e la conoscenza dell’astronomia per cercare la reincarnazione di Zarathustra che sarebbe rinato in un paese a sud della Persia.

Matteo voleva dimostrare che il mondo intero era in attesa della nascita del Messia ebraico (anche se ovviamente solo gli ebrei avevano sentito parlare di una tale figura). Matteo semplicemente si appropriò della storia persiana e fece viaggiare i Magi verso sud alla ricerca del Messia.

Non si può smettere di ripetere che i Vangeli non sono storia, sono spiegazioni di un nuovo rituale riguardante la figura di Gesù Cristo, Jesu  il Messia. Così Matteo mette insieme una storia creata proprio per mostrare quanto Gesù fosse speciale. Una mitologia bella e persuasiva, efficace, non male la storia.

I Magi vennero a Gerusalemme (i Magi, e tutti gli Zoroastriani, si sarebbero accorti che YHWH era una versione di Ahura Mazda) e ottennero un’udienza presso il re della regione, Erode il Grande. Erode naturalmente sapeva qualcosa sul Messia. Il profeta Michea aveva detto che sarebbe nato a Betlemme, un villaggio vicino Gerusalemme associato con il grande re Davide.

I Magi erano ciò che noi chiamiamo astrologi, ossia derivavano un’occulta erudizione da uno studio del movimento delle stelle e dei pianeti. Avevano fatto quello che noi chiameremmo un tema natale, in cui si diceva dove

Si poteva trovare il nuovo Zarathustra. Matteo fece seguire ai Magi una stella fino a Gerusalemme poi a Betlemme, cosa che non si può fare. Se si tenta di seguire anche un chiarore per sei metri su un palo del telegrafo semplicemente ci si perde.

Ma per Matteo i cieli stessi stavano annunciando la nascita del Messia. Poi Matteo aggiunse altri versetti del Vecchio Testamento. Malgrado fosse l’unico a sapere di Betlemme e della nascita del Messia, e sebbene il Messia dovesse essere più piccolo di due anni (a detta dei Magi) e a mala pena una minaccia per il suo governo, Erode provocò un massacro. Tutti i maschi di due anni e meno della zona furono uccisi. Tuttavia l’uccisione non fu troppo efficace, in quanto Giuseppe e Maria fuggirono in Egitto con Gesù. Quest’ultima storia fu derivata da un libro del profeta Osea. Poi scopriamo che l’omicidio è stato un adempimento di passaggi nell’Esodo e in Geremia. Matteo stava parlando ai Giudei che erano seguaci di Gesù, dimostrando che Gesù adempì la scrittura, e che era una figura simile in molti modi a Mosé.

Nel libro dell’Esodo si apprende che il re dell’Egitto temeva la presenza degli Israeliti nel suo paese e ordinò che tutti i neonati maschi venissero annegati nel Nilo. Un bambino, Mosè, fu posto in una cesta e mandato alla deriva nel letto di canne vicino alla sponda dove la figlia del re lo trovò e lo crebbe.

‘Mosè’ è parte di un nome, ad esempio [Thoth]moses: ‘nato da Thoth’, forse ‘figlio di dio’, e se sapessimo di più sulla cultura egizia potremmo trovare storie che lo riguardano con il suo nome completo. L’annegamento dei neonati nel Nilo è un ricordo di un mito che conosciamo circa Osiride che fu assassinato e gettato nel Nilo e il suo corpo in seguito tagliato a pezzi dal fratello Set, a ogni pezzo fu data una sepoltura separata fino a quando i pezzi furono rimessi insieme da Iside, sorella e moglie di Osiride, che lo riportò in vita. Osiride rappresentò la piena del Nilo e anche l’immortalità personale per i suoi devoti.

I Magi, la stella e il massacro sono tutti ideati da Matteo come storie di nascite miracolose, leggende simili a quelle spesso narrate sulla nascita di grandi eroi. Queste storie furono inventate, adattate e assemblate dall’uomo cui ci riferiamo come Matteo cui dovremmo dare credito come uno dei  creatori di mito del mondo, insieme ad altri creatori della Cristianità come Luca e Paolo.

La stregoneria e il mago

La morte e la rinascita di Osiride, il salvataggio di Mosè, il massacro dei santi innocenti e la fuga di Gesù in Egitto furono storie il cui fine era il raggiungimento dell’immortalità: Osiride, Mosè e Gesù furono tutti salvatori. Nei miti su questi eventi è ritratta la vita insieme alla morte: il corpo di Osiride, i bambini egiziani, quelli di Betlemme dovevano morire, ma Osiride, Mosè e Gesù sopravvissero per dare vita eterna ai loro seguaci.

Questo ha significato molto, forse, per una famosa, o meglio famigerata, figura della Francia medievale. Gilles, barone di Rais, maresciallo di Francia era un soldato dell’ Angiò.

Per dieci anni fu alla testa di un contingente che combatté con Giovanna d’Arco contro i Britannici, 1427-1435, di età compresa tra i 22 e i 30 anni, famoso per il suo coraggio sconsiderato in battaglia. Nel 1431 Giovanna fu bruciata sul rogo come strega, aveva 19 anni. Nel 1435 Gilles lasciò l’esercito e quasi fece bancarotta costruendo una magnifica cappella dei Santi Innocenti e poi mettendo in scena un’elaborata rappresentazione dell’assedio di Orleans che aveva parti per oltre 500 persone. Gilles era uno dei più ricchi pari di Francia. Il suo comportamento disturbò la famiglia, i sostenitori e gli alleati al punto da persuadere il re ad emanare un editto per fermarne le stravaganze. Egli non si comportava come dovrebbe un pari di Francia. Forse era stato critico sull’omicidio di Giovanna venduta dall’esercito di Borgogna agli Inglesi. L’aveva vista fare dei miracoli.

Nel 1438 Gilles divenne un alchimista e si disse che tentò di entrare in contatto con demoni e diavoli. Si spinse oltre e iniziò a praticare la necromanzia, riti che coinvolgono i morti. Fu detto che Gilles aveva sacrificato oltre 40 bambini nei suoi riti, anche se i suoi accusatori non erano a conoscenza del suo scopo.

Gilles fu indagato dalla Chiesa cattolica in un tribunale convocato dal vescovo di Nantes e sia lui che i membri della sua famiglia furono minacciati sia con la tortura che con la scomunica. Quest’ultima convinse Gilles a confessare, e alla fine fu impiccato nel 1440, all’età di 35 anni.

Il Malleus Maleficarum, il martello delle streghe, fu pubblicato in Germania nel 1487: non era un buon momento per essere accusati di stregoneria.

Si dice che Gilles abbia ricevuto un processo ma dobbiamo ricordare che questa era l’età del feudalesimo. Un nobile non poteva sbagliare a condizione che avesse la protezione di un signore feudale. Una volta persa la protezione, anche lui era perso. Il ‘processo’ era una procedura stabilita per giustificare la decisione del signore feudale di sacrificare un vassallo, aveva un verdetto predeterminato, la ‘prova’ era procurata da informatori che venivano pagati, o ‘complici’ che venivano torturati, non era permessa difesa e il ‘giudice’ stesso era asservito al signore feudale. Per capire perché Gilles fu sacrificato dobbiamo dare uno sguardo alla carriera del suo feudatario, il duca di Bretagna.

Giovanni V, il Saggio, ereditò un ducato con pretendenti rivali al trono. Più volte alternò alleanza con Inghilterra e Francia e combatté con forza contro un conte rivale in patria. Nel 1430 aveva consolidato la sua posizione. Ma aveva urgente bisogno di denaro, ed era disposto a sacrificare il suo ex sostenitore Gilles de Rais. Quando il suo agente, il vescovo di Nantes, trovò Gilles colpevole Giovanni immediatamente confiscò i possedimenti di Gilles ancora notevoli in Bretagna. Era la politica di potere del tempo. Qui troviamo la ragione dell’accusa e della morte di Gilles.

I racconti luridi delle vittime di Gilles, ragazzi sodomizzati mentre venivano decapitati, non possono nemmeno essere presi in considerazione. Non c’è modo di sapere ora se questi resoconti furono ottenuti con la tortura, o forse scritti dai membri della corte dell’udienza in tribunale per essere approvati da ‘testimoni’. Gilles fu esonerato da tali accuse dal re due anni dopo la sua morte.

Nel 1435 Gilles costruì una cappella per i Santi Innocenti. Fece quasi  bancarotta, o almeno ebbe allo stesso tempo un problema di flusso di denaro e di credito. Continuò a scrivere un pezzo da teatro sulla battaglia di Orleans, e si trovò invischiato in alchimia e necromanzia. Cosa cercava?

Nel racconto biblico dei Santi Innocenti i bambini morirono cosicché Gesù potesse vivere. Come nella storia di Mosè (e per Osiride). Gilles intendeva  portare qualcuno in vita, e garantire il successo con la morte di 40 bambini? Stava praticando la magia?

La storia diabolica

L’essenza del mito è che libera un processo difficile nella psiche e permette lo sviluppo spirituale. La magia invece riguarda il potere. Con conoscenza arcana il mago è in grado di controllare spiriti e demoni e costringerli a fare la sua volontà. Ma la magia perde molto della sua forza quando la credenza in spiriti e demoni non è forte. La magia diventa fiaba, una storia di fate. Il diabolico Gilles diventa il mostro Barbablù.

O almeno così si crede. Non vi è molto in comune tra Gilles e la storia di Barbablù. Barbablù è un negromante, scoperto in un primo momento per la barba blu, e poi per la stanza piena di cadaveri di ex mogli.

Si può immaginare come elementi fiabeschi penetrarono nella storia di Gilles  con i racconti del numero di cadaveri che ha raccolto in costante crescita fino a raggiungere 600. I racconti sensazionali di decapitazione e sventramento,  l’appello ai diavoli e il piacere che Gilles sentì nella sua attività avrebbero terrorizzato gli ascoltatori.

Barbablù era un personaggio minore: aveva sette mogli, ciascuna uccisa per il suo vizio della curiosità. Viene da chiedersi il motivo per cui le 600 vittime di Gilles non fecero domande. Barbablù è modellato sul sultano che aveva Sheherazade come moglie nelle Mille e una notte, le cui mogli precedenti erano state tutte strangolate la prima notte di nozze per preservare la loro castità.

Alla necromanzia, la stanza piena di cadaveri, è stata aggiunta una storia misogina di cautela, della punizione di donne che indulgono nella loro lussuria o nel vizio della curiosità. Queste storie tuttavia, come la famosa versione di Barbablù di Perrault del 1697, erano raccontate a corte tra le dame di corte, e  vennero ad avere eroine piene di risorse. (nel racconto di Perrault Barbablù era un pirata, e aveva un fratello pirata chiamato Barbanera, anche se il famoso pirata Edward Teach, noto come Barbanera, vene alla ribalta solo intorno al 1720).

Con uno sguardo più da vicino si possono vedere le tracce delle religioni misteriche che in seguito divennero necromanzia. Il neofita deve in un certo senso morire, andare nell’aldilà dove i morti sono sepolti, e lì eseguire i riti che gli permetteranno di ottenere la vita eterna, camminando sulle orme di un dio, un Osiride, un Mosè o un Gesù (per parlare di quelli che ho menzionato qui).

Solo il contesto è cambiato nel corso dei secoli. La religione è diventata magia, e poi una storia di intrattenimento.

••

Il modo in cui questi eventi vengono letti ci dice anche qualcosa su noi stessi. Cerchiamo la verifica astronomica della stella di Betlemme, e dimostriamo la falsità della strage degli innocenti, ma non vediamo il viaggio mitico fatto dall’eroe per ottenere la vita eterna.

Immaginiamo una scienza forense inesistente nel 15 ° secolo (l’età delle reliquie e dei miracoli) in grado di dimostrare lo sterminio di massa, ma non notiamo la politica del feudalesimo e la pratica dell’alchimia.

Notiamo la misoginia e il sessismo nelle favole del secolo 17 °, ma non vediamo i riferimenti a riti massonici. Il fratello maggiore di Charles Perrault Claude, ad esempio, è stato un collaboratore di Huygens e Isaac Newton (anche un famoso alchimista) e tutti erano scienziati prominenti del tempo, che operavano sotto lo scudo dell’Ordine massonico. In Barbablù devi solo chiedere perché Barbablù (l’iniziato) fornisce una chiave, e chiede all’eroina di evitare una porta particolare, dietro la quale lei scopre la morte.

Sembra esserci un’apertura nel mondo antico sulle questioni spirituali che manca nel mondo cattolico ordinato dell’Occidente, con le sue leggi aristoteliche della natura dalle forme semplici alle complesse, l’astronomia tolemaica delle sfere fisse e la teologia ortodossa. La cosiddetta Età della Ragione ha appena trasferito questa visione ordinata del mondo a un contesto secolare per creare ciò che noi chiamiamo scienza.

Solo recenti sviluppi della fisica quantistica, con la loro enfasi sulle relazioni piuttosto che sulle leggi, si avvicinano a sostenere la portata immaginativa necessaria per esplorare l’universo e la sua origine nell’eternità.

©2017 Translation copyright Gianna Attardo.

58. Guardare indietro

di Phillip Kay. Tradotto da Gianna Attardo dall’inglese.

Guardare indietro, non è così facile da fare. Se al momento stai camminando inciampi e tutto si rivela un fiasco. Se sei fermo vai in giro in tondo, con l’illusione di star andando da qualche parte.

Guardare indietro è la base dei movimenti di conservatorismo e conservazione, ma è anche un rifugio per quei molti che sono stufi di una vita di costanti cambiamenti. Doversi sempre adattare a qualcosa di nuovo, in una cultura che vede ciò come una sorta di progresso, è faticoso e, per alcuni, fonte di spavento.

Ciò che segue è il mio tributo (e un po’ di censura) a tutti i curiosi che guardano indietro che mi vengono in mente. Ce ne sono molti di più, alcuni fingono di essere all’avanguardia e progressisti. Hanno la mia simpatia.

Teoria della terra piatta

La Flat Earth Society International Research della Chiesa d’America e la Covenant People’s Church della California avevano 3.500 membri alla fine dell’anno 2000. Dopo un intervallo di tre anni, nel 2004, la Society si riprese. Iniziò nel 1880 come una società formata da Samuel Rowbotham, un inventore accusato di aver fatto fortuna con la vendita di farmaci per allungare la vita. Nel 1884, alla morte di Rowbotham (all’età di 68 anni), i suoi seguaci fondarono la Universal Zetetic Society.

I sostenitori della teoria della terra piatta sono conservatori che credono di star proponendo verità che si trovano nella Bibbia. In questo senso sono fondamentalisti cristiani, anche se la terra piatta è la loro dottrina fondamentale. Lo scopo è quello di mostrare, attraverso la sperimentazione (pseudo) scientifica che Galileo, Copernico, e pensatori come Albert Einstein si erano tutti ingannati e, a loro volta, hanno ingannato il mondo.

Dopotutto, sappiamo che il mondo è piatto. Altrimenti tutti ne cadremmo fuori. Intendiamoci, i marinai di Colombo temevano che avrebbero navigato oltre la sua estremità. Se la terra è piatta, meglio stare fermi. E mi chiedo, se la terra è piatta, non perderemmo la dimensione di altezza / profondità?

Questo è il modo semplice di barcamenarsi sulla Teoria della Relatività, il Principio di Indeterminazione e la fisica quantistica. Non si possono comprendere: devono essere sbagliate.

Poiché gran parte delle attività della Society si sono svolte al culmine della guerra fredda, con una corsa allo spazio e la proliferazione di testate nucleari, dovrebbero essere considerate come uno dei movimenti del tempo per la pace. il cuore di queste persone è nel posto giusto. Si simpatizza con chi non vuol cadere da un globo rotante.

Divieti mestruali

La convinzione che la mestruazione sia qualcosa di impuro è molto diffusa nelle società umane ed è associata, in quelle occidentali, alla convinzione biblica che le donne mestruate debbano essere separate dal gruppo e purificate prima di recarsi nel tempio a pregare. Stranamente questo ha portato al fatto che molte donne sono diventate reticenti e si sono sentite umiliate da questo processo nel loro corpo.

La maggior parte dei mammiferi ha mestruazioni. E’ parte del ciclo di variazione ormonale che porta all’ovulazione. Sembra che il problema è che le mestruazioni vengono confuse con il sanguinamento, che nel giudaismo è ritenuto offensivo per YHWH. Le perdite mestruali consistono di rivestimento uterino (prodotto per nutrire l’uovo fecondato), altre secrezioni, i resti dell’uovo scartato e una quantità di sangue che è meno della metà del totale delle perdte.

Le società primitive, come gli ebrei dei tempi biblici, non lo sapevano. Invece di celebrare le mestruazioni come parte del ciclo che produce una nuova vita, le ritenevano una contaminazione che richiedeva pulizia (forse YHWH avrebbe dovuto pensarci quando ha creato le mestruazioni). E’ stata la maledizione di Eva.

La convinzione che il corpo femminile crea una nuova vita porta al rispetto degli uomini verso le donne ed evita la necessità di femminismo. Ma il rispetto per una tradizione antica trovato nella Bibbia ha portato a una discriminazione che ha colpito proprio l’atteggiamento delle donne verso i loro corpi. Le antiche tradizioni spesso contengono una parte di verità. Questa è un falso.

Lord Bill

La convinzione che Shakespeare fosse veramente un lord (forse Francis Bacon Visconte di St Alban) risale alla metà del XIX secolo ed è una reazione comprensibile all’agiografia bardica,  convinzione secondo la quale Shakespeare è il più grande scrittore che sia mai vissuto, il più grande drammaturgo del mondo, o, in sostanza, il più grande drammaturgo inglese. Questo fu un movimento anche della metà del 19 ° secolo. I non-Inglesi potrebbero avere un candidato diverso, ma gli Americani (dove ha avuto origine la credenza di un candidato alternativo) hanno prevedibilmente preferito un lord come il vero autore delle opere (per qualche motivo non tanto dei Sonetti o dei poemi narrativi).

Stranamente, in epoca elisabettiana questa convinzione trova i suoi sostegni Sappiamo dalla sopravvivenza di riferimenti alla produzione di opere teatrali (e alla nostra esperienza contemporanea della stessa) che la produzione di queste è una procedura di collaborazione. Sappiamo che Shakespeare ha usato materiale altrui, ha lavorato come parte di un team di scrittori e ha contribuito a produrre le sue opere insieme con la troupe di recitazione più abile del tempo, e tutti hanno dato un contributo creativo a quello che è stato eseguito. Si potrebbe dire che Shakespeare è stato solo in parte l’autore delle sue opere. Shakespeare, volutamente, non ha mai rivendicato la paternità di eventuali opere teatrali, ad eccezione dei suoi poemi narrativi. Questi erano le sue opere scritte contro quelle rappresentate.

Una delle domande senza risposta circa la paternità delle opere teatrali è il motivo per cui il First Folio è stato prodotto nel 1623, sette anni dopo la morte di Shakespeare, quando il suo nome stava diventando poco familiare al pubblico. Perché il Conte di Pembroke, il dedicatario, volle essere associato con i Kings Men nel 1623? O con i Sonetti nel 1609?

Invece di fare un’analisi politica, coloro che credono nell’autore alternativo cercano di trovare il vero autore delle opere e non considerano affatto Pembroke. Insistono che le opere teatrali sono produzioni letterarie (non lo erano, erano cose effimere al momento della rappresentazione); che contengono riferimenti autobiografici (è possibile, ma a quale autore?); che l’autore era altamente istruito (e Shakespeare non lo era, non essendo mai andato all’università – il che dimostra che nemmeno loro vi erano andati); e che si può scoprire l’autore attraverso dispositivi come la crittografia – ma così lo può qualunque cosa). L’idea è giusta ma l’oggetto e il metodo sbagliati. Guardare indietro, ma non abbastanza lontano.

L’universo geocentrico

Le indagini hanno rivelato che circa un quinto della popolazione mondiale crede in un universo geocentrico, e non sono tutti lettori dei libri Discworld di Terry Pratchett. Sono persone che si aggrappano al modello tolemaico del cosmo, delle sfere planetarie e stellari che orbitano intorno alla terra nel loro centro. La ragione? Perché questo è quello che sembra dal loro punto di vista, e non mettono mai in discussione quella prospettiva. Sembra anche che sia la convinzione di alcuni scrittori di testi biblici, così leader conservatori del giudaismo dell’islam e del cristianesimo la presentano alle loro greggi.

La Bibbia conserva molta saggezza spirituale, ma non è affidabile  per quanto riguarda la storia o la scienza, inclusa l’astronomia. Non contiene una cosmogonia definitiva, tranne in apertura della Genesi quando Dio crea il mondo in sei giorni. Poiché inizia quando non ci sono giorni e arriva solo al giorno e alla notte il quarto giorno, la parola ‘giorno’ deve significare qualcosa di diverso nella Bibbia.

La teoria centrica della terra andava abbastanza bene per Aristotele, Tolomeo e d’Aquino, e così attrae tutti coloro che vogliono restare nella visione del mondo del XVII secolo, pre Copernico.

E’ anche una visione dell’esistenza umana incentrata sull’io e attrae  coloro per i quali il loro io è il centro dell’universo. Nella loro religione dio è lì per punire e premiare, e il mondo gira, non impropriamente, intorno a loro. A me questo sembra piuttosto sminuire dio e l’universo e limitarsi a coloro che detengono opinioni di tal sorta.

Tuttavia, il geocentrismo ha il pregio della semplicità. Tutto ruota intorno alla terra, e intorno all’io. Ci vuole una vita per realizzare che questo è solo uno psicodramma, che le implicazioni del cosmo sono ancora al di là della nostra comprensione. Deve essere confortante avere il bozzolo di semplici scelte morali, come se nel Giardino dell’Eden. Capisco ma non riesco a simpatizzare.

Parola di Dio

La verità letterale delle Scritture è affermata chiamandole la ‘Parola di Dio’, il che richiama le immagini assurde di dio che detta le Scritture a un amanuense, o scrive le parole sacre, una foto di un dio con una voce, una mano in grado di utilizzare una penna, in altre parole un dio umano.

L’idea non ci aiuta, perchè appiattisce tutta la Scrittura. Le lamentazioni di Geremia o il Discorso della montagna diventano di pari importanza al rito arcaico riguardante la lapidazione di adultere o le genealogie di antichi leader ebrei.

Inoltre, ciò sostiene l’idea di un interprete. Tutte le parole sono ambigue e contengono molte sfumature di significato. Esse hanno una storia, possono essere utilizzate ironicamente o scherzosamente, possono essere variamente tradotte e così via. Più importanti le parole più vitale sarebbe un interprete. Questo crea una struttura di potere, con l’interprete in alto, come avveniva in epoca medievale in Europa, quando il Papa, occupava quella posizione a Roma.

L’intero punto del protestantesimo è che l’individuo dovrebbe derivare significato dalle Scritture, non farselo interpretare. Mentre è auspicabile che i gruppi religiosi continuamente si riformino secondo principi tradizionali e abbiano una certa uniformità di dottrina, il fatto è che questo ideale non è mai stato raggiunto nella storia umana.

Nel cristianesimo, per esempio, ci sono state in un primo momento centinaia di modi di intendere la vita, e il significato della morte di Gesù. Alcuni gruppi hanno tentato di creare una ortodossia sanzionando alcune dottrine e scritture e respingendone altre, di solito quelle su cui erano in disaccordo. Dopo molte persecuzioni, un’ortodossia fu apparentemente raggiunta, solo per vedere la chiesa dominante di Roma attaccata per motivi politici da altre chiese nazionali in Europa. Questa fu la Riforma. Nel 20esimo secolo, è stato fatto un altro tentativo negli Stati Uniti per tornare ai fondamenti.

In ogni caso, questo è stato un processo senza successo soprattutto perché si tratta di una lotta di potere, non è uno sforzo religioso da parte dei credenti. Il fondamentalismo, e la convinzione che le Scritture sono la Parola di Dio, introducono l’idea di conformità del credo nella alla pratica religiosa, ma insistono sul fatto che la conformità è più importante della pratica. Il gioco di potere, non la devozione, non mi convince.

Creazionismo

In esso non vi è alcun conflitto tra creazionismo (il racconto della creazione del mondo nel libro della Genesi) e la teoria dell’evoluzione. La Genesi racconta delle prime cause (dio) e dell’evoluzione dello sviluppo della vita. Solo ipotizzando che un giorno della creazione, quando non esistevano il sole e la luna, è lo stesso come è ora, quando ci sono, si può creare un conflitto. Non esiste assolutamente alcuna giustificazione per fare questa ipotesi, quindi il conflitto è artificioso. Perché questo accade?

E’ l’ennesimo tentativo di mettere indietro l’orologio e tornare a un mondo più semplice, questa volta respingendo pretese scientifiche a favore di quelle religiose. Si dice che un cambiamento evolutivo suggerito dalla scienza sia una falsa dichiarazione, la vera spiegazione un atto di cambiamento evolutivo fatto da Dio. Non sappiamo abbastanza sul cambiamento evolutivo per spiegarlo, il motivo per cui viene chiamato teoria. Ma semplicemente contemplare il cambiamento con un atto di Dio, che non possiamo conoscere affatto, è rifiutare di comprendere il nostro mondo, è un passo indietro.

I gruppi religiosi a volte temono quelli scientifici, perché pensano che gli scienziati, con il loro tentativo di validazione attraverso la prova, erodono i valori morali tradizionali. Mentre alcuni scienziati sono atei arroganti, la maggior parte non lo è. I gruppi religiosi devono stare in guardia contro i propri eccessi di ipocrisia e di intolleranza, piuttosto che attaccare gli altri.

Il postulato di spiegare la creazione e l’evoluzione con un atto di dio è davvero anticipare dio per rivendicare la conoscenza delle azioni di dio. Che questo è fatto sostenendo l’autorità della Scrittura aggiunge solo all’arroganza erronea delle affermazioni fatte su dio come creatore. Solo perché un uomo decide che un libro è ispirato da dio è per lui ragione sufficiente per pretendere di conoscere le azioni di Dio. Le affermazioni religiose sono diventate quasi ateistiche. Ed è solo un altro gioco di potere. Deludente.

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Nei casi che ho presentato tornare indietro ha dimostrato di essere uno spreco, un gettar via il bambino con l’acqua sporca. Come specie, abbiamo prosperato attraverso la nostra diversità, la nostra capacità di adattarci ai cambiamenti ambientali. Ma, poiché il cambiamento, spesso un non indispensabile cambiamento tecnologico, accelera, si tende a tastare il terreno e a non voler essere spazzati via per il cambiamento per il cambiamento.

Fermarsi per fare il punto è una cosa. Inculcare conformità e uniformità, e il semplice amore di regressione per le opportunità che danno per assumere il potere, è guardare indietro e morire.

©2016 Translation copyright Gianna Attardo.

57. La bellezza

di Phillip Kay. Tradotto da Gianna Attardo dall’inglese.

Ci sfugge via come qualsiasi altro concetto. Tuttavia mi spinge a fare domande.

1. La bellezza è ideale o reale?

2. E’ una qualità degli oggetti o una mia emozione?

3. Perché è così spesso un volto umano e non un corpo umano?

4. Perché ha generato i termini bello, piacevole?

5. Perché suscita meraviglia quando la si incontra?

6. Perché sembra familiare, conosciuta?

1 Domande

Così tanto da chiedersi. Permettetemi almeno di tentare di mettere in ordine queste idee.

Bellezza, il bello. Ci penso in termini di proporzione. Per me è più spesso una struttura. Qualcosa che Pitagora o Platone avrebbero potuto creare come la musica delle sfere, o le forme ideali. Per me, è sempre inattuabile. Lì, quasi. Irraggiungibile?

Non è forse vero che tutti i concetti esistono dentro, non fuori la mente umana? Penso alla bellezza come una qualità, ma non è un concetto? Forse è sia la qualità di un oggetto che il concetto soggettivo della mente? Forse la bellezza è la combinazione di questi due?

La bellezza è spesso il volto di una persona e, talvolta, una vista o un paesaggio, non un corpo umano nonostante la nostra estetica ereditata dalla cultura greca. Forse il volto rivela la mente, e la bellezza interiore ed esteriore possono diventare correlate? A volte si può avere begli occhi ma raramente bei gomiti.

Bella donna, uomo di bell’aspetto. Perché non il contrario? La bellezza è legata all’amore e al sesso? Amiamo il bello o piuttosto ci piace? Si può amare le proporzioni delle colonne del Partenone? La bellezza femminile è in qualche modo diversa dalla bellezza maschile? Più importante?

La bellezza evoca meraviglia. Mi manca il fiato, come se avessi ricevuto un pugno allo stomaco. Che bellezza, così inaspettata! Così perfetta! E la bellezza è attraente, attira a sé. Così tragica per quelli che hanno un bel viso e una mente ordinaria.

La bellezza evoca non solo meraviglia. Evoca il riconoscimento. Entrambi proviamo sorpresa e familiarità quando la incontriamo. E’ forse perché è un ideale reso reale? Abbiamo incontrato da qualche parte prima la bellezza? Ma dove?

2 Definizioni

Il mio ODE (Oxford Dictionary of English) definisce la bellezza. Sembra che i Romani e i Francesi abbiano usato la parola come fanno gli Inglesi, come una sensazione di proporzione gradevole alla vista. Un bel volto ha lineamenti regolari. Ma un bell’alluce può avere proporzioni gradevoli? Un altro significato è quello di persona attraente, bella donna. ODE presenta altri termini: estetista, concorso di bellezza, reginetta di bellezza. Così la connotazione sessuale è anche molto forte.

In Wordbook (un altro dizionario) troviamo “1. qualità che danno piacere ai sensi. 2. Una donna dall’aspetto seducente “.

Ora ci avviciniamo. Piacevole. O sexy. Ebbene, i dizionari ci dicono semplicemente come è usata una parola e la sua continua evoluzione. Penso che ci sia molto più da dire sulla bellezza di questo uso registrato. Secondo il dizionario stiamo guardando (da uomini e lesbiche) le donne, e vedendo bei seni e un bel fondo schiena  ma sicuramente non un bel ginocchio e nemmeno una bella voce.

Ritengo che queste definizioni equiparino troppo da vicino il bello con il piacere. Penso: la bellezza è come un orgasmo? Vorrei aggiungere un’altra dimensione del tipo ‘enorme potere sotto controllo perfetto’, come in una galassia, le cascate del Niagara o il Concerto di JS Bach cui mi riferisco alla fine del saggio. Ciò dà il senso di stupore che proviamo di fronte alla bellezza. Una donna veramente bella non è mai solo un bel pezzo di sedere. Dietro di lei si scorge la Dea.

3 Sei nomi

Crispin Sartwell ha scritto un libro dal titolo Sei nomi della Bellezza (pubblicato da Routledge NY nel 2004), in cui ha cercato di andare oltre. Ha iniziato con sei termini per bellezza presi da lingue diverse, non per definire parole ma per suggerire significati.

Bellezza (inglese) l’oggetto del desiderio

Yaffa (ebraico) una fioritura

Sundara (sanscrito) santità

Per Kalon (greco) l’ideale

Wabi-Sabi (giapponese) imperfezione

Hozho (navajo) armonia

Ora questo non mi aiuta in quanto capisco solo l’inglese e in modo imperfetto. “L’oggetto del desiderio” non è nel mio dizionario. Ma posso vedere che alcuni popoli si concentrano verso l’esterno, in oggetti percepiti dai sensi (Yapha, Sundara wabi-sabi), mentre altri si concentrano sul sé e ciò che è la sensazione soggettiva della bellezza  (la bellezza, per kalòn, hozho).

Si sente il desiderio, ci si afferra imperfettamente al perfetto, si riconosce l’integrità e ci si sente rassicurati. Là fuori, qualcosa sembra salutare e proporzionato nella funzione, ispira rispetto o devozione, o strappa il cuore con la sua fragile impermanenza.

Nei libri giapponesi che ho letto sembra molto forte il senso de “il bello è svanito”. La festa dei fiori di ciliegio, la morte di Genji il principe splendente, il destino delle Makiokas.

È Wordsworth che vede il fiore di campo calpestato, la sua bellezza ignorata e distrutta? E i versi struggenti di Thomas Lodge durante gli anni della peste di Londra che ho sempre ricordato: “La luce scende dal cielo / regine sono morte giovani e giuste”.

Proprio questa dimensione da sola mi fa pensare che la bellezza potrebbe avere qualcosa a che fare con la permanenza. Vi è un senso spirituale dell’ideale, della santità, così come vi è un senso e un’idea sessuale di ciò che implica, la nostra mortalità. Quindi, una bella donna porta il desiderio, la vita, la morte; e prima e dopo di lei c’è qualcos’altro, qualcosa che riconosciamo come la bellezza, qualcosa di sorprendente.

Ma se è così, come si fa a riconoscere la bellezza? Se la bellezza è perfetta ed eterna, come può esistere in questo mondo di cambiamento? Forse possiamo evocarla con il nostro stato d’animo.

La bellezza è più di quello che svanisce inesorabilmente con gli anni. Sappiamo di essere parte di un universo che si disintegra, e tutto quello che siamo e abbiamo scivola via ad ogni secondo. La bellezza è parte di questa realtà che svanisce? O una traccia di qualcosa di più permanente? E’ il caso del bicchiere mezzo vuoto che è anche mezzo pieno e noi scegliamo se celebrare o piangere il bello?

4 Contesti

Sartwell si muove rapidamente tra contesti. Ad esempio, considera l’arte, che spesso rappresenta il bello, e ci ricorda che ‘l’arte’ non è un semplice oggetto, né un punto di vista espresso con padronanza del mezzo utilizzato, né il nostro apprezzamento dell’opera. In qualche modo si tratta di tutti e tre. Si tratta essenzialmente di un rapporto, uno a tre punte e il potere che può evocare può portare la bellezza a esistere e trasformare la nostra vita. Non che lo faccia sempre. Come tutti i rapporti funziona solo una parte del tempo. Dobbiamo superare il nostro universo prefabbricato, in cui vediamo quello che ci aspettiamo di vedere.

Un secondo esempio che Sartwell sceglie è l’artigiano. Il padrone degli strumenti. Guardare un lavoro artigiano è vedere un flusso tra strumento e materiali che scorre più velocemente di quanto la mente possa pensare. L’artigiano sa cosa lo strumento può fare, quello che il materiale su cui lavora può fare, ed è l’intermediario tra di loro. In poche parole, un altro rapporto. Qui la qualità dominante è spesso la velocità, come un buon meccanico ripara un motore più velocemente di quanto la sua mente può pensare, sapendo che strumento e motore gli parlano in un modo diverso dal pensiero. L’arciere tende l’arco e lancia la freccia verso il bersaglio anche più velocemente di quanto può pensare così freccia, arciere e bersaglio diventano uno. Anche questo è bellezza

Lungo l’analisi Saltwell respinge l’utilitarismo, l’idea che la bellezza sia utile. Questo ci piace. Le ali della farfalla sono belle per noi ma innescano il rilascio del polline nel percorso della farfalla. L’arte non è puramente decorativa ma la sua stessa bellezza ha uno scopo, suscitare quelle emozioni che ci rendono più civili.

Anche se questo potrebbe essere solo intelligente, non è sbagliato. Solo un’ altra dimensione della bellezza.

Un’altra dimensione è la fantasia. Gente bella. Come se la gente potesse essere bella sempre, non solo in certi momenti. Sappiamo che quest’ultimo è vero, ma  il passo dei pop e delle stelle del cinema sotto la luce dei proiettori ci offrono bellezza perenne. Da qualche parte nella nostra testa sappiamo che è effetto dei cosmetici, dell’illuminazione, dell’inquadratura, che le immagini vengono modificate sul computer, che le immagini sono più vicine all’arte, al disegno che alla fotografia, che la fotocamera mente sempre. Ma proiettiamo le nostre fantasie su queste immagini. Una star ideale del cinema ci aiuta a diventare ideali, amanti di fantasia di qualcuno che non ameremmo in carne e ossa.

Questo è bellezza come ideale, ma ideale in rapporto a noi non in astratto come sembra che sia una statua greca. Ma sia un film o una foto di Marilyn Monroe o un bronzo di Zeus che scaglia un fulmine entrambi sono dimensioni del bello.

5 Vero o falso

La bellezza può essere falsa? Nel nostro mondo, che consiste sempre più di fornitori e consumatori, ci si presenta spesso la bellezza facile, bellezza che piace come un cucchiaino in più di zucchero. “Oooh, come è bella”, dice la signora senza gusto tubando sopra un po ‘di kitsch. Funziona? La magia della bellezza trasforma la vita di questa persona, o un abile operatore le ha dato un contratto scadente? L’oggetto è di cattivo gusto, l’emozione che lei prova è superficiale. Eppure, nel suo caso, è questo lo stesso che guardare la luna che sorge nella regione artica mentre il sole di mezzanotte è ancora alto e sentiamo brividi nella schiena; è lo stesso che conoscere la scelta terribile data ad Amleto nel dramma di Shakespeare e sentire la saggezza che evoca in lui? Potrebbero essere tutte dimensioni della bellezza?

Conosciamo l’imperialismo culturale, l’essere ammassati nelle scuole e nelle università e il fatto che ci viene detto cosa ammirare, e scoprire la nostra stessa spazzatura e amarla fin quando anche quella compare sul curriculum. Quindi non possiamo respingere troppo facilmente gli standard di gusto degli altri. Ma esiste il cattivo gusto. Per alcuni è perfino un valore. Dove si trova la bellezza nello spettro del gusto? Non solo negli occhi di chi guarda. Ma nemmeno nell’oggetto ammirato.

Forse la bellezza è il legame tra noi e il nostro ambiente, il senso che esprimiamo con la parola naturale. Questa consapevolezza è quasi certamente la fonte del nostro senso estetico, basata sulla gamma ‘normale’ di colori, suoni, gusto e altre sensazioni che possiamo riconoscere intorno a noi. Cambiare questo a nostro rischio!

La bellezza potrebbe essere non il piacere ma un processo che estende il sé? Non importa quanto sia piacevole, ciò che conforta o offusca i sensi o la mente non può essere bello

6 Altri sensi

Ma perché  la bellezza è confinata alla vista? Quando si parla di altre cose che possono essere belle usiamo una parola diversa, piacere, e il più delle volte, piacevole. E’ stato un pasto piacevole, la musica al concerto era molto piacevole, anche il profumo è piacevole. Anche la lucentezza della seta è piacevole. Ci riferiamo alla qualità del piacere che qualcosa ci dà, e all’amore che il piacere ispira quando si parla di olfatto, tatto, udito e gusto. Ci riferiamo in quel modo anche a un altro essere umano. Diciamo, è una persona piacevole, riferendoci alla sua personalità. È vero, a volte è un bell’uomo, ma questo viene sempre utilizzato in un contesto di qualcosa di moralmente ammirevole nella personalità. Notate che non ci si può riferire a una donna allo stesso modo. Non possiamo dire, è una bella donna, perché attribuiamo già un’intera gamma di significati a ‘bella donna’.

Mi incuriosiscono anche le superstizioni che abbiamo sulla bellezza. Noi stessi noi siamo mai belli. Non diciamo, “sai, sono piuttosto bello”. Di bell’aspetto è il massimo che possiamo dire di noi stessi, e anche questo ispira trepidazione. Non male, potremmo dire. Da queste parti  diciamo “Bene, potrebbe essere peggio”.

Quando qualcuno possiede la bellezza, la ricchezza, il talento e la fortuna, lo ammiriamo, poi ci facciamo da parte e aspettiamo che accada qualcosa di brutto. Una morte violenta, forse, una malattia incurabile. Belle donne vengono violentate, usate e abusate, manipolate fin quando non arrivano a maledire la loro bellezza. Si dice spesso che i bei gioielli portano una maledizione. Perché? E siamo affascinati dagli idoli che muoiono giovani: James Dean, Marilyn, Elvis, Michael Jackson, Brian Jones, una lunga lista di coloro che hanno pagato il prezzo più alto per il possesso di glamour e bellezza.

Sospettiamo della bellezza? Pensiamo davvero che sia una maledizione? La bellezza è solo qualcosa che gli dei dovrebbero avere, qualcosa di eterno e che non appartiene a questa terra in disintegrazione?

Due miti greci lo suggeriscono, quello di Pigmalione, e quello dello sconosciuto che si innamorò della statua nuda di Afrodite di Prassitele. Entrambi amarono e idealizzarono una donna idealmente bella, ma una statua. Pigmalione fu fortunato, il giovane anonimo di Cnidos si rese ridicolo. Più perfetta è la bellezza meno è raggiungibile.

7 Parole

Questo è un saggio (tra le altre cose) sulle parole e come le usiamo, ed esprime l’idea che ci potrebbe essere qualcosa di misterioso nella parola bellezza, qualcosa appena fuori dalla vista e dalla conoscenza. Forse tutte le parole sono così?

Ecco alcune parole che potrebbe dirci qualcosa di più.

brutto deriva da una parola norvegese per paura o terrore. Il mostro Grendel era brutto. Suggerisce qualcosa di cattivo, qualcosa di soprannaturale. Al giorno d’oggi solo qualcosa di spiacevole.

bello originariamente significava facile da usare, ma ora significa impressionante (nelle femmine), di bell’aspetto (nei maschi), e suggerisce il piacere di guardare o essere insieme. Siamo di solito a nostro agio con una persona bella, lusingati dalla sua attenzione, più che con una bellezza che ispira soggezione.

grazioso è stato originariamente utilizzato per un ingannatore, uno che appariva meglio di quanto fosse e ora implica l’attrazione senza la bellezza. Porta in primo piano un altro aspetto della bellezza, che è spesso ammirato, ma non amato, freddo non coinvolgente. Grazioso ha molta più personalità.

Incantevole attrae, ciò che ci avvicina, e, naturalmente, viene dall’amore che originariamente significava desiderio. E’ una descrizione della nostra reazione a cose e persone piacevoli, piuttosto che una qualità che esse posseggono.

fascino è spesso una qualità di una bella donna, una femme fatale, donna pericolosa, che suggerisce il potere di incantare. Esso deriva dal termine per magia, ed era il potere di maghi e streghe sull’ordine naturale, come la Fata Morgana, Morgan la fata o una dea, che danneggiò, così come aiutò re Artù.

stupore deriva da una parola norvegese per paura e terrore. Si sente stupore quando si è nel sentiero di un vulcano in eruzione. E’ diventata riverenza, un’emozione che contiene ancora l’idea di paura, il riconoscimento di un potere che non capiamo. ‘Spaventoso’ è qualcosa che non ci piace, ‘stupefacente’ qualcosa che ci piace. Lo stupore fa parte della bellezza?

meraviglia. La bellezza evoca meraviglia, come Crusoe di fronte all’impronta di Venerdì, “sorpreso dalla gioia”. Sento meraviglia di fronte a molte cose, ragnatele, formiche, le cascate, le nuvole, le galassie, i fiori selvatici che crescono ai margini di autostrade: e bellezza. Essa può essere una variante extra anche se alcuni non lo credono.

Ecco qualcosa che non posso mostrare, Concerto n.5 brandeburghese di JS  Bach

https://www.youtube.com/watch?v=ZK6-x9sdEYo. Quando si guarda a Bach si può vedere che la bellezza non è solo superficie, come Anniq cantava

Forse questo vi spingerà a cercare ciò che ritenete cose o persone belle e a decidere che valore ha la loro bellezza. Forse avete elencato solo le cose che vi danno piacere. Ma guardate di nuovo.

Strano che più guardiamo da vicino una parola più il suo significato diventa privo di forma

©2016 Translation copyright Gianna Attardo.

56.  Nudità

di Phillip Kay. Tradotto da Gianna Attardo dall’inglese.

Nudità: essere senza indumenti. Molte sono le sue ragioni nel mondo. Non si ha bisogno di indumenti, non si può possiamo permetterseli, si desidera essere sessualmente provocanti, si ha bisogno di shock o si protesta contro un costume o un evento rompendo un tabù. Per non parlare dell’essere nudi per motivi professionali.

I sadhu hanno rinunciato al mondo in cerca della spiritualità. La nudità, anche il sesso, sono un mezzo per questo fine

La nudità può essere naturale, un costume tradizionale impensato o una forma di impegno politico o sessuale. Sembra che l’assenza di indumenti sia anche un’ affermazione sugli indumenti, così come una sul corpo umano.

L’abito fa l’uomo e la donna come dice il proverbio; rivela stato e rango nella società anche quando gli indumenti consistono in un copricapo di piume, in colori di guerra o di casta, nel piercing, nella distorsione praticata mediante oggetti di parti del corpo come lobi delle orecchie, in cicatrici o tatuaggi.

Può essere difficile sapere perché una persona è nuda se non si sa in quale parte del mondo si trovi nuda. La nudità significa qualcosa in molti paesi africani, qualcos’altro in Scandinavia, o in Polinesia, qualcosa di diverso nei paesi ebraici o nell’Islam, o nelle culture occidentali dominate dai Puritani. In alcuni luoghi solo i poveri sono nudi. In altri i santi vanno nudi.

Classi sociali o caste

Una persona nuda sovverte la struttura sociale. Nudi siamo tutti uguali. L’abito fa non solo l’uomo, ma la società. Senza struttura sociale, pensiamo, potremmo facilmente cadere nell’anarchia. L’abbigliamento, in questo caso, rappresenta il potere. Spesso, il potere tradizionale. Ecco perché  giudici e avvocati indossano parrucche, una moda aristocratica del 18 ° secolo, o perché gli uomini frequentano funzioni formali in cravattino bianco e code, come l’aristocrazia faceva nel 19 ° secolo. Piuttosto che sostenere il potere, però, la gente cerca altre giustificazioni all’abbigliamento. Una di queste è la modestia o, per dirla in altro modo, la vergogna.

L’hijab istituzionalizza pudore o vergogna. In origine aveva la funzione di coprire i genitali, ma è venuto a significare la copertura di tutto il corpo, ora limitato alle donne.

Una volta il commediografo irlandese Dave Allen ha citato la bibbia (come faceva spesso) per mettere in discussione la spiegazione tradizionale che dà della nudità e degli indumenti. La Genesi (3, 7) dice: (dopo che Adamo ed Eva mangiarono il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male) “Allora si aprirono gli occhi a tutti e due e scoprirono di essere nudi; quindi cucirono insieme foglie di fico e si fecero perizomi “(versione New English Bible, OUP 1970).

Perché perizomi? chiese Allen. Perché le loro bocche trasgredirono mangiando il frutto. Perché non ebbero vergogna delle loro bocche? Se l’avessero avuta, avrebbero coperto la bocca con un velo (o una foglia di fico). E oggi gli uomini avrebbero guardato donne nude, genitali ben visibili con il volto coperto, e si sarebbero sentiti stuzzicati quando i veli venissero rimossi dal viso (“Ho visto il naso”, Allen immagina uno del pubblico eccitato che parla ai suoi amici).

La bibbia ci dice che questo è il modo in cui il peccato è entrato nel mondo. Mangiare il frutto dell’Albero diede ad Adamo ed Eva la conoscenza della loro nudità. Ma nulla che avevano fatto finora spiegava perché la vergogna che sentivano dovesse essere applicata ai loro genitali piuttosto che ad altre parti del corpo. In realtà, gli era stato prima detto di crescere e moltiplicarsi, e apparentemente lo avevano fatto con l’approvazione di dio. Adamo ed Eva avevano accettato i loro genitali, il pene di lui e il seno e vulva di lei, senza commenti. Ora è un tema caldo. E la Bibbia non spiega affatto questo punto.

Nelle società tradizionali il rango non viene rafforzato dagli indumenti. Non importa quanto nudi si possa essere, quello che i membri della tribù vedono, dicono e fanno non è controllato da rigidi rituali non scritti che determinano chi dovrebbe deferire a chi, e in che modo. E’ una rigidità simile a quella dell’inchino tradizionale nella società giapponese. Per esempio, solo certe persone possono avere rapporti sessuali con certe altre, non importa quanto sono nude. In queste società i rapporti familiari e lo stato di leadership controllano tutto e hanno la stessa funzione che gli indumenti hanno per noi.

Antica pornografia (che significa semplicemente la rappresentazione del sesso). Una volta ha reso possibile la vita per gli umani: oggi è uno sport per spettatori. Come siamo evoluti

Sesso sacro

Nella nostra società si tende a equiparare la nudità con il libertinaggio. Abbiamo anche un business che sostiene la pornografia. Ma uno sguardo a tutto il mondo mostra quanto è peculiare il nostro punto di vista.

In molte società, antiche e moderne, la fertilità è una cosa buona. Sia per le colture che per i neonati più vita è bene. Siamo arrivati a negare questa convinzione. L’aumento dei limiti d’età, l’aumento della produzione di beni e il loro consumo eccessivo incoraggiato dal capitalismo hanno fatto sì che più persone e più beni, prodotti o raccolti, stiano diventando un fattore negativo, uno stress ambientale che il pianeta non può sopportare a lungo. Oggi vediamo la produzione continua come una minaccia. Questo rende difficile fare giustizia delle credenze precedenti ma siccome queste hanno plasmato la nostra abbiamo bisogno di fare il tentativo per capire noi stessi.

Molte società, sia in tempi antichi che moderni, hanno venerato la fertilità. Ciò ha avuto importanti risultati per la condizione delle donne in quelle società. Le donne producono una nuova vita. Il loro ruolo di madri è di vitale importanza per la funzione sana di queste società. Esse sperimentano direttamente una forza sconosciuta, la vita, che le rende aspetti della Grande Dea, la fonte della vita. In queste società la nudità non è allettante, ma utilitaristica. Si lavora nudi e i genitali sono solo parti del corpo.

Il nudo e il morto. La Grande Dea era signora della vita e della morte (teschi), soglie da attraversare nudi

Nelle antiche Efeso e Corinto la prostituzione sacra era eseguita in omaggio alla Grande Dea. Nella minoica Creta le sacerdotesse scoprivano i seni in un rito. L’induismo ha molti culti dove yoni e  lingam, la vulva e il pene, sono importanti. Il fatto che in queste società la gente vedesse l’atto sessuale nel suo svolgersi come un rito religioso non significa che stesse guardando ciò che noi chiamiamo pornografia. Anche in Europa di recente, nel 18 ° secolo, in alcune zone rurali un uomo e una donna avevano rapporti sessuali nei campi appena seminati, sotto gli occhi degli abitanti del villaggio. Ciò garantiva un buon raccolto, pensavano. La funzione del pene e della vagina, e il loro corollario con la fertilità della terra, erano vitali per la sopravvivenza. Questo trasforma la visione del nudo in queste società.

Nella nostra società ‘programmiamo’ una famiglia, e pensiamo a considerazioni del tipo costo ed età della madre, senza pensare troppo alla religione (a meno che non crediamo nella santa sovrappopolazione). Ancora non sappiamo perché uno spermatozoo in combinazione con un uovo dovrebbe produrre una nuova vita, né ciò che esattamente è la vita. Il grande mistero è ancora lì.

Il nudo nell’arte

Il nudo nell’arte è una convenzione. Dipinti e sculture mostrano esseri umani nudi soprattutto perché la fonte della nostra cultura, l’antica Grecia, raffigurava le persone in questo modo. Abbiamo sviluppato un doppio standard (sorpresa, sorpresa!), Per cui dipingere o scolpire un nudo è OK, ma fotografarne uno, o essere nudi noi stessi, non lo è. Una è ‘arte’ (qualunque cosa essa sia) e l’altra è un appello al nostro libertinaggio.

In epoca medievale un famoso nudo era Lady Godiva. Girava nuda per la sua città come condizione per la remissione di una tassa opprimente. Tutti avevano una grande opinione di lei che sopportava tale vergogna, e pensavano che il guardone, Peeping Tom, sarebbe diventato cieco. Stiamo guardando la storia di Lady Godiva da cristiani per i quali la nudità è peccaminosa, un incitamento alla lussuria.

Gli storici sono un po’ vaghi su Lady Godiva. Ce ne sono alcuni, nessuno dei quali associato con le tasse. Si pensa che la storia è, beh, una storia, che indica una morale molto cristiana.

Lady Godiva nel 16 ° secolo, grazie al cielo non aveva quel taglio di capelli e Artemide nel 18 ° secolo (incisa da Louis Desplaces). Forze potenti rappresentate  come vulnerabili

Tuttavia la storia ha un parallelo nel mondo antico. La dea Artemide, sorella di Apollo, era una cacciatrice come la Grande Dea dell’Asia Minore. Lì era una dea della fertilità, ma in Grecia divenne una dea vergine. Sia la Vergine che la dea della fertilità avevano una cosa in comune: la loro vulva e i seni erano sacri, e non potevano essere mostrati per mancanza di rispetto (confrontare il passo del Vangelo di Luca, dove un astante dice a Gesù “Benedetto il grembo che ti ha generato e il seno che ti ha nutrito” (versione King James 11, 27 ). In un mito su Artemide, Atteone diede una sbirciata alla nuda Artemide mentre lei si faceva il bagno e fu fatto a pezzi dai suoi stessi cani da caccia, proprio come Peeping Tom perse la vista al vedere Godiva. Godiva si rivela una versione cristiana di una storia della Dea. (‘Artemide’ è la Grande Dea, di cui uno dei ruoli era Pandora, che dà tutto. ‘Godiva’ significa doni di Dio).

Il doppio standard significa che accettiamo alcune nudità. Fare l’amore con i vestiti è OK (solo in privato, ovviamente), e toglierseli per fare una doccia è una buona idea. Ma fare lo shopping nudi al supermercato o su un autobus senza indumenti non è visto di buon occhio. Anche se abbiamo un bell’aspetto da nudi. Appena smettiamo di preoccuparci dei nostri corpi (brufoli, seni o peni piccoli, ecc.) allora cominciamo a ingrassare o i muscoli cominciano ad afflosciarsi. Un altro doppio standard: le donne hanno comportamenti diversi dagli uomini riguardo la nudità. Gli uomini possono andare in topless, le donne non possono. La biancheria intima femminile è feticista. In alcuni luoghi una donna può essere arrestata per allattare dal seno il suo bambino in pubblico, secondo le leggi sull’oscenità. A volte questo doppio standard confonde. In spiaggia una donna può indossare un tanga che copre a malapena la vulva, o un top che copre solo i capezzoli. Va bene. Se se li toglie, viene arrestata. Che senso ha ciò? Tieniti su quella maledetta foglia di fico, Eva.

Pendere il sole a seno scoperto. Ci dispiace, ma è così. Chi è senza peccato scagli la prima pietra

I corpi degli altri

Ma c’è un altro fattore. Quello cui stiamo reagendo è spesso non solo la nudità (o gli indumenti), ma l’atto di guardare la nudità. Essere nudi è una cosa, guardare qualcuno nudo è un’ altra. Ci preoccupa vedere il corpo di un altro, e ci ossessiona. Vedere gli slip di una donna quando si siede o vederne il seno quando si toglie la parte superiore in spiaggia manda i paparazzi in delirio. Fotografare un soggetto in un modo che rivela i genitali per poi esporli in una galleria pubblica provoca indignazione, ma mostrare l’atto sessuale nei film pornografici è OK se tenuto nascosto (e può essere anche giustificato come una buon affare che fa un sacco di soldi ).

I genitali dell’altro sesso stimolano la nostra curiosità, anche se molti soddisfano questa curiosità in tenera età con fratelli e sorelle. Per i preadolescenti si tratta di una fonte di fascino e anche di paura mentre si preparano per l’attività sessuale. La pornografia sfrutta questa curiosità, ci ha fatto pagare per soddisfare la nostra curiosità e per farlo ci mantiene in una condizione di prepubescenza, Ovviamente tale curiosità dovrebbe essere soddisfatta, anche se solo per motivi funzionali. Gli psicologi ci dicono che gli uomini hanno un senso più sviluppato di stimolazione visiva rispetto alle donne che tendono a rispondere più positivamente ai suoni. All’uomo la gioia degli occhi, alla donna quella dell’orecchio. Vedere una donna è ciò che determina le reazioni sessuali dell’uomo e vedere le parti sessuali del suo corpo ancor di più. E’ per questo che la moda sottolinea il corpo. Una considerazione puramente funzionale camuffata da una estetica. Per la stessa ragione mi chiedo se le donne possono sentire la nudità,

Gli uomini non smetteranno di essere affascinati dalla vulva, dal seno o da altre parti del corpo femminile, o le donne dal pene, dai glutei o dalla voce maschile. Questo è un istinto con cui siamo nati, etero o omosessuali. Le parti del corpo che troviamo stimolanti hanno tutte a che fare con la riproduzione, e ciò che facciamo è misurarci a vicenda come riproduttori. L’aspetto interessante della nudità è che polarizza il modo in cui reagiamo di fronte a quel fascino. Sentiamo esaltazione o senso di colpa?

Abbiamo perduto il nostro rispetto per il sesso perché ora siamo in troppi sul pianeta? O la sovrappopolazione ci ha fatto affermare la necessità di controllo sociale, status e autorità, vale a dire, di indumenti? Come osservava Mark Twain le persone nude non sono state molto influenti. Immaginate Adolf Hitler o George Bush nudi, e vedeteli perdere voti.

Queste persone hanno ottenuto lo status attraverso l’abbigliamento o l’ornamento sui loro corpi nudi, in questi casi tatuaggi

C’è una dicotomia che si è sviluppata tra lo stato o l’ordine che significa potere, e la sessualità che significa fertilità? Pensate che le credenze e gli atteggiamenti in queste liste possono essere mischiati?

Stato

piercing

tatuaggi

moda

Anti-moda (stelle del cinema che si vestono come barboni)

divise

guerra

mancanza di figli

purezza e ascetismo

feticismo, per esempio, scarpe

condizionamento della mente e fanatismo

sessualità

pornografia (il suo contenuto non la sua commercializzazione)

salute, ad esempio nudismo

“amore non guerra”

“Se ce l’hai ostentalo”

esibizionismo

accettazione di forme alternative di sessualità

storie d’amore

sesso tantrico

tecniche sessuali

contraccezione

Bellezza

Nelle opere d’arte l’idea di bellezza è spesso associata con l’idea di nudità. Questo confonde. Significa che se una donna posa nuda accanto a un famoso nudo come nella Nascita di Venere di Botticelli, o un uomo posa nudo accanto al David di Michelangelo, ammireremmo la scultura o il dipinto mentre troveremmo la persona offensiva o inquietante.

Botticelli aggiornato. Uno è arte, l’altro una donna nuda. Guardiamo immagini simili in due modi diversi

Questo implica un giudizio sul perché osserviamo. Dobbiamo guardare per ammirare la bellezza, o per cercare di vedere dettagli di un corpo normalmente nascosti come la vulva di una donna o il pene di un uomo? Siamo migliorati o resi peccatori dall’esperienza? La bellezza, come il successo in arte, si avvicina all’ideale. Ci porta la felicità, e, se siamo fortunati, la saggezza. Di fronte alla bellezza, come di fronte alla grande arte, non abbiamo altra scelta se non quella di obbedire a tutto ciò di cui non siamo totalmente sicuri. Deve essere un fastidio per le persone che sono belle e che sono di solito sopravvalutate.

Ma di fronte alla nudità tergiversiamo. E’ l’ideale in arte, il peccaminoso in natura, un richiamo del diavolo, il diritto di ogni persona di essere solo se stessa, l’oggetto di manipolazione, un modo di influenzarci che non ci piace, una scoperta di antiche paure, e tante altre cose. Solo una persona nuda.

Solo qualcuno senza la foglia di fico obbligatoria.

©2016 Translation copyright Gianna Attardo.

55. Il pensiero del sesso

di Phillip Kay. Tradotto da Gianna Attardo dall’inglese.

Gli esseri umani trascorrono gran parte del tempo a esplorare il sesso, a volte in forme sorprendenti: una ossessione della specie. Ecco il mio punto di vista su questo argomento. NB alcune immagini sono state modificate. Ad ogni modo la tecnica non mi riguarda. Trovare consigli sul da farsi è affar vostro.

Il filosofo greco Platone (428-348 aC) non è solo un pensatore illustre e influente, ma un grande poeta. Le sue storie, o miti, hanno intrattenuto i lettori dai suoi giorni ai nostri. Nella Repubblica Il mito della caverna spiega come le nostre idee sono meri riflessi di forme ideali, come ombre gettate da un incendio sulle pareti di una grotta; la storia di Atlantide contenuta nel Timeo racconta della necessità di equilibrio e moderazione nel governo di una polis; e nel Simposio quella dei tre sessi analizza le origini del sesso e il desiderio sessuale. Si tratta di una storia raccontata da Aristofane ed è a suo modo straordinaria.

Miti

Platone comincia dicendo che in oeigine i sessi non erano due ma tre, uomo, donna, e l’unione dei due di cui sopravvive soltanto il nome androgino. L’uomo dei primordi aveva quattro mani e quattro piedi, una testa con due facce, che guardavano in direzioni opposte, collocate su un collo rotondo ed esattamente identiche e quattro orecchie, due organi sessuali. I sessi erano tre perché il sole, la luna e la terra sono tre e l’uomo era in origine il figlio del sole, la donna figlia della terra e l’uomo-donna figlio della luna che si compone di sole e terra. La loro potenza e la forza erano spaventose e si rivoltarono contro gli dei. Zeus decise che gli uomini avrebbero continuato a esistere ma tagliati in due di modo che la loro forza sarebbe diminuita e il numero aumentato; avrebbero camminato in posizione eretta su due gambe e se avessero continuato a ribellarsi sarebbero stati di nuovo divisi e quindi costretti a muoversi su una sola gamba. Zeus spostò gli organi sessuali sulla parte anteriore del corpo e così il maschio generò nella femmina in modo che dagli abbracci reciproci dell’uomo e della donna potessero generare. Ognuno di noi quando è separato non è che una metà dell’essere umano ed è sempre alla ricerca della sua altra metà e quando la incontra la coppia si perde in uno senso di amore e intimità: questo desiderio e la ricerca dell’unità si chiama amore.

L’idea che maschio e femmina (e in alcuni casi, maschio e maschio, e femmina e femmina) fossero una volta uniti, e cerchino di esserlo di nuovo, origine dell’ attrazione sessuale, non fu all’origine un’idea di Platone (o di Aristofane). Era bensì nota in Grecia nel V° secolo dal culto di Ermafrodito, un dio della generazione, oggetto di preghiera ai matrimoni. Il dio rappresentava attributi sia maschili che femminili, ed era il figlio dell’unione degli dei erotici Hermes (potenza) e Afrodite (desiderio), da cui si formò il suo nome. Un altro figlio di questi due era il dio Eros. Il matrimonio rappresentava un’unione di maschio e femmina, come era presente in Ermafrodito. Il culto, al pari di quello di Afrodite, venne dal Medio Oriente via Cipro. Forse il popolo dei Sumeri riteneva che una volta maschio e femmina erano uno. Il dio era rappresentato come una giovane donna dai fianchi arrotondati, con glutei e seni, pene e scroto. La statua del II ° secolo aC mostra il dio con un satiro.

Mi sono sorpreso a scoprire che questa idea si trova interamente in un’altra cultura, in Giappone. Nell’antico Giappone alcuni dei erano sia maschili che femminili, o potevano cambiare sesso a loro piacimento. Questo tipo di essere era ‘futanari’, che significa ‘forma duplice’.  Erano rappresentati con caratteristiche sia maschili che femminili seni e vulva, pene e scroto. Nello Scintoismo si trova un dio chiamato Izanagi che ha creato le isole del Giappone con la moglie e sorella Izanam che morì e Izanagi  andò a salvare. Ma lei non poté tornare in vita perché aveva mangiato del cibo della vita dopo la morte. Fin qui la storia è simile al mito greco di Persefone e Demetra, o Orfeo ed Euridice. Izanagi venne attaccato da demoni nel mondo sotterraneo, e gettò loro contro un bastone che divenne il dio Sae no Kami, uno dei futanari. E’ divenne un dio dei confini, della vita e della morte, dell’ infanzia e  del matrimonio, maschio e femmina, ed era rappresentato come una doppia figura dal genere duplice o una pietra scolpita con una vulva o fallo e divenne associato al matrimonio e al parto, come gli dei greci Hermes (mostrato anche con, o come, un fallo) e Ermafrodito.

Antichi riti della fertilità sono tornati a perseguitarci oggi in forma di pornografia. Una forma giapponese caratteristica è Hentai (fumetto esplicito o animazione), e un suo sotto genere si chiama futanari, con belle donne dai seni enormi e vulva, e un enorme pene, una capacità illimitata di eiaculare, e in grado di penetrare le donne, l’altro, o se stesse. Futanari passò al computer, dove una combinazione di esecuzione sofisticata e complessa animazione in 3D ha prodotto effetti di cui Afrodite sarebbe andata fiera. (L’arte è di Miro, l’unico pornografo dei tempi moderni, a parte ‘Pauline Réage’, capace di creare un’opera d’arte sul sesso. La maggior parte dell’arte antica era tutta sul sesso). Quando si considera la pornografia va ricordato che tutte le culture antiche avevano riti di fertilità in cui il sesso figurava in modo prominente, e la pornografia appariva familiare. Negli ultimi 200 anni l’Europa occidentale è l’unica società che abbia legiferato sul sesso in segreto, per insistere sul fatto che mamma e papà non facevano mai sesso, dormivano perfino in letti separati.

Evoluzione

Ci potrebbe essere qualcosa in queste idee provenienti dalla Grecia antica e dal Giappone che ci dica che maschi e femmine erano una volta un solo organismo? Chiedersi perché le forme di vita hanno avuto origine, si sono riprodotte e sono morte piuttosto che rimanere in eterno non è una domanda, è un mistero. Ma sappiamo che fino a circa un miliardo di anni fa, tutte le forme di vita esistenti allora sulla terra si sono riprodotte per divisione cellulare: non vi erano maschio o femmina separati, niente sesso. In questo senso maschio e femmina erano uno e esistevano in potenza. Una parte dell’organismo si sarebbe staccata per formare un altro individuo geneticamente uguale al primo. Poi una variazione casuale ha prodotto eucarioti, organismi con un nucleo e una parte chiamata organello, che negli eucarioti è diventata il mitocondrio che controllava la crescita, la vita e la morte di ogni cellula. Questa variazione è sopravvissuta perché si è adattata ai cambiamenti ambientali e ha prodotto cellule chiamate gameti ognuna delle quali contiene la metà delle informazioni genetiche necessarie per la riproduzione e nota come ovuli e spermatozoi. E il sesso è iniziato. Un ulteriore sviluppo ha permesso a questi gameti di combinarsi tramite forme di unione sessuale. La specializzazione della funzione sessuale delle cellule riproduttive è stata resa possibile dai cromosomi nei mammiferi che a loro volta hanno prodotto caratteristiche sessuali, o sessi. Ogni sesso produce informazioni genetiche sul suo proprio organismo che si combina nei gameti per creare una variazione infinita di caratteristiche di ogni nuovo organismo riprodotto. Ciò che è sopravvissuto si è adattato ai cambiamenti ambientali e può continuare a farlo fino a quando l’adattamento smetterà di funzionare. Il sesso è una forma di tecnica di sopravvivenza (o lo era una volta).

Sebbene non vi sia prova di ciò nella nostra storia come specie, penso che i sessi umani siano iniziati uguali. Guardate questo gruppo di scimpanzé. Riuscite a distinguere facilmente le ragazze dai ragazzi? Probabilmente tra gli esseri umani le ragazze sono state all’inizio pelose e muscolose come i maschi e una variazione casuale ha fatto il resto. Gli individui con meno capelli si accoppiavano più spesso e fornivano più discendenti. Quelli con un busto sviluppato, piccoli tratti del viso, la voce più acuta e tutte le altre caratteristiche della femmina moderna, in un primo momento prodotto di mutazione casuale, a poco a poco sono diventati geneticamente dominanti. Allo stesso tempo, i primi umani hanno sviluppato sia un’organizzazione sociale che un senso estetico, entrambi preludio di lingua e di ciò che divenne cultura e, alla fine, civiltà. Le ragazze che erano attraenti tennero più unite le tribù e rafforzarono il legame di coppia. Le caratteristiche femminili erano anche una copia di quelle dei bambini: struttura minore, voci più alte, meno peli sul corpo e così via, in modo che quando erano sotto attacco, le donne e i bambini, il futuro della tribù, sarebbero stati protette e difese più facilmente. Le femmine tenevano anche insieme il gruppo con lo sviluppo di una rete sociale, qualcosa che le ragazze fanno ancora oggi. La prossima volta che qualcuno si lamenta che voi signore spettegolate troppo, ricordare loro che se i vostri antenati non lo avessero fatto, forse non ci sarebbe alcun essere umano vivo sul pianeta.

In che modo il sesso comincia nel nostro sviluppo biologico? Una delle prime cose di cui siamo consapevoli è il nostro sesso. I neonati che giocano insieme scoprono che maschietti e femminucce sono diversi in quella parte del corpo, anche se non sanno che cosa siano esattamente un ‘bambino’ o una ‘bambina’. Ma sicuramente il sesso inizia prima, nel grembo materno? Naturalmente la gravidanza è il risultato di un ovulo fecondato, e quindi prima che sia qualcosa un neonato (chiamato allora feto o embrione) è una cellula in cui spermatozoo ed ovulo si sono uniti. Ma ci vogliono nove settimane di gravidanza perché si formi il sesso del feto. Potrebbe essere un bambino o una bambina a livello del DNA, ma non ancora nessuno dei due nella nostra scala umana. Essenzialmente il feto è ancora parte del corpo della madre per i primi due mesi di gravidanza e quindi femminile. Ancora non sembra umano essendo solo lungo due centimetri e pesando due grammi. Potrebbe essere che in questa fase si sviluppi il sentimento dell’attrazione sessuale, il desiderio di essere uno malgrado due, perché ciò che succede dopo nove settimane nel grembo materno è la formazione di un essere separato con le sue parti sessuali completamente formate, pronto a essere chiamato bambina o bambino dopo il parto e dato alla madre per essere nutrito.

Ruoli

Ci vuole un po’ per rendersene conto, ma la nostra sessualità è di duplice natura: funzionale e condizionale. Ciò significa che sviluppiamo organi sessuali per la riproduzione e mostriamo il comportamento sessuale e delle caratteristiche sessuali secondarie determinate dagli ormoni come parte del nostro sviluppo genetico e fisico. Ma anche, crescendo, siamo socialmente condizionati a guardare, agire e comportarci come maschi o femmine, come nell’immagine sopra. Gli individui di genere trans in realtà sovvertono il processo di condizionamento in quanto vogliono comportarsi come il sesso opposto nonostante il loro sesso fisico. Essi, infatti, sono un prezioso ricordo che il sesso in molti dei suoi aspetti, tranne la riproduzione reale, è solo un ruolo.

In realtà l’attrazione fisica tra i sessi è atavica. Ciò che gli uomini trovano fisicamente attraente nelle donne è grandi seni e glutei e larghi fianchi arrotondati. Quello che le donne trovano attraente negli uomini è una corporatura larga, solida, tratti del viso, petto forte e spalle muscolose, e una voce profonda. In altre parole agli uomini piacciono le donne per le loro capacità riproduttive, e alle donne piacciono gli uomini per le loro capacità protettrici. Eppure oggi le donne non hanno bisogno della protezione degli uomini (anche se può essere piacevole) e gli uomini non hanno bisogno di una donna che figlierà come un animale da cortile. Circa 10.000 anni fa lo abbiamo fatto. Ecco dove siamo con l’attrazione fisica. Ma suggerite di liberarvi del sesso e incontrerete un decisa mancanza di entusiasmo.

La produzione di ormoni chiarisce la differenza tra i sessi e permette il ruolo sociale di natura sessuale, individuando i maschi come uomini e le femmine come donne. Cioè, siamo maschi e femmine riproduttivamente, a causa delle nostre differenze fisiche, ma possiamo svolgere tale ruolo socialmente soprattutto a causa dei cambiamenti ormonali nel corpo. L’estrogeno dà alle donne il seno, gli intriganti pezzi traballanti, consente l’allargamento del capezzolo, fa sì che il grasso corporeo causi quelle belle curve, e consente il ciclo mestruale. Il testosterone nei maschi agisce per approfondire la voce, sviluppare i muscoli intorno a petto, spalle e bicipiti, produce peli sul viso, crea corpi più grandi, un tutto che rende molti maschi attraenti per le femmine. Questo processo è rafforzato dalla produzione in entrambi i sessi di feromoni che sono parte dell’odore naturale del corpo e hanno un ruolo da svolgere nella scelta del partner.

Si potrebbe scrivere un libro sul ruolo che la fantasia svolge nel rapporto tra i sessi. Le immagini prese dalle fiabe attirano le donne verso uomini di bell’aspetto, le storie di avventura rendono alcune donne più attraenti agli occhi degli uomini, le esperienze dei genitori possono creare idee di partner ideali, il gioco di ruolo può consentire a un sesso di assumere una parte costituita e invitare un partner a cooperare. Il sesso, nonostante la sua storia evolutiva, è ancora per noi un’attività che in larga misura noi creiamo.

I ruoli di genere iniziano subito dopo la nascita. Chi assiste alla nascita prende il bambino e dà inizio al suo ciclo respiratorio, allo stesso tempo notando il suo sesso. Quasi la prima cosa che si dice sul bambino è “E ‘un maschietto”, o, “E’ una femminuccia”. Abbigliamento con codice a colori, rosa o celeste, decorazione degli asili infantili, giocattoli tutto è utilizzato per legare il bambino al suo ruolo sessuale. Ci si aspetta che le bambine compiacciano, siano carine, amino assistere, come nel gioco delle bambole, vengano incoraggiate ad assumere interesse per il loro abbigliamento, assecondate se sviluppano un interesse per fiabe e così via. Dai ragazzi ci si aspetta che siano indipendenti, si tollera il loro comportamento aggressivo, sono autorizzati a essere competitivi e devono essere interessati al funzionamento degli oggetti. Pensandoci bene, ci sono milioni di bambini in ogni momento e come possono tutti adattarsi perfettamente a tali ruoli specifici di genere? Eppure lo fanno, anche se alcuni, senza dubbio, con disagio. Altri, come sopra, fanno tutto a dovere.

Ma non c’è nulla di ‘naturale’ in queste caratteristiche di comportamento. Sia i maschi che le femmine hanno la stessa natura umana e una pari capacità di reagire con successo al loro ambiente. Ciò che il condizionamento sociale fa non è altro che preparare entrambi i sessi per la specializzazione. Le femmine sono maggiormente esperte in quelle che riteniamo, a torto, reazioni femminili, come ad esempio le risposte emotive, l’intuizione, la cooperazione con gli altri. I maschi sono più esperti in quello che noi consideriamo, a torto, un comportamento di sesso maschile, come la capacità organizzativa, risposte ingegnose, sforzo creativo, comportamento aggressivo, individualismo. Come coppie, ci specializziamo. Più è ‘femminile’ la donna in partnership più l’uomo diventa ‘maschio’ e viceversa. Eppure da singoli, estendiamo le nostre risposte lungo la catena e sebbene non esperti di tutta la gamma di risposte entrambi i sessi fanno egualmente bene. La partnership M / F funziona molto bene come abilità di sopravvivenza, se altri fattori non interferiscono.

I ruoli sessuali sono un mezzo per un fine, non una descrizione della realtà, ed è bene ricordarlo. Le donne subiscono un leggero svantaggio a questo riguardo in quanto i loro genitali sono interni, il che dà luogo ad una mistica femminile con cui vengono a volte costrette in un ruolo particolare in tempi non appropriati. Proprio perché non vanno in giro agitando la clitoride ed esigendo la stimolazione orale dei genitali, ma preferiscono dire qualcosa come: “È tardi caro, andiamo a letto”.

Differenze

Il fatto è che i sessi non sono così diversi come si tende a pensare. Concesso! A tutti piacciono uomini maschili e donne femminili e sono d’accordo con i Francesi “vive la différence”. Ma consideriamo le somiglianze. Gli uomini hanno un pene, le donne una clitoride, che servono alla stessa funzione sessuale di eccitazione e orgasmo. Le labbra di una donna sono quasi indistinguibili dallo scroto di un uomo. La zona anale di entrambi i sessi è altrettanto sensibile. La prostata svolge un ruolo nell’eccitazione simile al punto G. Gli uomini hanno i capezzoli anche se non pienamente sviluppati. Entrambi i sessi sono ugualmente fortemente interessati al sesso, anche se si comportano in modo diverso, le donne in genere creando una situazione che un maschio idoneo può quindi ‘iniziare’.

In termini di comportamento uomini e donne si identificano con la loro natura sessuale. Entrambi i sessi si offendono se scambiati per l’altro. E’ comune essere un po’ orgogliosi e sicuri della propria attrazione sessuale, soprattutto quando il sesso è una possibilità. Entrambi i sessi sono un po’ predatori anche se le donne raramente chiedono “Che ne pensi?», può capitare. E il piacere fisico e il rilascio emotivo del sesso è lo stesso per entrambi i sessi.

Stranamente dopo tutto questo, i ruoli sessuali possono essere invertiti senza danno apparente, almeno in alcuni casi. Il genere spesso sembra essere una scelta. Padri hanno sollevato figlie come ragazzi, uomini si sono vestiti e comportati come donne e si sono sposati (con un altro uomo). Il travestimento è comune, in scena in pantomima, spettacoli di spogliarello spesso aggiungono un imitatore femminile, rock star ostentano la loro androginia. Ci sono ‘trans’,  uomini omosessuali con trattamento ormonale, come quella qui sotto.

Quello che mi sorprende è che in un momento in cui l’argomento del genere funziona la produzione di bambini sta diventando obsoleta, ci sono quelli che insistono sul fatto che la riproduzione dovrebbe continuare, anche se diventa una pratica pericolosa e distruttiva. Nel momento in cui i ruoli di genere possono essere manipolati per soddisfazione e realizzazione personale, in cui le donne, in particolare, non devono essere ‘nutrimento’, né gli uomini ‘in controllo’, c’è chi insiste sul fatto che i ruoli tradizionali devono essere mantenuti. Ai preti cattolici non piace l’aborto, ma loro stessi non si sposano e non hanno figli. Vai a capire. Ad alcuni semplicemente non piace cambiare.

Questi si portano perfino dio come testimone, asserendo che nemmeno a lui piace il cambiamento. Santo cielo, dio, il creatore del cambiamento, l’agente che ha fatto rotolare la sfera, l’essere che ha detto: “sia la luce”, dio non ama il cambiamento! Perché allora tutto ciò che vediamo quando guardiamo fuori dalla finestra cambia continuamente, compresi i nostri occhi? Viviamo in un mondo in continuo cambiamento, e ogni giorno qualcosa di nuovo è stato creato per farcelo scoprire. In modo che possiamo cambiare. Speriamo in qualcosa di meglio.

©2016 Translation copyright Gianna Attardo.

54. Eroi: a cosa ci servono

di Phillip Kay. Tradotto da Gianna Attardo dall’inglese.

Gli eroi culturali appaiono e scompaiono, ma le qualità per cui si distinguono rimangono spesso le stesse. Proprio come le società antiche si sono liberate della contaminazione scaricandola sul corpo di un capro espiatorio spinte dalla comunità (come la genesi di un eroe culturale, Gesù) i nostri eroi spesso rappresentano qualità che ammiriamo ma troviamo difficili da raggiungere nel corso della nostra vita. Scaricando questi ideali su eroi culturali e spingendoli nel regno della nostra immaginazione diamo loro una qualche possibilità di permanenza.

Pensate a un eroe culturale. Troppo tardi, ci ho pensato prima io: Sherlock Holmes. Il valore che celebriamo qui è la forza del ragionamento. Noi, come tutti gli esseri umani, rispettiamo la capacità di ragionare, tuttavia sappiamo che la nostra capacità di farlo è compromessa da forti emozioni primitive che interferiscono con il processo del ragionamento. Così ci piace Sherlock. E’ scapolo, cosa che dovremmo essere se vogliamo pensare con chiarezza, ma non riusciamo a esserlo. Non fa molto tranne suonare il violino e sniffare coca, e, occasionalmente, sparare colpi di pistola contro la parete del soggiorno (non si lascia mai sfuggire un’occasione per fare l’uno o l’altro). E raccoglie informazioni. Tutti quei giornali e ritagli! Quanto gli sarebbe piaciuto internet! Sherlock aveva sempre idee molto chiare su come lavorare. Osservava. Guardava e vedeva. E poi deduceva dalle sue osservazioni. Niente di difficile in questo, sicuramente, ma, come Dr. Watson mostra chiaramente, non riusciamo a farlo. Non abbiamo nemmeno una remota possibilità. Sbalzi d’umore, pressione del lavoro, interruzioni, bambini, troppo bere, indigestione, quel nuovo thriller da finire, la moglie che si sente trascurata, il risentimento che proviamo per i commenti sfavorevoli di amici, familiari o colleghi … e così via. Così ci piace Sherlock. Ci mostra che il ragionamento deduttivo è possibile, e abbiamo bisogno di saperlo (vale anche per i ricercatori che, naturalmente, sono troppo impegnati a competere tra loro per sfruttare le proprie capacità). Almeno non siamo degli incapaci come Dr. Watson, quindi c’è speranza.

La guida ai film di Tarzan di Matt– www.intrepid-net/jkerr/bunkum/tarzan.htm

Gli eroi culturali ci dicono anche qualcosa sul nostro tempo. Prendete Tarzan che rappresenta in modo piuttosto chiaro la capacità di rimanere in sintonia con l’ambiente, un’abilità di sopravvivenza di base, cosa ancora più evidente se guardiamo alla fonte di Tarzan, Mowgli. Per migliaia di anni gli esseri umani hanno avuto un successo spettacolare nell’adattarsi al loro ambiente, nel rimanere in vita come direbbero i Bee Gees (anche se questi insistono a cantare quando tira un vento forte e a rischiare di prendersi un raffreddore). Poi abbiamo inventato la rivoluzione industriale e perso la bussola. Per un po’ il Primo Mondo è riuscito ad apparire migliore dando lezioni al Terzo Mondo sui pericoli della deforestazione e dell’inquinamento industriale (il Primo Mondo è esperto in entrambi questi problemi, avendoli inventati). Ma quanto più grandi sono le nostre città, più artificiale è il nostro cibo, minore è il contatto con fenomeni naturali come l’alba e il tramonto e maggiore il bisogno di un eroe che possa farlo per noi. Mowgli non andava bene; era un personaggio di un libro per bambini inventato da uno scrittore che abbiamo liquidato come imperialista offensivo (e il povero Rudyard è il più grande scrittore di racconti che sia mai vissuto!). Quando Tarzan è arrivato ha veramente decollato. Una sorta di uomo naturale per tutti gli usi, un Superman senza la minaccia della criptonite.  Ma Tarzan è in pensione ora, tornato per trovare l’ultimo pezzo rimanente della giungla e a commiserare gli ultimi gorilla. Nessuna Jane a salvarlo, solo trattori e motoseghe che soffocano il suo grido di battaglia. Abbiamo rinunciato a far parte del nostro ambiente o è Arnold Schwarzenegger che non sa oscillare da una liana?

Un altro eroe culturale che ha fatto il suo tempo è Charlie Chaplin. Durante la Grande Depressione ha rappresentato l’elasticità. Ha ricevuto i colpi che tutti abbiamo sofferto nella vita, ma non importa quanto fossero duri, alla fine lui faceva spallucce, roteava il bastone e si allontanava nei suoi stivali troppo grandi, e ogni tanto faceva un salto di gioia per come la vita era bella nonostante tutto. Avevamo bisogno di saperlo. Lo avremo sempre ovviamente, e ci sono molti a prendere il suo posto, ma nessuno così universalmente accettato, forse perché oggi i problemi che abbiamo di fronte sono così radicalmente diversi da società a società che nessuno può sembrare rilevante per tutti. O forse è solo perché non c’è mai stato un mezzo così universale come il film muto.

Alcuni eroi culturali hanno una sola abilità. Gilgamesh era un semidio andato in ricerca della pianta dell’immortalità. Parla per ogni persona che sia mai vissuta (ed è morta). Bilbo Baggins prende posizione contro l’ingiustizia che minaccia il suo mondo, proprio come il suo predecessore San Giorgio ha fatto con il Drago. Parla per tutti coloro che si rammaricano del passare dei buoni valori nella nostra società. Marilyn Monroe è sinonimo della speranza che l’attrazione sessuale può coesistere con l’innocenza, qualcosa di cui non siamo mai stati molto sicuri perché ci sentiamo così maledettamente in colpa per il sesso.

E ci sono quelli che si potrebbe chiamare eroi culturali negativi. Per entrare nello spirito di questa indagine si deve smettere di identificarsi con l’eroe per un attimo. Sarebbe bello essere un Dirty Harry per un pò e togliere di mezzo tutti quegli idioti che insistono sul cambiare corsia senza mettere la freccia. “Avanti, dici, “dà un senso alla mia giornata”. Ma a parte questa soddisfazione vicaria, sembra che Dirty Harry ci aiuti ad avere a che fare con la pura frustrazione del vivere in un ambiente urbano ad alta velocità, brutto ed estremamente egoista. Credo che le cose siano ancora più disperate per voi se Charles Bronson e Bruce Willis diventano le proiezioni della vostra fantasia.

Questo è un buon argomento da usare se si viene criticati per vedere troppi film d’azione. Quando le ragazze arrivano a casa dopo aver visto Thelma e Louise possono essere molto sicure di sé. “E ‘bello” spieghi, “guardare ragazzi con una pistola da sette piedi che si fanno saltare le cervella a vicenda aiuta a mantenermi sana di mente”.

Ciò solleva l’interessante questione degli eroi femminili. Non eroine, sono per gli uomini. Esistono, ma non servono a niente per la maggior parte delle donne perché sono stati creati da uomini. Quale donna ha bisogno di un’ altra dea bionda sexy con grandi seni da ammirare? Si potrebbe quasi immaginare che le donne non abbiano bisogno di eroi, finché non leggi i romanzi di Jane Austen e ti rendi conto che lo psicodramma si verifica su una dimensione femminile più modesta. Le eroine di Jane non hanno bisogno di una spada, possono uccidere con una parola. Io sono un uomo, e quindi troppo modesto per parlare della fantasia di una donna, se non per deplorare le mere copie di ciò con cui gli uomini se ne escono fuori, come Xena

Sto parlando, se non si fosse capito, di mitologia, e anche di religione, di cui il mito è una parte. Il mito (e la religione) sono terapeutici e necessari per il normale funzionamento della mente (come i sogni). Ecco perché tutti sono religiosi, anche gli atei. Ma la gente pensa di sapere troppo di religione. Confonde la conoscenza con la fede. In qualche modo trasmettere la gioia della fede si trasforma in una accesa discussione e talvolta violenta per valutare se ci sono sette milioni o otto milioni di angeli in grado di stare sulla punta di un ago. Guardare i nostri eroi è molto più semplice di ciò.

Così già abbiamo scoperto che ci sono eroi  le cui qualità ammiriamo, ma non esercitiamo abbastanza (Casanova, chiunque?); eroi che ci aiutano ad affrontare la vita fuori del Giardino dell’Eden in tutta la sua frustrazione. E ci sono eroi che esorcizzano le qualità che abbiamo, ma desiderano che non le possediamo (che dire di Adolf Hitler – no, non ci addentriamo lì).

Qui ci vuole un elenco. Eroi, e coa realmente fanno per noi.

©2016 Translation copyright Gianna Attardo.

53. La pubblicità

di Phillip Kay. Tradotto da Gianna Attardo dall’inglese.

La settimana scorsa mentre ero al supermercato ho sentito una coppia nella corsia adiacente che diceva di un prodotto “ti ricordi Danny, è quello della pubblicità che abbiamo visto l’altra sera in TV”.

Come sono cambiate le generazioni. Quando guardavo la televisione (tempo fa) gli annunci pubblicitari erano una pausa per andare in bagno. Chi non era in bagno si faceva un tè o un caffè in cucina o si prendeva una birra dal frigo. Tutto era fatto prestando attenzione ai dettagli: mai perso un secondo dello spettacolo, mai avuto la più pallida idea su chi fosse lo sponsor.

Questo mi ha fatto pensare alla pubblicità di cui si è fatto un gran parlare in senso negativo. Ci fa comprare le cose che non vogliamo, promuove falsi valori, ci tratta con sufficienza. George Carlin ha compilato un elenco di parole che descrivono il prodotto sull’etichetta, nessuna delle quali in realtà significa niente; e l’elenco è lungo. Gli ambientalisti fanno notare che la parte più costosa del prodotto è la confezione che gettiamo via e che a volte non è biodegradabile. A volte riceviamo consigli sulla pubblicità subliminale che potrebbe influenzare la nostra scelta di acquisto. Tutte questo può essere, probabilmente è, vero.

Ma c’è qualcuno che abbia qualcosa da dire a favore della pubblicità (a parte gli addetti al settore)?

La pubblicità ci presenta il quadro di un mondo molto simile a quello di Truman Burbank. In The Truman Show, il film del 1998 di Peter Weir ,Truman Burbank (Jim Carrey) vive in un mondo falso, ma è un mondo sicuro. Ogni scelta che deve fare è semplice, la gente si comporta sempre nel modo che ci aspettiamo, tutti sono affabili, è una bella giornata per tutti. Una vita come in uno spot televisivo, un reality che non è reale, è perfetto. E il suo creatore Christof ritiene che sia migliore della realtà.

Si tratta di una visione condivisa dai contadini guatemaltechi nel film del 1983 El Norte di Gregory Nava. Nutriti della pubblicità a colori di una vita di lusso nel nord America che viene presentata sulle riviste di moda, i contadini vedono il ‘nord’ un pò come il Paradiso, e sopportano le difficoltà di un viaggio terribile come emigranti clandestini solo per finire come lavabottiglie a Los Angeles per un tozzo di pane e uno slum non diverso da quello che si sono lasciati alle spalle.

Ciò dà un’idea del fascino della pubblicità. Presenta un mondo sicuro, con scelte limitate, facili, lenzuola o denti più bianchi, una cucina o un bagno igienici, puliti, più miglia con un gallone di benzina, calze o biancheria intima sexy, popolarità per gli uomini con modelle fantastiche o no. E’ una garanzia, un gioco da ragazzi.

E allora? Perché? Scegli un prodotto. Non una marca qualunque, non certo quelle marche inferiori degli spot pubblicitari che producono lenzuola ((o denti), gialli, ripiani coperti di mosche, calze che ti accorciano le gambe, o un uomo ridicolizzato da donne attraenti. Una volta che la acquisti (la marca) non guarderai più indietro, e quando passeggi con il coniuge verso il tramonto sarai così contento di averlo fatto.

I migliori nel campo della pubblicità sono gli Americani. Dagli anni ’50 in poi hanno mostrato un mondo igienico, pulito, che ha raggiunto il suo apogeo nei ristoranti McDonalds. I Francesi forse sono bravi a creare immagini di machismo con uomini trasandati, in giacche di pelle nera e la barba non fatta, alla guida di una Harley-Davidson, ma sappiamo quello che stanno vendendo.

Lo scrittore di romanzi polizieschi Georges Simenon ha vissuto in America negli anni ’50. In una delle sue lettere fa un commento ironico su quanto alcol bevono gli Americani rispetto ai Francesi (lui stesso era un forte bevitore). E’ arrivato alla conclusione che il fenomeno era dovuto alla necessità quotidiana di essere cortesi. Riteneva che tutti cercassero di essere troppo cortesi: nessuna ingiuria quando sono turbati, o urla contro idioti al volante, sempre “buona giornata”. Poi i cocktail dopo il lavoro, un Manhattan o due prima di cena, il vino con il pasto e il whisky dopo. Poi la violenza. Quella routine gli ha dato un bel paio di idee per i suoi libri.

L’insistenza sulla “cortesia” è gran parte della vita americana, ed è stata generosamente diffusa in tutto il pianeta. Disney, Toy Story, eroi dei Fumetti Marvel e ogni sorta di valori tradizionali casalinghi in film come Forrest Gump, gruppi politici come “la maggioranza morale”, i cosiddetti “Cristiani”, George Bush I e II (non è un film, ma quasi un serie TV, è apparso da solo). La scelta è inevitabile. Il bene trionfa sempre, l’amore prevale, il male sarà punito, tutti saranno felici. E’ un gioco da ragazzi.

Forse è per questo che la gente si arrabbia con i disadattati, i tossicodipendenti, i poveri, le persone che vogliono i loro soldi ora non in età pensionabile. Tutti coloro che perversamente non hanno una buona giornata. Che c’è che non va in questi, non guardano la televisione? E’ un problema, forse ci dovrebbero pensare. Purtroppo il modo in cui la maggior parte della gente ci pensa è votando per chi vuole ignorare il problema, bombardarlo, metterlo in un ospizio o riempirlo di tranquillanti. E questo influenza il voto (sigh).

Oltre mezzo trilione di dollari viene speso ogni anno in pubblicità (secondo Wikipedia). Ne vale la pena? Potremmo destinare una parte di questo esborso alla lotta alla povertà o alla malattia, o più sussidi all’istruzione o alla ricerca sul cancro?

Alcune di queste spese per la pubblicità sono discutibili. Abbiamo bisogno di  un’incorporata obsolescenza per convincerci a ricomprare cose che abbiamo che si rompono o si consumano come parte della loro progettazione e produzione? Che dire di acquisti correttivi? L’acquisto di un nuovo frigorifero invece della riparazione di quello vecchio (non ci si può permettere di pagare un tecnico)? La sostituzione dei nastri audio con i CD, la videocassetta con DVD con Blu-ray con Netflix? Acquistare prodotti che ci fanno ingrassare poi prodotti o diete che ci fanno dimagrire? Gli inserzionisti devono spendere soldi per farci fare acquisti così dispendiosi?

Questo è il problema del capitalismo. E’ libera impresa. Non guarda indietro, non vede il quadro generale né segue le tendenze alla loro logica conclusione (è un po’ come la politica). Questo tipo di valutazione è lasciato ai consumatori. Ma la pubblicità erode la loro discriminazione e forse la fiducia in se stessi. Forse è per questo che ognuno di noi ha un PC poi un prodotto Apple, una cartella poi uno zaino, e che chi cammina stringe in mano una bottiglia d’acqua e ha i cordoncini bianchi appesi alle orecchie. Tutti noi vogliamo fare la cosa giusta. Ma devono essere gli inserzionisti a dirci qual è la cosa giusta? Riguarda l’acquisto del loro prodotto, dopo tutto.

Una delle idee che la pubblicità sottintende è che il prodotto non vende se stesso. Lo faceva. Ma oggi tra prodotto e cliente esiste un’industria della pubblicità. In Giappone quando si cerca un prodotto si può andare su un canale di pubblicità e usarlo come una guida all’acquisto ma gli inserzionisti americani pensano che i prodotti hanno bisogno di immagine. I prodotti devono essere etichettati come moderni o con modernità, mostrando che i loro acquirenti sono all’avanguardia e aggiornati; devono essere scopertamente sessuali e perciò onesti e sinceri, essere affidabili e in un certo modo tradizionali o essere facilmente disponibili ed economici. Questo per quel che riguarda l’ordine d’interesse. Dopo l’immagine viene il nome, poi il logo, poi immagini/grafica tipiche, poi le offerte speciali: e solo allora, il prodotto stesso.

Negli anni ‘20  la pubblicità era nuova e aveva il fine di stimolare l’economia. La meccanizzazione ha significato un aumento del prodotto. Così è diventata necessaria la pubblicità per togliere quel prodotto extra dagli scaffali. Oggi la pubblicità convince la gente a comprare per stimolare l’economia, che potrebbe altrimenti stagnare, e porta alla produzione di merce per soddisfare quella domanda artificiale. E’ mettere il carro davanti ai buoi.

Nel 1920 la pubblicità ha ricevuto il suo maggior sviluppo dalle compagnie del tabacco che convinsero i consumatori che inalare fumo nei polmoni (con il loro prodotto) li rendeva sexy, alla moda e sofisticati o, in alcune occasioni, dei duri. Nel 1930 è stato il partito nazista sotto Goebbels che ha aperto la strada a molte tecniche e lo ha fatto con immenso successo, così da far fare miracoli al Fuhrer. Negli anni ‘90 Google ha introdotto la pubblicità personalizzata rendendo possibile seguire le tracce degli utenti di Internet ovunque nel web, (ma il Grande Fratello ti ama). Nela pubblicità sui social media la gente può essere parte della campagna pubblicitaria per mezzo di sms. Quanto è emancipato ciò?

La pubblicità basata sul sesso pone un dilemma, soprattutto per i media con forti codici normativi come la TV. Non si può pubblicizzare un reggiseno con adattamento mostrando una donna con grandi seni, anche se questo potrebbe essere più importante per gli acquirenti. Non si può fare pubblicità di preservativi mostrando un uomo che parla di come non pregiudicano il suo piacere, anche se questo potrebbe essere più importante per gli acquirenti.

Poi c’è la zona grigia che dipende dal gusto personale. Non mi piace un prodotto che viene consigliato da una celebrità. Che ne so io dei suoi gusti? Inoltre, sono fin troppo consapevole che lo sta facendo solo per denaro. Ma se compro un prodotto partecipo a qualunque lotteria, o accetto sconti fedeltà e cose del genere e penso che otterrò qualcosa in cambio del mio acquisto (anche se ho un vago sospetto che sto pagando di più per finanziare l’offerta). Odio i cartelloni pubblicitari per la strada; e ovunque si trovi vorrei poter rimandare indietro lo spam a chi me lo ha mandato con un email, o nella posta, o con un SMS, o animazioni Flash o in qualsiasi altro modo, preferibilmente con una bomba allegata (questo fa di me un terrorista?)

Attualmente lo spam domina il traffico e-mail, e rallenta Internet. Tutta la pubblicità ha il potenziale per saturare i suoi media (è lo stesso processo degli amministratori di proprietà che inflazionano il prezzo delle abitazioni finché sono troppo costose da acquistare e per viverci). Un giorno potremmo essere troppo occupati a leggere annunci per andare a comprare qualsiasi cosa.

In generale, penso che prima dovrebbe venire l’esigenza poi l’acquisto. In altre parole, la pubblicità dovrebbe essere lì per aiutarmi a comprare. Credo che l’annuncio che crea la domanda sia una cosa sbagliata. Per me questo significa che l’inserzionista inganna e mi sottrae parte della mia libertà personale. “Spremi il consumatore e osserva quando compra”.

Ciò lascia indiscussi servizi come il governo e la religione. Chi non fa pubblicità? L’istruzione. Non può permetterselo. La cosa principale da ricordare su servizi come governo e religione è che, attraverso la pubblicità, impariamo cosa sono. Non sto parlando di amministrazione del governo, né fede, ma di organizzazioni che offrono questi servizi. I partiti politici e le chiese. Come qualsiasi altra attività fanno pubblicità. E come gli inserzionisti che offrono beni, queste industrie di servizi offrono gli stessi incentivi per i consumatori: scelte semplici, tranquillità, un mondo piacevole e amichevole in cui vivere. Forse solo un tantino irreale. E a volte si paga un bel pò per questi servizi.

Alla fine della giornata la pubblicità è solo uno strato ulteriore che si frappone tra l’acquirente e il prodotto. Merci, imballaggio, distribuzione, agenzia di pubblicità, la pubblicità, vendite, noleggio. Ognuno prende la sua parte e il prezzo si deve adeguare di conseguenza. E ciascuno tende a vedere la propria attività come autosufficiente, come tutto ciò che esiste.

Ma a differenza di questi altri strati la pubblicità rappresenta un pericolo. Cerca di farti decidere e così attacca la tua libertà personale. Devi imparare come trattarla, per valutarla, proprio come si fa con la propaganda e la censura. Non lasciate che l’altro si prenda la responsabilità o decida. Tu decidi. Dopo tutto, devi vivere nel mondo che fa la scelta.

©2016 Translation copyright Gianna Attardo.

52. Alcuni scrittori australiani

di Phillip Kay. Tradotto da Gianna Attardo dall’inglese.

Ho letto la biografia di Patrick White redatta da David Marr (Patrick White, Una vita, David Marr, Jonathan Cape 1991) e mi sono scontrato con il paradosso della letteratura australiana, ossia della letteratura di un paese che non ha nessuna tradizione letteraria, ma una importata, e che forse sta creando una tradizione falsa sua propria avendo come modello soprattutto quella inglese. O sta creando qualcosa di veramente nuovo. Chi può dirlo?

White odiava la società australiana, ma trovava nel paese la fonte della sua ispirazione. Riteneva l’Australia insulare, bigotta e superficiale. Nonostante ciò, con la sua presenza e influenza, White ha creato, o contribuito a creare, una cultura nazionale vigorosa attorno a sé e ai suoi amici. Mi sono stupito quando ho scoperto che Van Morrison aveva detto al pittore Brett Whiteley che White aveva esercitato una grande influenza su di lui. White è stato anche un collegamento con il resto del mondo letterario, soprattutto in quanto vincitore di un premio Nobel – anche se questo è solo burocrazia della letteratura (Nobel fu un imprenditore nel campo degli armamenti di guerra, nonché un brillante inventore e aveva una grande colpa da espiare da cui il Premio, ora freddamente accademico e sterilizzato).

Ho letto quattro libri di White: Voss (L’esploratore) (1957), Riders in the Chariot (I passeggeri del carro) (1961), The Eye of the Storm ((L’occhio dell’uragano) (1973) e A Fringe of Leaves (Una frangia di foglie) (1976), e li ho ritenuti tutti  vere grandi opere di letteratura mondiale. Non metto White a fianco di Banjo Paterson, Kylie Tennant o Peter Carey, bensì al livello di Tanizaki, Kawabata, Eça de Queirós e del Dostoevskij di Karamazov. E’ stato importante ciò che White aveva da dire sulla letteratura australiana e l’avermi introdotto ad alcuni autori che non conoscevo. La mia esperienza di lettore di libri australiani era limitata, come apparirà qui di seguito.

Ho apprezzato la biografia di Marr man mano che la leggevo. Non mi piacciono i libri che relegano le note sul retro del volume dove sono difficili da consultare e interrompono il flusso della lettura. Mi ha sconcertato vedere che Marr si riferiva a personaggi della narrativa di White citando i nomi ma non il loro contesto e il libro in cui appaiono. Dappertutto erano riferimenti a persone ed eventi che avrebbero dovuto essere spiegati (per esempio un lettore australiano potrebbe mai sapere che ” la Croce “era il sobborgo Kings Cross di Sydney?). Il libro inizia con una lunga e confusa storia dei White in Australia e delle famiglie con cui si imparentarono a partire dall’epoca coloniale.  

Nonostante questi difetti, il libro mi ha ricordato Johnson di Boswell. Negli ultimi sei anni della sua vita White lavorò con Marr. Marr registrò le sue conversazioni, lesse le sue lettere, fu presentato ai suoi amici e nemici, e fece leggere e criticare le sue bozze a White. Non venne esercitato alcun potere di veto, ma solo date spiegazioni Ciò che emerge è una foto di un uomo onesto. Diogene avrebbe spento la sua lanterna se avesse incontrato Patrick White. L’uomo era infelice, intollerante, presuntuoso, erudito, spirituale, pugnace, fedele e devoto. Un po’ come Samuel Johnson in realtà. Il libro fornisce anche un brillante ritratto di Manoly Lascaris, compagno di White per quasi 50 anni. Un quadro convincente, raro in letteratura, di un uomo veramente buono.

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Quindi, cosa ho trovato nel libro di Marr sulla letteratura australiana? Non credo che questo saggio sia una ‘storia’ della letteratura australiana: sto solo confrontando alcune passioni di White con le poche mie. La letteratura australiana, ho pensato, dovrebbe fornire una comprensione profonda della natura umana scoperta attraverso la raffigurazione dell’ambiente dell’Australia, sia sociale che naturale. Per essere valida un’opera necessita sia di rappresentazione che di comprensione profonda. White cita i seguenti scrittori (tra gli altri):

Marjorie Barnard (1897-1987) e Flora Eldershaw (1897-1956) hanno scritto sotto lo pseudonimo di M Barnard Eldershaw. Il loro primo romanzo, e probabilmente il più noto, è A House is Built (Una casa è costruita) (1929). Come White, Barnard riteneva che “è pericoloso per gli scrittori lasciare le loro radici” e come White fu coinvolta in cause politiche liberali in un periodo in cui l’Australia si era spostata ancora più a destra di quanto lo sia oggi. Barnard ammirava Miles Franklin e ne scrisse una biografia, sebbene pensasse più alla sua personalità che alla sua scrittura – Franklin “mostrò poca abilità nella costruzione dei suoi libri, e non molta originalità nella trama”. White ammirò l’ultimo libro delle due scrittrici Tomorrow and Tomorrow and Tomorrow… (Domani e domani,…), pubblicato la prima volta integralmente  nel 1983, ricordando che “E’ uno dei pochi romanzi australiani maturi, e, allo stesso tempo, di interesse universale … E ‘ pieno di passione e di verità “. (Marr, p. 348). Nel 1983 Barnard ha vinto il Premio Patrick White.

Barbara Baynton (1857-1929) ha pubblicato un solo romanzo e otto racconti brevi, ma è considerata un maestro del formato novella. La sua unica raccolta Bush Studies (1902) è stata ristampata con materiale extra con il titolo di Cobbers nel 1917. La Baynton fu coinvolta in una faida spuria con Henry Lawson sulla verosimiglianza delle loro rispettive rappresentazioni della vita nell’entroterra australiano. Sulle storie White commenta, “E ‘straordinario il modo in cui racconta così poco e vediamo tutto … E’ un lavoro di lima di una buona autoredattrice”. (Marr, p. 480).

Manning Clark (1915-1991) è lo scrittore che più di qualunque altro ha spinto il maggior numero di lettori a interessarsi alla storia dell’Australia (con la probabile eccezione di Robert Hughes). E’ un grande artista in prosa, e la critica chiassosa della sua storia, da parte di storici di destra e di sinistra, si è concentrata su fatti accaduti non sul suo stile. E’, per le stesse ragioni, uno storico come Livio, anche se nei suoi ultimi volumi di History tende a seguire l’esempio vecchia maniera di Carlyle, uno dei suoi eroi. Nonostante i suoi difetti, ha l’ampiezza di vedute di un Gibbon. “Manning Clark inviò a White il primo volume della sua History of Australia … ‘Ho sempre avuto la tendenza a non avere occhi per la storia australiana’, [White] confessò a Clark. Ma vi scoprì uno dei pochi libri australiani che poteva ‘ammirare senza riserve’. Lesse ciascun volume quando apparve nei venti anni successivi”. (Marr, p. 480).

David Malouf è nato nel 1934 e vive a Sydney. Il suo primo romanzo, Johnno (1975) è stato molto apprezzato da White. “‘Uno dei migliori libri che abbia letto scritto da un australiano’… Fece i complimenti [a Malouf] per aver trovato ‘l’unico modo di scrivere dell’amore tra due uomini ‘”. (Marr, p. 583). Malouf ha poi scritto An Imaginary Life  (Una vita immaginaria) (1978) e Remembering Babylon  (Ricordando Babilonia) (1993) insieme ad altri romanzi, storie e libretti. I commenti sul suo lavoro che risultano più ricchi di spunti sono espressi da lui stesso. “Sapevo che il mondo che ti circonda è privo di interesse solo se non riesci a vedere cosa stia realmente accadendo. Il luogo da cui provieni è sempre il luogo più esotico che tu abbia mai conosciuto, perché è l’unico luogo dove ti accorgi di quanti segreti e misteri ci siano nella vita delle persone “.

Christina Stead (1902-1983) è stata l’autrice di romanzi caratterizzati da una penetrante introspezione psicologica nella natura umana, alcuni autobiografici. E’ vissuta in Europa e in America per gran parte della sua carriera e lì ottenne riconoscimenti molto prima che in Australia. Il suo primo libro è stato Seven Poor men of Sydney (Sette poveracci di Sydney) (1934). Altre opere hanno incluso Letty Fox (1946) – cui fu negata la pubblicazione – e Dark Places of the Heart (1966). Si ritiene che la sua opera principale sia The Man Who Loved Children (L’uomo che amava i bambini) (1940). “La grande scoperta di White fu Christina Stead che ha ammirato come ‘uno dei romanzieri viventi più interessanti’. Nessuno dei suoi libri ha avuto il potente impatto di The Man Who Loved Children …ma lo entusiasmarono anche i romanzi minori “. (Marr, p. 480)

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Non ho mai frequentato un corso di letteratura australiana. Non ho idea della sua estensione, varietà, tendenze e influenze. In parte perché sono australiano. Australia? Ci sto in piedi sopra (nome di una rivista satirica ABC del 1983). Quindi ciò che so su questo argomento viene in gran parte da quello in cui mi sono imbattuto. Non leggo poesie e non mi interesso molto di teatro ma guardo un sacco di film (una volta guardavo la TV). E leggo libri. Così il mio è uno strano elenco. Ma probabilmente buono quanto il tuo, se te lo sei fatto nello stesso modo.

Andrew Bovell  è nato nel 1962 e attualmente vive ad Adelaide. Ha scritto l’opera teatrale Speaking in Tongues nel 1996 adattata in versione cinematografica con il titolo Lantana, film del 2001 diretto da Ray Lawrence. Lantana è uno dei film australiani di maggior successo e, più importante, il migliore. Vi lavorano Anthony LaPaglia, Kerry Armstrong, Geoffrey Rush e Barbara Hershey. Come si può paragonare una lantana al cuore umano?

Charmian Clift (1923-1969) è tra i maestri del genere saggio. La maggior parte dei suoi scritti è autobiografica e molto personale. Uno dei miei autori preferiti. Ho scritto su di lei in: https://phillipkay.wordpress.com/2009/10/03/the-novel-as-essay-charmian-clifts-writings.

Miles Franklin è meglio nota per il romanzo My Brilliant Career (La mia brillante carriera) anche adattato in versione cinematografica nel 1979 e diretto da Gillian Armstrong. Il romanzo fu pubblicato con l’aiuto di Henry Lawson. Successivamente la Franklin scrisse uno studio di Joseph Eurphy. Il film, l’idillio romantico di una ragazza, e suscitò molto interesse anche per merito della recitazione di Judy Davis.

Joseph Furphy (1843-1912) ha scritto Suchi is life nel 1897 e pubblicato nel 1903. Il presunto autore, Tom Collins, è tanto affidabile quanto Tristram Shandy e il libro che poggia sull’ ironia, per gran parte del suo humour, è profondamente ironico sull’autore. Furpfy è spesso paragonato a Mark Twain ma i suoi ritratti del bush sono genuini quanto quelli di Henry Lawson. Complessi, oscuri, buffi, è l’Australia no?

Paul Hogan, nato nel 1939, è stato un noto pittore del ponte e umorista. La sua rassegna satirica è andata in onda per 12 anni sulla TV australiana a partire dal 1973. In seguito ha scritto, recitato e prodotto il film Crocodile Dundee nel 1986. Il pubblico di entrambi ritenne che aveva ragione ma in retrospettiva la sua opera è variabile come ci si potrebbe aspettare, efficace nell’attacco satirico contro alti papaveri ma inefficace nelle vittime rivelatesi effimere.

Robert Hughes (1938-2012) è arrivato alla notorietà per The Shock of the New (una serie televisiva sull’arte moderna) e The Fatal Shore  (La riva fatale) un libro del 1987 sul sistema penale inglese e sull’Australia, il suo gulag. Non conosco il primo ma il secondo è la testimonianza più coinvolgente, terrificante e precisa dell’inefficienza del sistema britannico nell’affrontare la povertà causata dalla Rivoluzione Industriale nel 19° decolo. Dopo questa lettura pochi riuscirebbero ad avere una visione ambivalente di ciò che significò essere un detenuto.

Henry Lawson (1867-1922) ha scritto brevi racconti ossessionanti che potrebbero riguardare ciò che accadde ai sopravvissuti della riva fatale. Famoso ma defraudato dagli editori, Lawson visse in povertà per la maggior parte della vita. Soffrì anche di sordità e alcolismo. Tuttavia fu un fiero repubblicano, un campione dei piccoli uomini e le sue storie di vita nell’entroterra sono spesso strazianti. Uno dei migliori scrittori di brevi racconti insieme a Kipling e Maupassant.

Henry Handel Richardson, vero nome Ethel Florence Richardson (1870-1946), ha scritto, prima di Patrick White, forse l’unico vero grande romanzo australiano.  The Fortunes of Richard Mahony (Cronaca di Richard Mahony) (1930) è una trilogia formata da Australia Felix (1917), The Way Home (1925) e Ultima Thule (1929). Come in una trilogia di Eschilo, vi si mostra il lavorio del fato che distrugge inesorabilmente un uomo attraverso un difetto fatale del suo carattere. Scrittura splendida, dall’effetto profondo.

Kenneth Graham Ross è nato nel 1941 ed è stato l’autore di Breaker Morant (1978) opera teatrale e poi copione cinematografico del film del 1980 diretto da Bruce Beresford. Il film è parte del consapevole rinascimento del cinema australiano e un dramma giudiziario molto ben recitato da Jack Thompson che mette in discussione la moralità dell’imperialismo.

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Ovviamente si possono citare moli altri scrittori australiani ma Richardson, White e Lawson sono un buon inizio per un’esplorazione. Potrebbe esser peggio, come si dice da queste parti.

©2016 Translation copyright Gianna Attardo.

51. La poesia invisibile di Saffo

di Phillip Kay. Tradotto da Gianna Attardo dall’inglese.

La letteratura dell’antica Grecia è stata il fondamento della cultura occidentale moderna ma non ne conosciamo gran parte eccetto i frammenti che sono sopravvissuti fino in epoca moderna. Sappiamo che nel II° secolo gli studiosi di Alessandria hanno curato e annotato le opere di molti scrittori di epoche precedenti e i Bizantini hanno conservato compendi di una parte di questo materiale. Tuttavia, molto spesso lo studioso bizantino del X° secolo, di nome Suidas, fornisce dettagli su autori antichi che sono semplicemente derivati dalle loro opere.

Non sappiamo se Eschilo avesse un soprannome, se i poeti scrivessero bozze o ripetessero parole fino a trovare quella giusta, se Omero fosse un attore, un redattore o un compositore originale, se chi lavorava la terra nel circondario si addormentasse durante una declamazione dei versi di Pindaro come un magnate del 19° secolo durante l’ascolto de L’Anello dei Nibelunghi.

Sappiamo che nei secoli  5° e 4°aC gli scrittori e gli studiosi dell’ epoca classica ritenevano che i tre maggiori poeti della Grecia fossero Omero, Archiloco e

Saffo. Sappiamo (secondo Gibbon) che nella Costantinopoli del 10° secolo esisteva un’edizione delle poesie complete di Saffo. Sappiamo che Saffo fu un’ aristocratica dell’isola di Lesbo, nel nord-est del Mar Egeo, vissuta intorno al 600 aC, e che forse fu coinvolta in alcuni dei conflitti politici tra fazioni rivali che  scoppiarono durante la sua vita. Secondo le due storie che sono sopravvissute da periodi molto più tardi del suo, Saffo fu appassionatamente coinvolta con giovani donne della sua società e si suicidò quando venne abbandonata dal marito, fatti rntrambi di cui molti vedono la fonte nei riferimenti satirici contenuti nella commedia del 4° secolo.

L’edizione delle poesie di Saffo non è sopravvissuta al sacco di Costantinopoli da parte dei Veneziani. Abbiamo solo una sua poesia e frammenti di altre citate dai grammatici successivi per illustrare variazioni dialettali o costruzioni insolite.

In qualche modo la reputazione di Saffo è sopravvissuta fino in età moderna:  rappresenta la fragilità della cultura umana dovuta alla distruzione che attende noi tutti e le nostre creazioni. La sua poesia ci perseguita, e ci ricorda con le parole di Thomas Lodge nella Londra colpita dalla peste:

La luce cade dall’aria

Regine sono morte giovani e belle.

E’ possibile considerare Saffo uno tra i maggiori poeti? Si possono recuperare alcuni dettagli che ci offrono un quadro più chiaro di lei e della sua opera.

Fu un poeta lirico che usava metri e argomenti alquanto diversi da quelli di Omero che scrisse, o recitò, nella forma epica della poesia, l’esametro. Sebbene sia giunta a indicare l’espressione delle emozioni personali in poesia (in gran parte a causa di Saffo) in un primo momento la poesia lirica si riferì a un particolare metro e a un accompagnamento con la lira. In realtà non sappiamo se le poesie di Saffo fossero cantate, salmodiate o recitate, o se lei stessa abbia composto la musica e suonato la lira (non lo sappiamo nemmeno a proposito dei drammaturghi del 5° secolo). Questo perché la musica antica non è sopravvissuta in nessuna forma. Abbiamo perso sia il colore delle antiche facciate degli edifici che le statue e i suoni e la musica dei tempi antichi.

La caratteristica più evidente della poesia di Saffo è la semplicità e l’immediatezza della sua espressione (che è stata imitata nella forma della moderna poesia ‘lirica’). Tanto più che siamo consapevoli del fatto che nella sua società, come in tutte le società antiche, la vita pubblica era molto più estesa di quanto lo sia diventata da allora. La partecipazione alle molte cerimonie stagionali, religiose e politiche, ai riti e alle feste che si svolgevano durante tutto l’anno era propria di un cittadino pio e fedele. E’ probabile che gran parte del lavoro di Saffo sia stato scritto per queste occasioni e che sia più strettamente legato al dramma della poesia lirica che conosciamo da tempi successivi. In altre parole è antecedente a entrambe quelle forme.

Le poesie di Saffo furono probabilmente recitate in cerimonie pubbliche, alcune delle quali erano cerimonie nuziali. E’ possibile che alcune fossero composizioni drammatiche scritte affinché lo sposo le recitasse, proprio come può essere stato il Cantico di Salomone ebraico, e che questa possa essere stata l’origine della sua reputazione successiva di ‘lesbica’. Vale la pena sottolineare che nel mondo di Saffo non esisteva alcuna sanzione contro l’omosessualità, e non compaiono difesa reale o descrizioni dell’ omosessualità nelle sue poesie. Ciò che queste esprimono è spesso il sentimento di nostalgia e desiderio. Nei frammenti si distinguono le invocazioni ad Afrodite, che potrebbero indicarne la recitazione ai suoi festival. Quello che non sappiamo è l’identità dell’ ‘io’ che parla spesso nella sua poesia. E ‘ Saffo che ci esprime i suoi sentimenti? E’ una celebrazione del potere della dea? Sta dando voce a un personaggio di un racconto mitologico?

Uno dei migliori libri su Saffo che io abbia letto è quello di Arthur Weigall. Saffo di Lesbo è stato scritto nel 1932 ed è da tempo fuori stampa, ma contiene l’evocazione più viva dell’isola di Lesbo che conosca e che non ho mai dimenticato. Se si desidera leggere le poesie di Saffo esistono due scelte: si possono leggere le parole originali o la loro traduzione, nei frammenti, e di tanto in tanto apprezzare un aggettivo o anche una metafora, o parte di una narrazione; o si possono leggere “ricostruzioni” delle poesie, in cui sono stati messi insieme frammenti, riempite le lacune, e fatto un tentativo per ricreare l’effetto del poema originale. Entrambe sono utili, ma occorre ricordare che nessuna delle due è Saffo. Le sue opere sono state irrimediabilmente perdute. Di particolare interesse sono moderne ricostruzioni musicali di Saffo. Sia Eleftheria Arvanitaki che Angelique Ionatos (Saffo di Mitilene) hanno cantato testi di Saffo.

Quindi, sebbene sia facile rispondere alla prima domanda su Saffo ‘ era lesbica,  ha avuto rapporti sessuali con altre donne?’ con un ‘non sappiamo, e non siamo in possesso di sufficienti informazioni su di lei per saperlo, ma è improbabile’, come possiamo rispondere alla domanda successiva,’ fu un grande poeta? ‘

La poesia è difficile da tradurre, molti direbbero impossibile. Mentre è appena possibile apprezzare la forza di ‘Odi et amo’ di Catullo senza conoscere il Latino, cosa può fare di’ Ποικιλόθρον ὰθάνατ Αφροδιτα’ l’oratore che non parla il Greco? Il primo problema è che ogni lingua utilizza mezzi differenti per creare la musica, in Greco è la misura, o la lunghezza, delle vocali, in Inglese è l’accento posto su di loro, o il ritmo. Così i traduttori non possono riprodurre i metri delle liriche di Saffo in quanto la loro lingua non glielo permette. Devono cercare di ricreare un effetto simile con altri mezzi, come la rima. Di solito questa distorce il significato delle parole tradotte e diminuisce il loro effetto.

Mia bella figlia, Kleis, un flore dorato

l’amo più della dorata Lydia o della bella Lesbo

Ho una figlia, è bella,

In bellezza come il sole dorato,

O come dolci fiori della prima fioritura;

E Clais è il suo nome, per cui

Io i tesori di Lydia, fossero loro i miei,

Lascerei contento.

(J. H. Merivale)

Una bella bambina è la nostra

Come un fiore dorato

Amata Kleis.

Kleis è il suo nome,

La cui bellezza  è come fiori dorati.

(Frederick Tennyson)

Ho una figlia bella

Come un fiore dorato

Mia amata Kleis.

Non la cambierei per tutta Lydia né la bella …

(Julia Dubnoff)

Sono tutte diverse, ma nessuna di loro è Saffo, e nessuna di loro è poesia. Ci danno un’idea di cosa volesse dire in queste poche righe, e di cosa vi sia di buono nella sua poesia. Non sappiamo se sono personali, dirette al proprio figlio (l’interpretazione tradizionale) o scritte per festeggiare una nascita, o la dedizione dei genitori del bambino a una divinità e cantata dai genitori alla cerimonia.

Quello che possiamo dire è che i frammenti superstiti mostrano il talento di Saffo nell’uso della metafora, che questo immaginario concreto è vivace come quello di Keats, che le sue sono per lo più immagini di semplici oggetti naturali, frutta e fiori, e i sentimenti di cui parla sono quelli diretti, semplici che tutti noi abbiamo e riconosciamo (nessun ‘ odio ed amo ‘ di Catullo). Aveva la rara capacità di esprimere una forte emozione attraverso le parole di cui ci fa sentire la musica. Il nostro primo impulso nello scrivere è più elaborato, raggiungiamo la complessità facilmente. La semplicità è un lavoro molto più difficile. Saffo scrive poesia invisibile. Quasi tutto il suo lavoro è svanito, ma possiamo ancora sentirlo, e ciò la rende unica tra i poeti, tra gli scrittori.

i rami del melo ondeggiano sopra il torrente

i loro suoni delicati portano il sonno …

Il freddo mormorio dell’acqua attraverso una foresta di meli

Innumerevoli cavità

L’intero frutteto riempie, mentre le foglie

Prestano la loro musica al torpore.

(H de Vere Stacpoole)

http://classicpersuasion.org/pw/sappho/ in varie traduzioni (e in Greco) con collegamenti a fonti di ulteriori informazioni.

©2016 Translation copyright Gianna Attardo.

50. L’illusione del diavolo

di Phillip Kay. Tradotto da Gianna Attardo dall’inglese.

La religione più diffusa nel mondo moderno è la paura del diavolo. La religione presumibilmente monoteistica del cristianesimo lo teme come Satana; la religione presumibilmente monoteistica dell’Islam lo condanna come Shaytan o Iblis; l’Ebraismo lo riconosce come ha-Satana, l’Avversario; i culti vudù dedicano sacrifici a uno spirito benevolo molto simile a lui; le teorie della cospirazione sono basate sulla sua presenza; le paure degli abusi sui minori degli anni 80 hanno avuto origine da una presunta cospirazione satanica e, naturalmente, ci sono i vecchi, puri e semplici adoratori del diavolo, alcuni dei quali lo identificano con gli dei, come Pan, con quello che chiamano ‘paganesimo’.Tutti questi atteggiamenti sono una forma di culto.

Il diavolo ha avuto un posto di rilievo nella letteratura gotica del 18 ° secolo; mentre in tempi moderni gruppi sado-masochisti, sottoculture gotiche, film dell’orrore, vampiri in letteratura, serie TV, giochi e film, e il Dearth Vader (Padre scuro) di Star Wars mostrano che l’interesse secolare nel diavolo è ancora forte. Il diavolo come padre dell’umanità è stato il credo di alcuni gnostici. Il diavolo come vampiro, Dracula, sembra una figura di finto Cristo: risorge dalla morte, non dopo tre giorni ma ogni volta che ha fame, ha denti simili ai chiodi della croce o alla corona di spine e beve il sangue della sua vittima piuttosto che offrire il proprio. E Dracula dà una nuova dimensione alla parola ‘trascendente’.

Per alcuni potrebbe sembrare sbagliato dire che le moderne fedi monoteistiche ‘adorano’ il diavolo. Non è un termine troppo forte? Ovviamente non è utilizzato dai praticanti di queste religioni, ma, a pensarci bene, sembra il termine inevitabile. In queste fedi (e molti altre), il diavolo spiega l’esistenza del male. Se non è il diavolo, allora dio dovrebbe essere l’origine del male, e siccome dio è perfetto non può esserlo. Il male deve lottare efficacemente contro il bene, il che significa che il diavolo deve essere in grado in qualche modo di prevalere su dio. Pertanto queste fedi lo trattano con un certo rispetto basato sull’ ansia. Ogni atto dettato dall’ invidia, ogni menzogna o furto diventano un atto di adorazione del diavolo. Sta aspettando di portare all’inferno i credenti  che dovessero errare, e di solito lo fanno. E non permetterà a nessuno di farla franca. Lui è l’uomo nero.

Anche se tutte le fedi monoteistiche evitano di dirlo, il diavolo può prevalere su dio solo se ha un eguale potere. Se anche lui è un dio. Le spiegazioni che dicono che è un angelo caduto riportano alla domanda, poiché non sappiamo come un angelo si differenzi da un dio. Non sappiamo che dio non possa creare altri dei. Cavillare in tal modo equivale a non dire nulla di sensato, poiché qui, letteralmente, la gente non sa di cosa parla. Quindi culto fedele, o conoscenza, un dio del male e un dio del bene. Mentre ci preoccupiamo di distinguere Yahweh da Dio Padre, da Allah, il dio del male risulta comune a tutte e tre le fedi. E il suo culto, perciò, è il più diffuso.

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La divinità del diavolo è una figura chiara nella Bibbia ebraica (Saggezza), dove è Baal, il dio degli Assiri e dei Fenici. La cristianità medievale lo ha chiamato Belzebù. In altre parole, è un dio ‘falso’ o ingannevole, che allontana gli ebrei e li porta verso l’adorazione erronea in un culto straniero. Per gli ebrei non vi è alcun dubbio che il diavolo, sia Baal (‘Signore’, confrontare ebraico ‘El’) che Satana, è un dio.

E’ anche un angelo. In origine, quando l’ebraismo era politeista, gli angeli erano dei. Una volta gli angeli sono venuti sulla terra e si sono accoppiati con le figlie degli uomini, producendo una razza di semidei (Genesi 6). Questi esseri sono stati immaginati come “osservatori”, una guida degli uomini sulla retta via. Alla fine c’è stata una guerra in cielo, e alcuni angeli, guidati da Sataniel (o, versione successiva, Lucifero), hanno combattuto contro l’esercito di dio guidato da Raffaele, Gabriele e Michele.

Il guaio di questa storia della ribellione in cielo è come facciamo a sapere cosa è accaduto in cielo prima dell’epoca degli esseri umani? Chi era lì a vedere e registrare? Ma naturalmente non è storia. Non è dato di fatto. E ‘ teologia in forma di poesia, come gran parte del Vecchio Testamento, e lo scopo della storia è quello di spiegare il male. L’Antico Testamento ha le sue origini nell’età del ferro, l’età di Omero e dell’epica. Al tempo di Muhammad il potere del diavolo si era ridotto. Quando Muhammad reimmaginò le fedi che conosceva, il politeismo arabo, la fede cristiana e la fede ebraica, vide che Iblis era Jinn, uno spirito, sottomesso a dio e con potere solo sull’umanità, su coloro poco saldi nella loro fede.

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In origine, Il diavolo era “diabolo”, un termine che descriveva la figura incontrata nel libro di Giobbe nel Vecchio Testamento ebraico (quando è stato tradotto nella versione greca dei Settanta ). Diabolo significa ‘accusatore’, e rappresenta una figura che apparirà durante il Giudizio Universale e analizzerà il peccato di ogni anima e la dovuta punizione (quello che noi oggi chiamiamo un ‘avvocato del diavolo’). Una figura simile si trova nelle più antiche religioni dell’Egitto, la cui origine risale al 3.000 aC, circa, quella che alla fine divenne il dio Set delle tempeste del deserto, sempre presente in pitture tombali con le corna e la coda. Da una figura che faceva parte della salvezza dei credenti il diavolo è diventato parte della loro dannazione. Forse vale la pena ricordare che le ali degli angeli e dei diavoli rappresentati nei dipinti non hanno un significato concreto: sono un simbolismo grafico per il ruolo di messaggeri di questi esseri.

L’idea del diavolo è collegata con altre due. Una è la mortalità, la morte. Il diavolo ha potere sui morti. La seconda è il giudizio finale. Il diavolo prima tenta gli esseri umani, quindi esegue la pena nell’inferno, il suo specifico regno.

La morte è sempre stata una paura umana. Altri animali non sembrano averla, ma noi sì. E il regno dei morti, dove andiamo tutti quando moriamo. detiene un fascino particolare. Immaginiamo i ‘non morti’, fantasmi che infestano un luogo particolare, morti che camminano, spiriti che vengono ad ammonire o a tormentare. E tutto sotto il potere del signore della morte, il diavolo. Gli spiriti inquieti sono anime sofferenti. Forse soffrono la punizione per i loro peccati. Ma noi li temiamo, perché non lontano è il loro padrone, il diavolo.

Il giudizio è un altro concetto di lunga data. Non possiamo semplicemente morire, no? Ci deve essere una sorta di riassunto, di bilancio del bene e del male operato in vita. Ciò nonostante, probabilmente per noi questo è più importante di qualsiasi dio, L’idea di punizione per aver fatto del male è stata portata agli estremi nel 1300, con la circolazione della Divina Commedia di Dante, e nel 1700, con la continua influenza del Paradiso perduto di Milton. Immersione nell’olio bollente, accoltellamento con forconi, ustione nel fuoco eterno e altre pene eterne ancor più orribili erano presiedute dal signore dell’inferno, il diavolo, il Principe delle Tenebre o Old Nick, come si preferisce. La baldoria in questa orgia di punizione era in realtà un fenomeno letterario, non religioso, fantasie personali degli autori dei libri, ma costituisce ancora la nostra immagine dell’inferno, la punizione, l’aldilà e il diavolo.

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C’è voluto un altro ebreo, Sigmund Freud, a secolarizzare il diavolo, a portarlo fuori dal cielo o inferno (ovunque essi fossero) e collocarlo nella mente degli esseri umani. In tal modo, egli ha fuso il diavolo con dio, e creato un’entità che chiamò psiche, da dove sono provenuti tutto il bene e il male, dove ogni pena è stata eseguita, e il paradiso alla fine contenuto. Freud ha interiorizzato la questione della religione e reso la mente trascendente.

In molti modi le teorie di Freud bypassano i drammi mitizzati di giudaismo, cristianesimo e Islam, e tornano all’immagine del mondo sviluppata dalla religione greca con l’uomo al centro. In queste fedi bene e male sono stati sostituiti da equilibrio e armonia, o eccesso. Gli dei aiutavano o ostacolavano, ma erano essenzialmente immorali, non associati a valori morali, il che era una preoccupazione umana. Ma controllavano i confini tra questa vita e la prossima,  dovevano essere placati, e potevano offrire una guida, perché vedevano il futuro. Questo era vero anche per Ade, dio degli inferi, un luogo il più lontano possibile dall’inferno cristiano, dove nulla aveva luogo, certamente nessuna punizione.

Prospettive simili possono essere viste in altre religioni antiche, come l’induismo, l’Egitto, dove nei primi tempi Set era un aspetto di Osiride, così come il suo nemico, e la religione di Zoroastro che solo negli ultimi tempi ha sviluppato una figura diabolica.

Così possiamo scegliere il diavolo come un mito, parte di una religione, o come uno psicopatico, parte del nostro viaggio di conoscenza di sé. Fuori, in un mondo soprannaturale, o dentro, come parte della nostra evoluzione in questa vita, parte di noi.

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Ma il diavolo come entità soprannaturale, o come processo psichico, non è l’unico aspetto da prendere in considerazione. Altrettanto importante è la natura di quelli che credono nell’esistenza materiale del diavolo, o più in generale, del ‘male’.

Sembra regressivo nel 21 ° secolo  credere in esseri soprannaturali. Se dei, angeli, santi, allora perché non spiriti, fantasmi, zombi, succubi e succube, streghe e maghi, extraterrestri, alieni e tutti i demoni illustrati nel Malleus Maleficarum del 1487? Come siamo arrivati a conoscere tutti questi esseri, e dove sono? C’è molto spazio nell’immensità esterna, così forse tutti vivono lì e a volte si sentono soli e vengono sulla terra a fare una visita. O forse li abbiamo semplicemente inventati.

Se è così, allora è conveniente per i pigri. Da dove viene il male, o forse la parola giusta è iniquità? Non io! No, viene da fuori, e non c’è niente che possiamo fare a riguardo. Come possiamo combattere poteri soprannaturali se non formando alleanze con quelli benefici? Non pensare a chi forma alleanze con quelli non-così-benefici. Tutto questo è molto più facile che la riforma di sé.

Altri di noi sono più che impotenti di fronte alla complessità della vita. Queste persone hanno una vera e propria paura. La vita troppo spesso confonde, sconvolge semplici nozioni di giusto e sbagliato. C’è bisogno di una spiegazione, e può essere trovata nell’idea di entità maligne responsabili di ciò che è sbagliato. I cartelli delle multinazionali che sfruttano il pianeta, i sionisti che cercano di conquistare il mondo, la minaccia comunista, il nazismo, le trame della chiesa cattolica, le vecchie ritenute streghe, giovani donne seducenti, le trame dell’Islam, i terroristi, i fondamentalisti. Infatti quasi chiunque può essere incolpato: immigrati, stranieri, neri, ebrei, musulmani, miliardari, governi socialisti, disoccupati, politici, cantanti pop: tutti sono o il male o in controllo di entità malvagie. Pensare in questo modo non serve a nulla ma spiega le cose, e così riduce l’ansia.

Altri ancora rientrano nello sviluppo mentale psicopatico. Questi hanno bisogno di praticare la violenza per evitare un’ (immaginaria) disintegrazione personale. Così si aggrappano all’esistenza del ‘male’, e, se non dotati di buona istruzione, potrebbero anche pensare al diavolo, e combattervi contro. E’ solo una scusa per uccidere, non vincere il male, non curare la propria psicosi, ma perseverare. La violenza è un fine in sé. Come ogni dipendenza intorpidisce o esalta la mente per un breve periodo di tempo. Proprio come i violenti hanno bisogno della violenza, hanno anche bisogno del male per giustificare e spiegare il loro comportamento violento. La maggior parte dei violenti, che si tratti di terroristi, fondamentalisti o estremisti politici, non ha la più pallida idea delle cause per cui uccide. Sa solo che è necessario uccidere. Non so se pensare che stanno combattendo il diavolo o lavorando per lui.

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Naturalmente c’è la gente comune che cerca di imparare dai propri errori. Non si parla troppo di loro, ma sono probabilmente ancora la maggioranza, nonostante quello che dicono i media. Queste persone tendono a non prendere posizione. Dio? Forse. Il diavolo? Probabilmente no. Alcune persone si compiacciono di credere nell’inferno per chi la pensa diversamente da loro, mentre quelle più sane non credono che un dio possa essere così meschino da torturare le sue creature lì. Chi si sforza tanto per una questione semplice? Ognuno di noi crea il dio che si merita.

Io stesso credo che molte persone esperimentano dio in qualche modo, almeno una volta nella vita. Ma ritengo che solo chi è disturbato vede il diavolo. E’ parte della sua illusione.

©2016 Translation copyright Gianna Attardo.

49. La poesia della scienza

di Phillip Kay. Tradotto da Gianna Attardo dall’inglese.

Secondo un concetto erroneo religione e scienza sono in conflitto tra loro e un essere ragionevole deve scegliere da che parte stare. Non è vero. Tuttavia, esiste un conflitto tra fanatismo religioso e pedanteria scientifica: si tratta di un conflitto tra due debolezze umane che non dovrebbe scoraggiare nessuno dal vedere la poesia e le preghiere che molti scienziati esprimono nelle loro opere.

Ci sono più specie nel mare che esseri umani viventi sul pianeta e si riproducono a milioni. Un cavalluccio marino, e un granchio fellone che vive intorno alla bocca di un vulcano sono solo due esempi

Il mare

Alcuni esempi. Il primo è tratto da un libro dal titolo Under the Sea Wind di Rachel Carson, scritto nel 1941. La Carson è meglio nota per la sua opera del 1962 Silent Spring che pare abbia evitato al mondo gli effetti dell’ingestione del veleno DDT contenuto nel cibo. Si tratta di uno dei grandi scrittori del mondo, ben superiore a Thoreau ed Emerson, ma che non sarà mai riconosciuto come tale perché ha scritto da biologa del mare. Conosco e amo la sua trilogia di libri sul mare.

Carson studia ed è molto consapevole della portata degli eoni di formazione geologica e dell’evoluzione biologica da 2.000 milioni di anni fa ad oggi. Come un poeta ha la consapevolezza delle origini del mare e delle sue profondità, uno spazio cui non pensiamo mai. Nutre soggezione per i milioni e milioni di forme di vita i cui frammenti ha studiato, e sa vedere la storia della vita in una creazione cosmica. La sua visione incute rispetto e timore. Il brano che segue è scelto a caso, poiché tutto il suo lavoro sul mare è fonte di ispirazione.

“Sotto di loro giaceva l’abisso, il letto primordiale del mare, il più profondo di tutto l’Atlantico. L’abisso è un luogo in cui il cambiamento avviene lentamente, dove il passare degli anni non ha alcun significato, né il rapido succedersi delle stagioni. Il sole non ha alcun potere in quelle profondità, e quindi il nero è un nero senza fine, o inizio, o grado. Il vento vi è sconosciuto. Nessuna forza di attrazione della luna e del sole può spostare quel peso d’acqua inerte ed azarlo e lasciarlo ricadere con il ritmo delle maree. Nessun battere del sole tropicale su miglia di superficie può diminuire il gelo desolante di quelle acque abissali che varia poco durante tutta l’estate o l’inverno, nel corso degli anni che si fondono in secoli e i secoli in ere di tempo geologico.

“Giù, sotto miglia e miglia di acqua – più di quattro miglia in tutto – giace il fondo del mare, coperto da una soffice, profonda melma che vi si è accumulata attraverso eoni su eoni di tempo. Queste grandi profondità dell’Atlantico sono tappezzate di argilla rossa, un deposito di pomice come scagliato fuori dalla terra di volta in volta da vulcani sottomarini. Mescolate con la pietra pomice sono sferule di ferro e nichel che hanno avuto la loro origine in qualche lontano sole e una volta sono precipitate milioni di miglia nello spazio interstellare a perire nell’atmosfera terrestre e trovare la loro tomba nel mare profondo. Lontano, sui lati della grande ciotola dell’Atlantico, i liquidi del fondo sono ispessiti dai resti dello scheletro di minuscole creature marine delle acque superficiali – i gusci di Foraminifera stellata e i resti calcarei di alghe e coralli, la selce, come pure scheletri di Radiolaria e frustole di diatomee. Ma molto tempo prima di raggiungere il letto più profondo degli abissi tali strutture delicate si sono dissolte e diventate un tutt’uno con il mare. Quasi gli unici resti che non sono diventati soluzione prima di raggiungere questi abissi freddi e silenziosi sono le ossa di orecchie di balene e denti di squali. Qui, nella terra rossa, nel buio e nel silenzio, si trova tutto ciò che resta di antiche razze di squali che vissero, forse, prima che ci fossero le balene nel mare; prima che le felci giganti fiorissero sulla terra o si fissasse il peso del carbone. Tutta la carne viva di questi squali è stata restituita al mare milioni di anni prima, da utilizzare più e più volte nella formazione di altre creature, ma qua e là si trova ancora un dente nel liquido della melma rossa, rivestito di un deposito di ferro da un sole lontano “. (Under the Sea Wind, 1941, citato da The Sea, Rachel Carson, un volume omnibus contenente The Sea Around Us,  Under the Sea Wind e The Edge of the Sea, Paladin / HarperCollins, 1991, pag. 358/9).

Quando ci si avvicina al mare si disturba migliaia dei suoi abitanti. Ciascuno sopravvive in una ristretta gamma di ambienti, proprio come noi. Ecco un anfipode di mare profondo, e un pesce civetta tropicale

Riflessioni

Questo tipo di scrittura stimola in me ogni tipo di idea. La prima riguarda il termine “realtà”. Pensiamo di sperimentarla, e la scienza tenta di misurarla: ma solo parte del mondo. Non l’atmosfera, o il nucleo della terra, né, come la Carson ci ricorda, le vaste distese del mare. Ora, dopo la fisica quantistica, possiamo scegliere. La realtà è proprio ciò che osserviamo, limitata dalla nostra capacità di osservazione; o è tutto lì nel senso che possiamo osservarne solo una piccola parte. Le leggi scientifiche diventano, in questa prospettiva, una funzione della mente umana piuttosto che di qualsiasi realtà esterna. Qualcosa di simile a una metafora. Qualcosa di simile alla bibbia, un libro di metafore, in quanto l’ebraico è una lingua molto poetica: penso al passaggio della Genesi “manciata di polvere”. Carson mi ha aperto gli occhi sull’esistenza di molte altre realtà, quelle sperimentate dalle miriadi di forme di vita che ha studiato e sull’arroganza di chi pensa che la specie cui apparteniamo è l’unica che conta (mentre lavoriamo alacremente per distruggerla).

Un’altra idea riguarda il termine “vita”. Gli scienziati dicono che sono esistiti cinque miliardi di specie di vita sulla terra, ma tutte, tranne 10 milioni di esse, sono ora estinte e sono stati in grado di studiarne soltanto circa un milione di questi ultimi dieci. Ogni specie è parte di un ambiente che sfrutta e genera, che favorisce, che permette la sopravvivenza. Carson ha molto da dire su quella che viene definita laconicamente la “catena alimentare”, come una specie preda un’ altra. La vita per la maggior parte delle specie è una costante ricerca di cibo, il che significa sopravvivenza. Nel mare profondo non c’è luce e quindi non esiste vita vegetale, e le altre specie sono l’unica fonte di cibo. Carson vede questo come un processo continuo in cui i materiali di una vita si trasformano in quelli di un’ altra a partire  dalle esplosioni stellari che emettono elementi nello spazio, dalla combinazione di questi elementi per formare strutture complesse sulla terra e dalla loro evoluzione per formare montagne, acqua, esseri, e la vita.

Carson ha un’ immagine chiara dei primi secoli della storia della terra, come i gas si sono raffreddati in una sfera ardente di terra, e l’idrogeno e l’ossigeno si sono condensati causando una secolare tempesta di pioggia che per prima ha riempito i letti oceanici. Ho pensato che la vita sembrava un po’ come le onde e le vibrazioni che chiamiamo luce, che consistono di raggi X e onde radio e altre ancora oltre la nostra percezione così come la luce visibile. E la vita forma anche rapporti simbiotici, poiché le forme si uniscono per aiutarsi a vicenda a sopravvivere. Gli esseri umani ne sono un esempio: la combinazione di cinque sistemi principali respiratorio, digestivo, scheletrico, riproduttivo e nervoso per formare  un tutto. Oltre a ospitare milioni di microbi benefici, il risultato finale è un essere umano, una colonia umana. Questo implica un’anima collettiva?

La vita sulla terra esiste in numeri, lo spazio esiste in distanze, non possiamo immaginare né l’uno né l’altra. Due galassie si scontrano, come la Via Lattea farà con Andromeda; e ad anni luce di distanza esplode una stella supernova

Le stelle

Un altro libro cui penso come parte della poesia della scienza è The Soul of the Night di Chet Raymo (Prentice Hall 1985), che ho letto più di 10 anni fa che mi è piaciuto e che non ho mai dimenticato. Raymo è un fisico che scrive di scienza. The Soul of the Night è sull’astronomia. Raymo è anche un poeta, un poeta lirico che esprime magnificamente in prosa le sue convinzioni. Ha sviluppato una filosofia che chiama Naturalismo religioso, che non capisco completamente. Ma la sua grande prosa non sarà probabilmente mai apprezzata perché Raymo è classificato come un ‘divulgatore’ di argomenti scientifici.

Credi nell’anima? Chet Raymo ci crede, ma per lui non si tratta di sopravvivenza personale dopo la morte. Nel profondo dell’universo, se lo guardiamo con attenzione, è l’anima del suo creatore. Un po’ come il filosofo Olaf Stapledon, Raymo cerca The Star Maker, che è un libro del 1937 di meditazione trascendentale o di un classico della fantascienza, comunque lo si consideri. Per Raymo, guardare senza sentire amore e timore è una perdita di tempo. E’ facile citare dal suo libro. Eccone l’inizio, un brano per me indimenticabile.

“Ieri al Boston Common ho visto un giovane su uno monopattino che si scontrava con una bambina. Il giovane correva lungo la passeggiata e ha colpito la bambina con tutta la sua forza. Ho visto questo da una distanza considerevole. E’ successo senza un suono. E’ successo in un silenzio di tomba. Il grido della bambina terrorizzata mentre sfrecciave per evitare il monopattino e l’urlo della madre della bambina al momento dell’impatto sono stati assorbiti dalla lana grigia del giorno di novembre …

“Tutto questo è successo in perfetto silenzio. Era come se stessi guardando la tragedia attraverso un telescopio. Era come se la tragedia stesse accadendo su un altro pianeta. Ho visto stelle che esplodono nello spazio, colossali distruzioni di pianeti, distanziati da anni luce, incorniciati nel vetro freddo di un telescopio, in un silenzio totale. E ‘stato così …

“Come dobbiamo interpretare il silenzio dell’universo? … Non ci sono voci nel roveto ardente della Galassia. La Via Lattea scorre attraverso le secche scure del cielo d’estate senza un’ increspatura udibile. Le stelle si fanno esplodere in mille pezzi, non sentiamo nulla. Milioni di sistemi solari vengono risucchiati in buchi neri al centro delle galassie, cadono come piume. L’universo si allarga e si gonfia in un Big Bang, una palla di fuoco di Creazione che esplode da una puntura di spillo di energia infinita, il petardo finale; non c’è colonna sonora. La membrana è rotta, una bambina vola in aria, e l’universo è in silenzio …

“Una volta ho visto la Nebulosa del Granchio con un potente telescopio. La nebulosa consiste di detriti in espansione di una stella esplosa, una corona di materia stellare tagliuzzata larga otto anni luce e lontana 5.000 anni luce. Quello che ho visto nel telescopio era poco più di una macchia di luce, più simile a una macchia di polvere sul vetro del telescopio che ai cocci di una stella morente … Mi sono fermato per un quarto d’ora con l’occhio incollato all’oculare del telescopio. Ho sentito una forte sensazione di energia scatenata, di un vecchio edificio che crollava sulle sue fondamenta in un boato di polvere … Ma non c’era nessun suono …

La Nebulosa del Granchio: e la creazione di un sistema solare. Come un caleidoscopio gigante l’universo muta continuamente la sua forma man mano che le sue creature, le galassie, nascono, vivono e muoiono

“Il silenzio fisico dell’universo si sposa con il suo silenzio morale. Una bambina è catapultata in aria ferita e le galassie continuano a vorticare su assi ben oliati. Ma perché dovrei aspettarmi qualcos’altro? … Il numero di galassie può essere infinito. La nostra indignazione è finita. Dividete qualsiasi numero finito per infinito e otterrete zero …

“Quando ero studente mi sono imbattuto in un libro di Max Picard dal titolo The World of Silence… Il silenzio, afferma Picard, è la fonte da cui sorge il linguaggio, e per tacere il linguaggio deve costantemente tornare a essere ricreato … E’ per questo silenzio che mi rivolgo alle stelle, al pesante, incomprensibile girare delle galassie, al rumore metallico della grande campana di Dio nel vuoto. Il silenzio delle stelle è il silenzio della creazione e ri-creazione. E’ il silenzio di ciò che non può essere nominato … e in quella profondità si nascondeva l’anima della notte “. (The World of Silence, Chet Raymo, Prentice Hall 1985, p. 3-8).

Riflessioni

Un’altra idea su cui rifletto è ‘il concetto di “inizio”, come in “in principio”. Come si spiega il cosiddetto Big Bang, l’esplosione, con tutta la materia e l’energia che si espande da un punto infinitesimo, se quelle cartteristiche, e gli strumenti per osservarle e valutarle, non esistevano ancora? Non molto diverso dall’entità che chiamiamo Dio che dice “Sia la luce”. E’ il problema delle prime cause. Torniamo indietro come possiamo, dobbiamo sempre chiedere da dove siano provenute le prime cause. Da dove è venuto dio? Egli (!) è infinito. Che cosa è infinito? Da dove viene l’infinito? Le risposte non sono verosimili.

Non posso arrivare alla Trinità di tre Persone definita dal Consiglio di Nicea nel 325 aC. Una natura, tre persone? Questi non sono termini che usiamo per la gente? Vuoi dire che Dio è una sorta di comitato? Dio somiglia un po’ al Consiglio che ha avuto il coraggio di definirlo. Perché solo tre persone, perché non tre milioni? Era ovviamente un’invenzione di Atanasio, una reazione alle definizioni altrui che non gli piacevano. Da dove viene il Big Bang? Non lo sappiamo, e apparentemente non possiamo saperlo. Mi immagino che il Big Bang provenga da una particella simile a un atomo, ma una che comprendeva delle parti. Forse un’anomala, una su miliardi, ma l’unica con le parti. Come un nucleo e un elettrone. Se c’erano parti, ci deve essere stato movimento delle parti per definirle. Se c’era movimento, deve esserci stato tempo in modo da misurare il movimento. Il movimento può avvenire solo nel tempo. Se c’era una particella, o atomo, ce ne possono essere state altre. Potevano essere stabili, inerti, a differenza di quella che ha creato il Big Bang. Avrebbero potuto dato luogo a un universo inerte, uno senza movimento, tempo, materia ed energia? Che cosa c’era prima di queste particelle? Siamo in territorio ignoto, dove niente ha un senso, e la cosa migliore da fare è tacere e guardare, essere tranquilli e ascoltare.

Più di ogni altro senso l’olfatto definisce il mondo in cui vivono gli esseri umani e altri mammiferi

I sensi

La mia terza scelta di scritto poetico sulla scienza è A Natural History of the Senses di Diane Ackerman (Chapman 1990). Quando l’ho letto la prima volta l’ho visto come una grande opera di immaginazione poetica. E lo era.  Diane Ackerman ha pubblicato molti volumi di poesia, ma in questo libro si è rivolta alla scienza per unire mitologia e letteratura con l’aspetto scientifico dei sensi espresso nella poesia della sua prosa. E’ molto personale, come la poesia dovrebbe essere, ma universale, come un’opera di letteratura dovrebbe essere.

Prendendo i sensi uno per volta la Ackerman ne esplora l’evoluzione e la funzione, con esempi presi dalla scienza, dal mito, dalla storia e dalla letteratura. L’effetto su di me è stato quello di distruggere il mio normale punto di vista, e ho cominciato a immaginare che potevo vedere, odorare, toccare, assaporare e sentire in un modo che mostrava un mondo molto diverso da quello che davo per scontato. Ho imparato a conoscere altri sensi che non avevo mai immaginato. I sensi sono la nostra porta d’ingresso verso ciò che è là fuori, e la nostra idea del mondo è un effetto della gamma, della meccanica e dell’intensità dei nostri sensi. I nostri occhi, per esempio, mostrano un’immagine capovolta di ciò che è nel nostro campo visivo, che viene corretto dal cervello. Chi si aspetta che ogni cosa sia capovolta? Forse la nostra idea di Dio è capovolta. Si tratta di un libro difficile da riassumere, in quanto tutto ciò che dice è affascinante. Ecco alcuni esempi.

“Anche se la maggior parte delle persone giurerebbe di non poter fare una cosa del genere, gli studi dimostrano che sia i bambini che gli adulti, solo odorando, sono in grado di determinare se un capo di abbigliamento è stato indossato da un maschio o una femmina.

“Il nostro senso dell’olfatto può essere straordinariamente preciso, ma è quasi impossibile descrivere come qualcosa odori per qualcuno che non l’ha odorato … L’olfatto è il senso muto, quello senza parole … Noi vediamo solo quando c’è abbastanza luce, assaporiamo solo quando mettiamo qualcosa in bocca, tocchiamo solo quando prendiamo contatto con qualcuno o qualcosa, sentiamo solo suoni che sono abbastanza forti. Ma odoriamo sempre e ad ogni respiro “. (A Natural History dei Sensi, Diane Ackerman, Chapman 1990, pag. 6).

“Le viole odorano di zollette di zucchero bruciate che sono state immerse in limone e velluto, potrei dire facendo quello che facciamo sempre: definire un odore con un altro odore o un altro senso … Ma anche Napoleone e Giuseppina adoravano le viole. Lei spesso indossava un’essenza di violetta profumata, che era il suo marchio di fabbrica … Le viole contengono ionone, che produce un cortocircuito nel nostro senso dell’olfatto. Il fiore continua a trasudare il suo profumo, ma perdiamo la capacità di sentirne l’odore. Aspetta un minuto o due, e il suo odore sarà di nuovo forte “. (op.cit, p. 9).

Gli esseri umani, come i fiori, si rivolgono verso il sole. Siamo più felici e più rilassati al sole (in condizioni moderate), quindi presumibilmente lo sono i girasoli che ogni giorno seguono il corso del sole

“Poiché il cioccolato è un alimento così legato alle emozioni, quello che mangiamo quando siamo tristi, piantati in asso, premestruali o generalmente bisognosi di cure amorevoli, gli scienziati ne hanno studiato la chimica … [Gli psicofarmacologi] hanno proposto una spiegazione del perché la gente malata d’amore si rimpinza di cioccolato … Ipotizzano che il fenomeno potrebbe anche essere legato alla feniletilamina, sostanza chimica cerebrale (PEA) che ci fa sentire montagne russe di passione che associamo con l’innamoramento, l’anfetamina come accelerazione … Quindi è possibile che alcune persone mangino cioccolato perché riproduce il senso di benessere di cui godiamo quando siamo innamorati … Non tutti sono d’accordo con l’ipotesi PEA “. (op-cit, p. 154).   

“Per comodità, e forse in una sorta di insoddisfazione mentale su come profondamente impegnativo sia appena essere vivi, diciamo che ci sono cinque sensi. Eppure sappiamo che ce ne sono di più, se volessimo esplorarli e canonizzarli. Le persone che vanno in cerca d’acqua come i rabdomanti stanno probabilmente rispondendo a un senso elettromagnetico che noi tutti condividiamo in misura maggiore o minore … Siamo fototropici come le piante, amanti  della luce del sole, e questo dovrebbe essere considerato un senso separato dalla acutezza visiva… la nostra esperienza del dolore è molto diversa dagli altri mondi del tatto … Il senso di vibrazione, così altamente sviluppato in ragni, pesci, api e altri animali, necessita di essere ulteriormente studiato negli esseri umani … Siamo sempre consapevoli di un senso di gravità, che ci assiste a trovare il sopra… Quando scienza, filosofi e altri commentatori parlano del mondo reale, stanno parlando di un mito, una finzione conveniente … In uno strano modo, animali uncellulari possono avere un senso più realistico del mondo di animali superiori perché rispondono a ogni stimolo che incontrano. Noi, d’altra parte, ne selezioniamo solo alcuni. Il corpo corregge e sfronda l’esperienza prima di inviarla al cervello per la contemplazione o l’azione. Ciò rende la nostra versione del mondo un po’ semplicistica, visto quanto è complesso il mondo. La ricerca del corpo non è per la verità, è per la sopravvivenza “. (op.cit, p. 302-304).

Riflessioni

«Che cos’è la verità?» Chiese Pilato nel Vangelo di Giovanni. Nel film di Kurosawa Rashomon ci vengono presentate cinque versioni di un evento e ci si invita a riflettere su ciò che è realmente la verità. Ma se Ackerman ha ragione, e abbiamo solo una scelta di dati sensoriali come guida alla sopravvivenza, allora ognuno di noi può avere un’unica percezione: non abbiamo bisogno di sceglierne una che sia quella esatta. Non più discussioni del tipo “Io ho ragione, tu hai torto. Invece abbiamo il compito di comprendere gli altri e interpretare la loro visione con rispetto. Ognuno di noi ha gli stessi meravigliosi meccanismi sensoriali come l’altro, e ognuno di noi ha accumulato un bagaglio di saggezza dall’esperienza della vita. Se questi sono riconosciuti, nelle nostre conclusioni saremo più propensi ad ammettere quando abbiamo torto.

Il crotalo può cogliere infrarossi attraverso sensori vicini agli suoi occhi e cattura anche una preda mimetizzaao rilevando il suo calore. Un’ape può vedere nella gamma ultravioletta. Dr. Klaus Schmitt su

http://photographyoftheinvisibleworld.blogspot.com.au/2008/04/simulated-bee-vision-iv-buttercup.html

Nel frattempo mi domando delle altre creature con cui condividiamo il pianeta, e la percezione che ne hanno. Gli scienziati dicono che la maggior parte degli uccelli e dei rettili sono in grado di, vedere dieci volte più degli esseri umani, il numero di colori, alcuni insetti ed uccelli 1.000 volte di più. A cosa potrebbe somigliare? I mammiferi marini, al contrario, hanno una visione in bianco e nero (nessun colore nelle profondità del mare). Hanno anche altri sensi di cui non siamo a conoscenza come gli statocisti delle Ctenophore, che permettno loro di navigare le correnti che attraversano gli oceani del mondo. Le api vedono la luce ultravioletta; i crotali sono in grado di vedere infrarossi attraverso un canale visivo separato vicino ai loro occhi.

Molte specie, come delfini e focene, hanno il senso della ecolocalizzazione che permette loro di percepire il campo magnetico terrestre. Alcuni uccelli volano dall’Antartide verso l’Artico nella loro stagione riproduttiva, superando tutti i venti del mondo e trovando cibo sul cammino. Cosa li spinge e li guida in questo immenso viaggio? Ovviamente c’è altro da conoscere sul mondo di quanto possiamo con i nostri sensi umani limitati.

Mi ricordo del vecchio re Davide, Salmo 148, che ha ispirato San Francesco d’Assisi:

Lodato sii, mio Signore, con tutte le tue creature,

specialmente il signore Sole, nostro Fratello,

che è la luce del giorno; e Tu ci llumini grazie a lui

….

Dalla maestosità lontana di un nova alla potenza spaventosa di un vulcano, il dolce sciabordio di una marea che disegna una montagna che torna al mare dal continente creato granello su granello di pietra, la dolcezza incredibile di uno stelo di fiore ricurvo rivolto con grazia verso il sole, l’ostinazione di un’anguilla che lotta in un corso d’acqua per deporre le uova, scrittori come i tre che ho stralciati mostrano ai loro lettori le forze più potenti che possiamo conoscere, quelle diella progressione cosmica e geologica, e l’evoluzione, e ci mostrano anche la sorprendente precisione e la dolcezza di cui sono in grado se lasciate indisturbate. Forse questi processi hanno influenzato la prosa degli scrittori che ha ritmi che mi commuovono profondamente, che fluisce e scorre, costruendo un quadro di meraviglia del mondo in cui viviamo.

©2016 Translation copyright Gianna Attardo.

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